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Sparatoria al Tribunale di Milano, Marisa Scavo: “Momento veramente inquietante”

“É un momento veramente inquietante perchè i magistrati siamo additati come i responsabili delle sciagure dei privati, sia familiari che economiche” È questa la dichiarazione “a caldo” del Procuratore aggiunto di Catania Marisa Scavo mentre poche centinaia di cittadini, avvocati e magistrati sfilavano in silenzio davanti al Tribunale. La strage di Milano ha scosso in tanti in Italia, ma, visti i numeri, forse non in misura sufficiente per mobilitare le folle che avrebbero dovuto in maniera più massiccia dimostrare ieri un segno di sdegno e di protesta. Le toghe catanesi comunque hanno risposto in massa all’appello lanciato dall’Anm e dall’Ordine Forense per “ribadire l’importanza dell’esercizio della giurisdizione e la necessità di maggiori controlli di sicurezza all’interno del tribunale” Circa trecento tra avvocati e magistrati, hanno partecipato alla fiaccolata in Piazza Verga, presenti Maurizio Magnano di San Lio del Consiglio dell’ordine degli avvocati e Daniela Monaco Crea della Giunta Distrettuale di Catania dell’Anm per commemorare le vittime della strage al Tribunale di Milano: il giudice Ferdinando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e Giorgio Erba, uccisi da Claudio Giardiello, 57 anni, immobiliarista a processo per bancarotta.

11149305_10203253637496396_9191271925218513258_nUna folla silenziosa ha illuminato con le fiaccole l’ingresso del Tribunale; ha prima ascoltato il discorso della presidente Monaco Crea e successivamente quello del presidente Magnano di San Lio, poi il corteo si è spostato lentamente facendo il giro completo del Palazzo di Giustizia.

«La Magistratura e l’Avvocatura del distretto di Corte di Appello di Catania esigono che siano assicurati livelli di sicurezza adeguati alla importanza sociale della giurisdizione che viene esercitata nei suoi uffici – commenta la presidente della Giunta ANM Catania, Monaco Crea – requisiti di sicurezza troppo spesso trascurati da chi ha il dovere di predisporli e mantenerli, ma parimenti dimenticati da chi ha il diritto/dovere di chiederne il rispetto. L’errore che non dobbiamo commettere è di ridurre e ridimensionare quanto accaduto al gesto isolato di un folle. Dobbiamo uscire dall’isolamento che abbiamo in parte anche determinato, ascoltando gli altri per renderci meglio conto di come dobbiamo proporci e di quello che dobbiamo cercare di fare per recuperare per intero quella fiducia nella giustizia, quella stima e considerazione sociale che sino ad alcuni decenni fa erano così ampie, diffuse ed indiscusse».
Troppa tensione e rabbia, occorre richiamare tutti al rispetto della giustizia.

«Abbiamo raccolto di buon grado come Consiglio dell’Ordine l’invito dell’Anm» sottolinea Magnano di San Lio. «Ci è sembrato giusto organizzare questa manifestazione tesa innanzitutto a porgere solidarietà ai familiari delle vittime e per fare delle riflessioni: troppo semplicistico dire che i sistemi di sicurezza non hanno funzionato e troppo facile scaricare queste responsabilità. Nella realtà si sono realizzati degli investimenti che hanno portato alla caduta della soglia di sicurezza intesa sia come struttura sia come personale; individuare responsabilità in persone che svolgono il proprio lavoro mi sembra davvero superficiale. Non è possibile recarsi in Tribunale, il luogo in cui viene celebrata la giustizia e la sicurezza, per lavorare e si trovi la morte in questo modo così violento».

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