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Stancanelli: “Avevamo avviato il risanamento, con Bianco aumenta il debito”

Catania – I disastrosi conti del comune di Catania sono al centro del “ring politico”: nel giro di pochi giorni è arrivata una conferenza stampa dell’amministrazione comunale e la “replica” della vecchia, con in testa l’ex sindaco Raffaele Stancanelli.

Catania “affoga” in un mare di debiti, oltre un miliardo di euro, e si cercano responsabilità di una situazione drammatica. Secondo gli attuali “inquilini” di Palazzo degli Elefanti le colpe starebbero anche e soprattutto nell’operato del passato. Un’ accusa che ha provocato la reazione dei vecchi amministratori. Così il 1 giugno Raffaele Stancanelli, l’ex assessore al bilancio Roberto Bonaccorsi e il consigliere comunale Manlio Messina (una delle poche voci di opposizione da tre anni a questa parte) hanno indetto un incontro con la stampa. E hanno rivolto agli attuali amministratori una serie di addebiti e e di critiche. A fare sobbalzare Stancanelli è stata la frase, pronunciata durante la conferenza stampa “Operazione Verità” di Bianco e dell’assessore al bilancio Giuseppe Girlando, secondo la quale loro avevano ereditato “una vettura senza benzina, con le ruote a terra e col motore quasi fuso”.

Stancanelli ha ribattuto: “noi la macchina l’abbiamo consegnata con le ruote, abbiamo rifatto il motore e l’abbiamo anche lasciata con la benzina”. Per aggiungere: “la verità è che per guidare una macchina non ci vuole solo la benzina, ma ci vuole anche il conducente. Un conducente serio che si occupi della macchina, non che esibisca la macchina“. E giù con i dati a smentire “Bianco&company”:

“amministrare significa fare il bene della città: dei 61 milioni di debiti fuori bilancio che abbiamo inserito nel piano, 21 milioni erano stati creati durante l’amministrazione della primavera di Bianco, ma io non ho fatto conferenze stampa additando e dando colpe. Mi sono preso le mie responsabilità di amministratore erano ormai debiti del Comune e noi dovevamo farci carico di dare risposte politiche”.

La nuova giunta si vanta di avere ridotto il debito di quasi 133 milioni di euro. “128 milioni di questi 133 sbandierati da Bianco – ha detto Stancanelli – non sono altro che i mutui pagati nei tre anni. Non volevano pagare neanche i mutui? E vi dico di più: fattivamente non sono stati neanche pagati, perché i fondi vengono trattenuti mensilmente direttamente dalla tesoreria. Si chiamano fondi vincolati e vengono trasferiti direttamente ai creditori”.

E non è finita: “per cui anche a dare ragione alle slide fornite da Girlando non hanno ridotto di un euro il debito della città. Anzi. Lo hanno incrementato“.

Al centro della conferenza stampa è stato, in particolare, il piano di rientro elaborato dall’amministrazione Stancanelli.

“Un piano – ha ricordato l’ex sindaco– che Bianco avrebbe potuto cambiare, la legge glielo consentiva, ma non lo ha fatto. Lo adottato come proprio, se ne è preso i meriti, si è dichiarato contento e soddisfatto perché aveva vinto la città, ha usufruito delle premialità stanziate dalla Regione per i comuni che erano stati in grado di dotarsene entro i tempi stabiliti per legge. L’amministrazione Bianco ha ricevuto nel mese di novembre 2013, 71 milioni euro senza interessi. Adesso quel piano lo disconosce e la colpa è nostra che lo abbiamo redatto”.

Sul piano di rientro si è, non a caso, soffermato l’ex assessore Bonaccorsi:

“Il piano di riequilibrio che abbiamo redatto e che il Ministero ci ha approvato – ha detto l’ex assssore- ha fatto scuola, è stato utilizzato come base anche da altri comuni siciliani che lo hanno visto a loro volta approvato con successo.

Il Ministero si è complimentato con noi perché avevamo inserito un piano di dismissione delle partecipate che avrebbe dato liquidità al Comune. Non doveva servire per sanarne i conti. Che fine ha fatto dopo tre anni questo piano di dismissione?“.

Ha aggiunto Bonaccorsi: “un mese dopo l’insediamento dell’amministrazione Bianco, nel luglio 2013, il documento è stato verificato dal direttore scientifico dell’Ifel e dall’esperto al bilancio dell’assessorato della regione Sicilia. Il 9 agosto 2013 è poi stata approvata una norma che consentiva alle nuove amministrazioni, come quella di Enzo Bianco, di rimodulare entro 60 giorni il piano di riequilibrio, ma nessuno si è mosso, evidentemente  perché i tecnici dell’Ifel avevano correttamente valutato quel documento sul quale la giunta Bianco non ha effettuato alcuna modifica, pur potendolo fare. Non hanno usufruito di una facoltà che la legge gli ha dato perché evidentemente il piano gli andava bene, E ora quel piano è un problema nostro?“. Per poi aggiungere:

“la stessa Corte  oggi ha chiesto perché non sia stato attuato e messo in campo quel piano di riequlibrio, ma non l’ha considerato non idoneo. Si parla quindi chiaramente di inadempimento dell’amministrazione Bianco. Si riscontra anche una difficoltà di comunicazione tra Corte e macchina comunale, ci sono documenti che non sono stati consegnati che non sono arrivati.”

Ha evidenziato,fra l’altro, Bonaccorsi che “il muro contro muro non serve alla città e il livello di un dibattito complesso non si può ridurre ad una slide.”

E in riferimento all’appello all’unità fatto da Bianco, è arrivata l’ennesima “stoccata” dell’ex primo cittadino: “prima di chiedere collaborazione, Bianco mettiti d’accordo con te stesso. Se si chiede aiuto non si può poi criminalizzare chi esprime la propria opinione o mettere all’indice chi ha collaborato con chi è venuto prima”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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