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Strage a Thousand Oaks, Los Angeles. La testimonianza di Marco Di Dionisio

Il broker romano vive alle spalle del bar dove è accaduta la strage.

Il romano che a fasi alterne visse a Catania racconta la tensione e le preoccupazioni della tranquilla cittadina dopo la strage.

«Chiedo a mia moglie come facciamo a continuare a vivere in un paese dove avrei paura di lasciare i miei figli in una scuola dove potrebbero facilmente perdere la vita. Non ce la farei».

Il sospetto della strage dopo le elezioni midterm.

 

Marco, innanzitutto come stai?

«”Meno male che abito a Thousand Oaks. Qui, roba del genere non potrebbe mai succedere” è quello che sempre mi sono detto. E invece ti svegli una mattina e senti le notizie e capisci subito che non esiste più un posto sicuro negli Stati Uniti. Sono impaurito».

Tu non abiti lontano da quel posto, che significa che ti svegli, non hai vissuto o sentito nulla?

«È successo alle 23.30 circa, io già dormivo. Mi sono svegliato alle 4 come sempre per studiare la borsa (come sai io investo in borsa) prima che aprisse. Acceso il telefono ho trovato una marea di messaggi di gente che chiedeva notizie dall’Italia e anche da Chicago, New York e San Francisco. Non sapevo di cosa parlassero. Poi ho capito. Una volta entrato nel pub, l’ex marines ha ucciso più gente possibile. Dopo aver ucciso il poliziotto, è entrato in un ufficio e si è suicidato. Quando è entrata la squadra speciale, l’attentatore era già morto. Da quello che so io, quelli che sono riusciti a fuggire l’hanno fatto quando ha smesso di sparare l’attentatore per ricaricare la pistola, sono fuggiti in molti dalla uscita posteriore. So che una volta usciti, c’era fuori gente pronta a portarli in salvo (genitori, amici riusciti a fuggire dal locale, poliziotti), però non ho dettagli al riguardo. Stanno rilasciando dettagli con il contagocce per ora».

Dov’ è accaduta esattamente la strage?

«La città in cui è successa la strage al Bordeline Bar and Grill si chiama Thousand Oaks, una delle 3 città più sicure negli Stati Uniti, statisticamente parlando. La città è situata proprio sul confine tra la contea di Ventura e quella di Los Angeles. Zona montuosa e verde ma anche a soli 10 minuti di macchina dal mare. Il locale dove è successo si chiama il “Borderline Bar and Grill” (nella foto accanto la locandina dell’evento. n.d.r.). È un locale molto conosciuto in zona che fa musica country. Il mercoledì fanno il “College Night” in cui permettono a persone al di sotto dei 21 anni di accedere al locale (di solito, essendo un pub, bisogna avere minimo 21 anni per entrare). Una festa per studenti, siamo davvero impressionati. Io vivo alle spalle di questo locale».

Dunque Thousand Oaks, non è più sicura…

«Il problema qui è il posto dove è accaduto. Io, da cittadino di Thousand Oaks, mentre guardavo le immagini di altre città vittime di atti di questo genere, pensavo sempre: “Meno male che abito a Thousand Oaks. Qui, roba del genere non potrebbe mai succedere».

Che notizie si hanno di chi ha fatto la strage?

«Il terrorista (qui lo chiamo terrorista anche se il 28enne era bianco e americano, di solito danno del terrorista a mediorientali e persona di colore) era di questa zona. Veterano dei Marines con medaglie di guerra per il tempo passato in Afghanistan. Lo hanno abbattuto, ma sono morte 13 persone prima. Impensabile dalle nostre parti».

Dei morti?

«Il forte dolore sta nella perdita del poliziotto che è morto oggi cercando di salvare quella gente. Era un cliente del nostro negozio, un amico. Non ho parole, sono sotto shock. Il dolore mi strappa il cuore in questo momento. E mentre rifletto sull’accaduto di ieri sera, mi trovo questa sera con montagne che bruciano sia poco a nord che a sud della mia casa».

Lo frequenti quel locale?

«Il Borderline Bar and Grill e di fronte a un altro locale dove io e mia moglie andiamo spesso. Le emozioni in questo momento sono molto forti. Ci stiamo chiedendo se vogliamo continuare a vivere in un paese dove succedono cose del genere quasi settimanalmente».

Come state affrontando questa anomalia a Thousand?

«C’è preoccupazione e terrore, nessuno si aspetta che in una delle tre città più sicure d’America accada una strage. Chiedo a mia moglie come facciamo a continuare a vivere in un paese dove avrei paura di lasciare i miei figli in una scuola dove potrebbero facilmente perdere la vita. Non ci riuscirei. Non lo so, sono preoccupato».

Un paese contraddittorio l’America, garanzia della sicurezza ma intanto ogni giorno vi è un folle che spara.

«Non lo so cosa sta succedendo Massimo, posso dirti ci sono state più di 210 sparatorie di massa negli Stati Uniti solo dall’inizio del 2018, che si sono trasformate in stragi, e che negli ultimi tempi diversi sono i bersagli per attacchi definiti  “terroristici domestici”. Scuole molte delle quali asili nido, scuole elementari, medie e superiori. Negozi di parrucchiere, classi di Yoga, ristoranti, basi militari, università, pub, centri commerciali, maratone, discoteche, teatri, sinagoghe, Chiese Cattoliche, Chiese Protestanti. Un momento davvero difficile. Davvero tanto».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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