fbpx
GiudiziariaNews

Storia di Pierantonio Sandri. Venti anni per avere verità e giustizia

Storie di Sicilia. Storie terribili. Dove il delitto e l’ambiente sociale sono elementi di uno scenario da brividi.
Perdere la vita perché sospettato di avere assitito ad un attentato incendiario: e poi, tanta, tanta omertà. Che, alla fine, viene sconfitta. E arrivano le condanne per gli autori del delitto. Questa, in estrema sintesi, la terribile vicenda di Pierantonio Sandri, giovane di Niscemi, scomparso nel settembre del 1995, a soli 19 anni. Sembrava un “mistero”, un caso senza risposta, malgrado la tenacia della madre, l’insegnante Antonietta Burgio. Che ha lottato una vita per la verità. Appello dopo appello, intervento dopo intervento, parola dopo parola.
Nel 2009, la svolta a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Giuliano Chiavetta, che aveva partecipato al delitto (è stato condannato), ex studente della madre della vittima: lo scheletro di un uomo viene ritrovato nel bosco di Niscemi, nascosto in una buca. E’ di Pierantonio Sandri. Questo è il via di una svolta vera delle indagini. Viene ricostruito il fatto: un delitto terribile, per eliminare un testimone di un attentato. E arrivano le condanne.
Giorni fa, dalla Corte d’Appello di Catania è arrivato un sconto di pena per uno degli assassini, Marcello Campisi: per lui 14 anni e sei mesi di reclusione. Una riduzione della pena a 18 anni e 8 mesi che era stata inflitta dal Gup in primo grado a Campisi e a Vincenzo Pisano, che però non ha appellato la condanna. I giudici d’appello hanno ridimensionato la condanna nei confronti di Campisi, riconoscendogli le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. Già in primo grado Campisi e Pisano avevano confessato di avere ucciso lo studente.
Per il resto, la Corte d’assise d’appello etnea ha confermato i risarcimenti alle parti civili, in particolare per la madre Ninetta Burgio, morta nel 2011.
Si chiude così questo capitolo processuale nato dall’inchiesta che nel marzo del 2013 aveva portato all’arresto – da parte della squadra mobile di Caltanissetta – di Marcello Campisi e Vincenzo Pisano.
E’ stato anche condannato, in altro giudizio, a 16 anni, in appello, Salvatore Cancilleri, il quarto della gang che compì il delitto.
Ninetta Burgio, nel giorno del ritrovamento dei resti, disse: “per 14 anni ho scalato una montagna di dolore. Non sapevo dove fosse mio figlio, che cosa gli avessero fatto, ero circondata dal silenzio della città. Ma ora su quella montagna abbiamo piantato la bandiera della verità”. Accanto a lei, sono stati anche esponenti di associazioni impegnate nel contrasto alle mafie, come Libera (parte civile nel processo contro Campisi e Pisano) e Asaae (Associazione Antiracket e Antiusura Etnea).
Umberto Maggio, coordinatore regionale di Libera, ha dichiarato in occasione del processo di primo grado:
“era importante esserci, esserci durante tutto il processo e soprattutto nell’ultimo passo, quello finale.E’ un modo per restituire dignità, per restituire giustizia ad una storia che correva il rischio di cadere nell’oblìo come tante storie, la storia di un giovane siciliano che insomma avrebbe pagato colpe che non sono le sue. Ci sono tanti Pierantonio Sandri in giro per la nostra terra, Pierantonio Sandri che correva il rischio di essere infangato, una memoria calpestata, siamo qua perché sua mamma, Ninetta Burgio ci ha detto, con la sua testimonianza instancabile, di esserci e di presidiare questi momentie questi diciotto anni ai due assassini materiali di questo omicidio non ci restituiranno Pierantonio questo sicuramente, però testimoniano che la legge è uguale per tutti.Continueremo per come abbiamo fatto a tenere alta la memoria di Pierantonio e la memoria dei tanti Pierantonio che ci sono in giro per questa terra e non solo in Sicilia.”

Mostra di più

Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker