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A sinistra inizia la guerra tra bande per le poltrone

Solo l’altro ieri, ad Enna, si è tenuta la riunione tra i bersaniani di Mdp e il gruppo dei navarriani per sciogliere definitivamente il nodo della candidatura a presidente della regione: Fava o Navarra? Dall’incontro era scaturito un documento unitario che sembrava mettere pace tra le diverse anime e che conteneva una formula politica che, apparentemente, avrebbe dovuto togliere le castagne dal fuoco sia a Mdp che, soprattutto, a rifondazione comunista, principale sponsor della candidatura dell’editore ottavio Navarra: per decidere il candidato si sarebbe consultata la base.

Ma da ieri pomeriggio, i toni concilianti dell’incontro di Enna si sono improvvisamente inaspriti. Dalle bacheche Facebook dei navarriani è partita, simultaneamente, una pesante offensiva, che è scaduta a tratti anche nel personale. Perché? cosa è successo nel frattempo? Quali discussioni si muovono dietro le quinte? Proviamo a ricostruire.

Nel pomeriggio di ieri, i massimi vertici di rifondazione comunista, Mimmo Cosentino in testa, lanciano i primi affondi: “Per il Prc resta dirimente il percorso democratico e partecipato nella scelta del candidato a Presidente della regione.Noarroganza. No lista camuffata di centrosinistra.” Ma stamattina è stato Saverio Cipriano, funzionario della provincia di Palermo, colui che assieme a Cosentino (e allo stesso Navarra) avevano deciso la candidatura di Navarra, a lanciare il messaggio più chiaro: “Vi spiego perché non voterò Claudio Fava. 1) Io sono per costruire una sinistra antiliberista, lui è per ricostruire il centrosinistra, 2) Io vivo e lotto in Sicilia, lui No. 3) Io sono per i processi partecipati e condivisi, lui è imposto dall’alto. 4) lui è narciso e arrogante, io i narcisi e soprattutto gli arroganti non li sopporto. 5) Lui è espressione di una classe dirigente che ha distrutto la sinistra, io quella classe dirigente la voglio a casa. Infine io 5 anni fa ho voluto credere in lui mettendomi anche in gioco, ma lui non sapeva che per candidarsi in Sicilia ci voleva la residenza, ci ha mollati tutti e si è fatto eleggere in Lombardia, non mettendo per 5 anni più piede in questa terra….per questi motivi e per altri ancora, io non so ancora se voterò, o chi voterò, ma sicuramente non voterò Claudio Fava!”. Toni bellici che puntano a picconare la figura di Fava anche sul piano personale.” Come era prevedibile, dunque, i navarriani non sono disposti ad alcun compromesso: o come diciamo noi o niente.

Secondo i bene informati la candidatura di Fava sarebbe cosa certa (e a dirlo forse sarà oggi stesso lo stesso Navarra) e i navarriani, vedendo crollare un disegno egemonico che guardava al di là delle elezioni regionali, smettono di giocare e portano via il pallone. Da notare due cose dice qualcuno: la prima è che i navarriani accusano gli altri delle cose che loro stessi hanno messo in pratica, tipo calare la candidatura di Fava dall’alto (“perché quella di Navarra non è calata dall’alto? Navarra è autocandidato” va dicendo Riccardo Orioles in questi giorni); e la seconda è che non stanno litigando sui programmi, sulle idee, ammesso che ci siano, ma sulle candidature e sulle poltrone. Adesso la domanda è: Si va verso la presentazione di due liste?

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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