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Strage di Mineo, la sentenza d’appello

Era l’11 giugno del 2008 quando all’interno della enorme vasca in alluminio del depuratore trovarono la morte a causa delle micidiali esalazioni tossiche che non lasciarono scampo, sei persone.

Oggi, i giudici della terza sezione della corte d’appello  di Catania hanno emesso il dispositivo di secondo grado : 5 anni per Salvatore Carfì, titolare della ditta e per Salvatore La Cognata, capocantiere; 3 anni e 6 mesi per Marcello zampino, responsabile ufficio tecnico e per l’addetto al depuratore Antonino Catalano; 3 anni per il responsabile dell’ufficio prevenzione Giuseppe Virzì e all’ex assessore lavori pubblici Giuseppe Mirata.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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