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Stop alle consegne a domicilio domenica e festivi

La Protezione Civile regione ha firmato una circolare che vieta le consegne a domicilio la domenica e nei giorni festivi. 

«Resta confermata la chiusura domenicale e nei giorni festivi di tutti gli esercizi commerciali attualmente autorizzati, fatta eccezione per le farmacie di turno e le edicole compresi i servizi di consegna a domicilio, consentiti solo per i farmaci, i prodotti editoriali e i combustibili per uso domestico e per riscaldamento», si legge nella circolare firmata da Calogero Foti.

«I sindaci, sulla base di esigenze riscontrate localmente -specifica inoltre il documento- possono regolamentare in senso restrittivo l’orario di esercizio delle attività commerciali nelle giornate consentite».

Marano (M5S): “Scelta incomprensibile”

Il delivery ha permesso a molte attività di ridurre la perdita di fatturato. La Sicilia, infatti, si trova al terzo posto in tutta Italia per numero di esercizi commerciali che offrono questo servizio, dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

Per la deputata regione pentastellata Jose Marano si tratta di un divieto incomprensibile che penalizza l’intero comparto che sta cercando di resistere alla attuale crisi economica determinata dalla pandemia.

«È davvero incomprensibile la ratio del provvedimento del governo regionale. Un provvedimento che, vietando la domenica per le consegne di cibo a domicilio, penalizza bar, pasticcerie, pizzerie e paninerie che cercano di lavorare. Attività che hanno compiuto tanti sforzi per adeguarsi e restare sul mercato. La Sicilia, tra l’altro, è la prima Regione del Mezzogiorno per le attività d’asporto, quasi 4500. Così il governo Musumeci penalizza 4500 imprenditori e tanti nuovi lavoratori che hanno trovato impiego nel trasporto di cibo a domicilio».

«Già risultava poco comprensibile la scelta di vietare il trasporto del cibo a domicilio per Pasqua e Pasquetta. Questo ennesimo provvedimento non trova alcuna giustificazione. Perché il resto della settimana è consentito e soltanto la domenica no? Non si capisce la ratio e invitiamo il presidente a rivedere la sua scelta. Non possiamo mortificare un intero settore che con fatica si è adeguato a stretto giro», ha concluso la deputata.

E.G.

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Redazione

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