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Stupro Catania, la difesa: “Il ‘non voglio’ andrebbe contestualizzato”

Si è svolta questa mattina la prima udienza del Tribunale del riesame per il caso del presunto stupro a Catania, ai danni della ragazza alla pari americana, avvenuto il 15 marzo scorso nei pressi di Piazza Europa. La difesa sostiene l’innocenza degli accusati.

I tre giovanissimi imputati incesurati, Roberto Mirabella, Agatino Valentino Spampinato, Salvatore Castrogiovanni, sono ancora detenuti nel carcere di piazza Lanza, su provvedimento di custodia cautelare. Ma, a seguito del loro ricorso e dell’udienza di oggi, potrebbero “tornare a casa” come auspicato dai familiari.

I legali dei tre accusati, Luigi Zinno, Monica Catalano, Giuseppe Rapisarda, Giovanni Avila e Marialuisa Ferrari, non hanno dubbi sulla linea difensiva. La versione dei ragazzi si basa su una ricostruzione diversa e alternativa a quella della giovane che, a loro avviso, sarebbe stata consenziente e non vittima di stupro.
Le presunte “contraddizioni del racconto della giovane”, esibite davanti al pubblico ministero Andrea Ursino, potrebbero scagionare gli imputati dal reato di violenza sessuale di gruppo aggravata.

“Il processo deve ancora iniziare e siamo in attesa dell’incidente probatorio richiesto dalla Procura. Il racconto della ragazza, però, non coinciderebbe con i dati oggettivi. In particolare, sembra non collimare con gli orari delle telefonate e dei file a disposizione degli inquirenti, né con le testimonianze raccolte all’interno dei locali visitati quella sera. Per tali ragioni, chiediamo l’accertamento delle celle telefoniche“, dichiara l’avvocatessa Monica Catalano in difesa del suo assistito, Agatino Valentino Spampinato.

“Inoltre, i Ris hanno trovato tracce di liquido seminale appartenenti probabilmente allo Spampinato, nel sottoscala dell’androne del palazzo di via Firenze, dove abitava temporanemanete la giovane. Qui avrebbe avuto luogo il secondo rapporto sessuale tra i due, dopo le presunte violenze”, ha continuato.
Secondo la stessa, anche il “non voglio” pronunciato dalla 19enne statunitense “andrebbe contestualizzato e non si riferirebbe al rapporto sessuale”. Così come il video, che “riporterebbe un semplice frammento” di quanto accaduto.

“Devono rimanere in carcere per la gravità del fatto commesso, per la personalità narcisistica manifestata con atteggiamento di compiacenza, evidenziando la propria sottocultura e il pericolo di reiterazione del reato“, secondo il difensore della parte offesa, l’avvocatessa Mirella Viscuso.
Quest’ultima ha depositato una memoria difensiva molto articolata, pur non essendo presente in aula, come previsto dal codice penale.

L’avvocato ha tenuto a precisare che “il video proiettato in aula rappresenta una prova schiacciante dell’avvenuto stupro, nonché del chiaro dissenso della vittima. I ragazzi hanno agito con violenza, afferrandola per i capelli e costringendola a ripetuti rapporti sessuali, nonostante le sue resistenze”.

Inoltre, “i messaggi all’amica, gli audio, il video, le numerose richieste d’aiuto, proverebbero assolutamente la sussistenza del reato”. Invece, il dna del liquido seminale ritrovato nel sottoscala sarebbe “tutto da verificare”.

Il collegio, il cui presidente è Sebastiano Mignemi, dovrà pronunciarsi entro giovedì, data di scadenza dei termini, sul possibile annullamento della custodia cautelare in carcere. Ma, la decisione circa le condizioni di libertà degli imputati potrebbe essere nota anche stasera.

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