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Sla, la denuncia sulle cure sperimentali della signora Rabuazzo alle Iene

Il mondo delle cure sperimentali circa la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è ancora un terreno inesplorato e non accessibile a chiunque. Arriva così l’appello disperato della signora Francesca Rabuazzo, malata da ben 18 anni, che chiede alla nota trasmissione televisiva le Iene chiarezza sul caso in una lettera aperta anche sul proprio profilo Facebook. Tra le righe della denuncia figurano anche importanti nomi come quello della ministra Grillo e del prof. Melazzini.

La lettera

«Salve, sono la signora Francesca Rabuazzo di Catania ho 62 anni e da 18 sono malata di Sclerosi laterale amiotrofica. Vi scrivo a nome di tutti i malati di SLA, l’argomento è molto importante e delicato, per tanto, qualora non accettiate di aiutarci lo comprenderemo. Tutto ha inizio quando la Lorenzin, con la scusa di STAMINA, vietò le cure compassionevoli, non perché avesse paura di altri imbrogli ma perché temeva che qualcuno potesse guarire grazie a queste cure. Eppure un malato ha avuto il permesso di provare una cura sperimentale da lui attuata :sto parlando del prof. Melazzini. La cura fatta da Melazzini ha dato ottimi risultati e questo lo possiamo constatare tutti, dal momento che ogni volta che appare in TV, sta sempre meglio :vedere un malato di SLA che prima non riusciva a muoversi, portava il collare per la testa, mangiava con il sondino e la notte dovevano attaccarlo ad una macchina per respirare, beh vederlo ora, senza collare, parla chiaramente, gesticola muovendo braccia e mani e poi vederlo ACCAVALLARE le gambe….!!!!!!!! Melazzini alla nostra richiesta di voler sapere che cura stesse facendo è sempre stato molto evasivo, poi ci disse che in tutti i centri per la SLA, avremmo trovato il protocollo di questa sua cura. Peccato che ogni volta che qualcuno va a richiederla è preso per pazzo……, come mai nessuno ne vuole parlare?????».

«Poi c’è il prof. Vescovi che circa 10 anni fa, incominciò la cura sperimentale con le cellule staminali embrionali, prese da feti morti per cause naturali. Ora è giunto alla seconda fase ma dice che ci sono macchinari molto costosi e per continuare ha bisogno di altri soldi ;ma come mai, in Francia, sono arrivati alla terza fase della stessa cura????? Purtroppo i nostri dubbi non si fermano qui. Da quando ho il comunicatore oculare, navigando su internet, ho potuto scoprire tante cose che prima non sapevo e quale sorte mi potrebbe aspettare».

«Leggendo di quà e di là, ho visto che c’erano cure che, secondo la mia ignoranza sarebbero state utili, così chiesi ad un’amica se poteva mettermi in contatto con il Ministro Giulia Grillo, poiché è dello stesso partito. Le fu facile mettermi in contatto con la Grillo e tramite i suoi segretari personali:il dott. Patacchia e il dott. Panico, le feci sapere che ero disposta a fare da cavia su una cura che ero certa avrebbe funzionato. Sicuramente mi avranno presa per pazza e così è finito il mio contatto con il ministero della Salute. Ma a metà marzo, su Facebook, ho letto un link che parlava di una cura ancora in via di sperimentazione al Centro di Ricerca, Dino Ferrari. E sapete di cosa si trattava???? Esattamente della cura che avevo proposto io alla Grillo. Così mandai una email al segretario della ministra, facendogli sapere che la sottoscritta non è poi tanto pazza, dal momento che uno scienziato era arrivato alla stessa conclusione. In poche parole, il prof. Silani aveva unito due trattamenti in una sola cura :le iPSCs e le RNS60. Le iPSCs sono cellule staminali simili a quelle embrionali estrapolate dal nostro stesso sangue, possono essere modificate a secondo la malattia e il soggetto e riprodotte in vitreo in quantità illimitata. Poi ci sono le RNS60 che consistono in molecole di ossigeno, dette anche nano-bolle ; esse fungerebbero da antinfiammatori e antiossidanti, con le loro proprietà avrebbero il compito di curare le cellule malate, proteggere quelle nuove, depurare il sangue e fare arrivare più ossigeno al cervello».

«Nel contempo cercai di mettermi in contatto con il Centro di Ricerca Dino Ferrari e dopo tantissimo tempo ricevetti la risposta dalla segreteria del prof. Silani che si scusò per il tempo di attesa. Mi chiese a quale cura mi riferissi e da quando le ho detto di quale si trattava, non ho sentito più neanche lei. Qualche settimana dopo, uscì la notizia che in 18 centri per la SLA, stavano reclutando malati di SLA per la cura con le RNS60, cura sperimentale che era stata attuata al Mario Negri di Milano. La cosa mi sembrò strana e andai a vedere su internet di cosa si trattava. Ebbene i due centri di ricerca si erano divisi i compiti :il Dino Ferrari avrebbe fatto quella con le iPSCs e il Mario Negri quella con le RNS60. Quelle due cure, divise, non saranno mai capaci di debellare malattie così terribili perché l’una è complementare dell’altra ma è evidente che non hanno nessuna intenzione di farci guarire, altrimenti non si spiega tutta questa retrosia nei confronti di due elementi che non hanno né controindicazioni e né effetti collaterali. Non c’è alcun pericolo e tutti potrebbero farla, anziché dividerci in malati di serie A e malati di serie B!!!!!».

«La Grillo quando fu eletta ministro della Salute, in una conferenza stampa, disse che era finito il tempo in cui politici e case farmaceutiche facevano il bello e il cattivo tempo. Non solo non è cambiato niente ma, addirittura, sono peggiorate. Tutti si stanno dando un gran da fare per l’eutanasia ma nessuno fa niente per ripristinare l’accesso alle cure compassionevoli, molti malati sono lasciati soli, senza aiuto alcuno (come la ragazza di 30 anni malata di SMA, Claudia Bova). Siamo stanchi di sentirci dire che non ci sono cure, quando sanno benissimo che la cura c’è, non è costosa, è fattibile a tutti ed è attuabile in qualsiasi ospedale. Non credo che chiediamo troppo, c’è la legge 27 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE dei DIRITTI dell’UOMO, fatta nel 1948 che ci dà ragione, c’è il TRIBUNALE INTERNAZIONALE dei DIRITTI del MALATO che ci dà ragione, persino la nostra COSTITUZIONE, dice a chiare lettere, quali sono i nostri diritti. Ma è evidente che qualcosa non quadra, troppi sono coloro che prima affermano di essere vicini alla cura e la poi rinnegano quello che avevano detto, troppi silenzi alle nostre domande e troppi sotterfugi da parte di medici e istituzioni».

«È ovvio -conclude la lettera- che se si trovasse la cura per debellare queste malattie neurodegenerative, sarebbero in molti a perdere cospicui guadagni, incominciando dalle case farmaceutiche, politici corrotti, ricercatori scientifici sempre in cerca di soldi, di onlus che anziché spendere i soldi per la ricerca li spendono per tutt’altre cose. E poi ci sono le fabbriche e i punti vendita di ausili per disabili e per ultimo ma non meno importanti : le multinazionali che hanno investito parecchio su tutto questo marciume».

 

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Redazione

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