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Stronzate dal profondo 

Non c’è dubbio che le stronzate occupano un posto importante nella nostra vita. È possibile che la maggior parte degli enunciati proferiti (o interpretati) nel corso di una giornata sia costituita da stronzate (bullshit). Chi frequenta i social network probabilmente giudicherà giustificato tale pessimismo. Non stupisce quindi che filosofi e psicologi cognitivi trovino interessante parlare di stronzate. Ma che cosa sono esattamente le stronzate? In un celebre saggio filosofico dal titolo “Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio” (1932), il filosofo Rudolf Carnap (1891-1970) ne dà una definizione piuttosto precisa. Carnap era principalmente interessato a un certo tipo di stronzate, vale a dire quelle metafisiche, ma non è difficile applicare la sua definizione a stronzate di altri generi. Per Carnap le stronzate sono fondamentalmente pseudo-proposizioni, cioè cose (segni, fonemi etc.) che hanno tutta l’aria di comunicare qualcosa ma che in effetti non dicono proprio nulla. Le pseudo-proposizioni si dividono poi in due specie: le pseudo-proposizioni sintattiche e le pseudo-proposizioni semantiche. Le prime sono costruite sulla base di violazioni grammaticali, p. es. “sul è tappeto gatto”. Le seconde, invece, pur conservando una struttura grammaticale corretta, usano però termini privi di significato, p. es. “gmor è sul tappeto”. Naturalmente sono possibili casi che esibiscano entrambe le caratteristiche appena descritte, p. es. “sul è tappeto gmor”. Un recente studio empirico mostra che la propensione verso le stronzate è connessa ad alcune variabili significative dal punto di vista cognitivo. Si tratta di uno studio, pubblicato dalla rivista Judgment and Decision Making, Vol. 10, N. 6, 2015, dal titolo “On the reception and detection of pseudo-profound bullshit”. Le stronzate prese in esame sono le stronzate pseudo-profonde (pseudo-profound bullshit), le quali non sono meri nonsensi, ma esibiscono una certa intenzione comunicativa («bullshit, in contrast to mere nonsense, is something that implies but does not contain adequate meaning or truth», p. 549). Si tratta allora, grosso modo, delle credenze che hanno per oggetto le pseudo-proposizioni semantiche di Carnap, o meglio un sottoinsieme di quelle proposizioni. Infatti, affinché una stronzata sia un’autentica stronzata pseudo-profonda è richiesto che essa non sia banale. Cioè, le parole non devono essere disposte casualmente all’interno di una qualunque struttura sintattica, ma è necessario che il loro ordine sia dettato dall’esigenza di trasmettere un significato profondo, così che “gmor è sul tappeto” non conterebbe come un’autentica stronzata pseudo-profonda, mentre “la totalità della merce si colloca sul piano liscio della ideologia del medesimo” è probabilmente un’autentica stronzata. Dallo studio emerge che le persone più ricettive alle stronzate sono quelle meno riflessive, le cui performance in abilità cognitive sono in genere inferiori. Inoltre, la ricettività alle stronzate pseudo-profonde sembra favorita nelle persone più inclini alle confusioni ontologiche (quelle per le quali si crede, ad esempio, che un oggetto spirituale possa avere poteri causali su oggetti materiali, come nella preghiera), alle credenze religiose e paranormali, alle teorie complottistiche e alla medicina complementare o alternativa. D’altra parte la sensibilità alle stronzate pseudo-profonde appare legata a uno stile cognitivo analitico e allo scetticismo sul paranormale. Il nostro parere è che produrre stronzate pseudo-profonde sia in generale più divertente che leggerle o ascoltarle. A questo riguardo, segnaliamo un ottimo manuale per produrre buone stronzate filosofiche: “Come diventare venditori di fuffa filosofica in tre semplici mosse”.

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