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Storie di vulcani nell’Islanda di Leonardo Piccione

Lo studioso pugliese pubblicando per Iperborea "Il libro dei vulcani d'Islanda" narra la storia della grande isola nordica

Estensione territoriale enorme con un rapporto di abitanti bassissimo e concentrato principalmente in una sola area, la capitale Reykjavík, e ancora, vulcani, tantissimi. Freddo, ghiaccio. Bellezze naturali, si pensi ai geyser, che altrove non si vedono, né trovano. È questa la descrizione, in poche parole, di ciò che nero su bianco ha partorito lo scorso anno Leonardo Piccione, dal titolo Il libro dei vulcani d’Islanda, (Iperborea, 2019) e col quale apriamo l’anno. Ci è piaciuto fare un parallelo con la nostra terra, anzi con la nostra città: Catania, calda, spesso calda, anche troppo con il vulcano più alto d’Europa, sua maestà l’Etna.

 

Uomini, vulcani e catastrofi

Vulcano islandese in attività magmatica
Vulcano islandese in attività magmatica

Oltre 40 racconti, di uomini e vulcani sono raccolti in questo volume che Leonardo Piccione ha scritto, attraversando le intemperie della storia, dai cedimenti e le crisi del secondo settecento quando le catastrofi si ripeterono fino a far abbassare la popolazione, il tutto causato da tremori sviluppati da eruzioni continue. Non ha fatto mancare nulla l’autore, sempre la presenza dei vulcani  in un aneddoto o in un episodio  incombe piacevolmente. Quasi una guida turistica con narrazione che ripercorrono la nascita di quest’isola che subì diverse dominazioni, proprio come la Sicilia.

 

La leggenda Fischer

Bobby Fischer Center
Bobby Fischer Center

Giusto il ricordo del grande Bobby Fischer e le sue memorabili partire a scacchi negli anni ’70 contro Boris Spassky, che lo spinsero a scegliere l’isola nordica dei vulcani fino all’ultimo dei suoi giorni, avvenuto 11 anni fa, esattamente il 17 gennaio 2008. L’Islanda non è mancata a rendere onore a questo cittadino acquisito, a questo grande e insopportabile campione di scacchi, con la fondazione del Bobby Fischer Center, una casa quasi anonima, che contiene tanta memoria del gotta del gioco più logico di sempre.

 

 

Chi convive coi vulcani ha il fuoco dentro… ma anche dei rischi

Il libro dei vulcani d'Islanda
Il libro dei vulcani d’Islanda

Si evincono ne Il libro dei vulcani d’Islanda, diversi motivi del perché la morfologia dell’isola cambia spesso: il merito (la bellezza si spreca), o la causa (devastazioni naturali si sono ripetute nei secoli) è delle eruzioni che cambiano prospettive ai paesaggi; ma anche per chi nasce, vive o vi si trasferisce questo luogo magico e psicologicamente pericoloso al contempo potrebbe rappresentare un quid incentivante all’insorgere di stati depressivi.

 

 

 

 

 

Godimento dei vulcani

Leonardo Piccione
Leonardo Piccione

Il libro è scorrevole e godibile alla lettura. Non mancano spunti di riflessioni: per culture diverse e vari interrogativi. Su tutti: come vivono in Islanda? E ancora, come vivono quei pochi distanti dalla capitale? Leonardo Piccione, italiano, pugliese nello specifico, ha consegnato un totem libresco per chi sogna o per chi non si è mai interrogato come scivola la vita in una estensione territoriale enorme con poco più di 350.000 abitanti. Eccellente. Non potevamo aprire meglio dando il benvenuto al 2020 dall’isola dell’Etna, vulcano attivo che guarda e comunica coi suoi fratelli nel più profondo nord Europa.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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