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Cronache

Sacra Sindone: la datazione non è attendibile

La datazione della Sacra Sindone è da rifare: è quanto affermano  statistici, storici, fisici e matematici nell’articolo pubblicato recentemente dalla rivista Archaeometry (2019) “Radiocarbon dating of the Turin Shroud: new evidence from raw data”. Presentato l’articolo nel corso di un convegno tenutosi nell’aula magna dell’Università di Catania. Infatti, le misurazioni effettuate alla fine degli anni ’80 con il radiocarbonio e pubblicate dalla prestigiosa rivista Nature si sono rivelate non attendibili.

«Non ci sono prove conclusive che la Sindone sia medievale – ha ribadito il professor Benedetto Torrisi, associato di Statistica economica nell’Ateneo -. Molti ricercatori, negli ultimi trent’anni, avevano richiesto, invano, la pubblicazione dei dati grezzi dei tre laboratori che effettuarono le analisi nel 1988. Finalmente, nel 2017, il dottor Tristan Casabianca, ricercatore di Storia della Sindone all’Università di Aix-Marseille è riuscito ad ottenere i dati grezzi dal British Museum. Così è nata  la ricerca interdisciplinare che ha evidenziato la non attendibilità di quella datazione».

La problematica della datazione della Sindone

«Parecchi contributi scientifici, negli anni successivi hanno evidenziato le inefficienze della datazione. Ma non solo: anche la ricostruzione degli eventi che hanno portato alla datazione radiocarbonica della Sindone nel 1988 e le polemiche successive. Fughe di notizie e mancato rispetto dei protocolli previsti gettano forti ombre sulla validità del risultato. I laboratori produssero infatti risultati differenti, non riconducibili allo stesso fenomeno.  Nella pubblicazione venne omessa la presenza di importante materiale eterogeneo non menzionato nell’articolo su Nature, quale antico cotone o fili blu e rossi», dichiara Elena Marinelli studiosa della Sindone.

Le procedure sono ben lontane dalla perfezione, secondo gli studiosi riuniti nella città etnea.

«Questi risultati forniscono la prova definitiva che il lino della Sindone di Torino è medioevale», scrissero gli autori dell’articolo su Nature nel febbraio 1989. Ciò  per il prof. Paolo Di Lazzaro, dirigente di ricerca dell’Enea (Frascati) e vice direttore del Centro Internazionale Studi di Sindonologia di Torino è alquanto “inusuale”.

«Tutti i risultati e le evidenze sperimentali sono ottenuti al meglio delle nostre conoscenze. Sono accettati ‘fino a prova contraria’ – ha sottolineato -. Nei secoli, la Scienza è progredita mettendo in discussione i risultati acquisiti in precedenza. Oggi pertanto abbiamo una maggiore consapevolezza di quanto sia difficile ottenere una relazione accurata tra il conteggio degli isotopi C-14 e l’età di campioni tessili. La causa è la grande permeabilità dei tessuti ad inquinanti che si legano chimicamente alla cellulosa del tessuto divenendone parte integrante».

I dubbi sulla campionatura

L’analisi statistica dei dati grezzi venne eseguita dal gruppo di lavoro coordinato dal prof. Torrisi con il Data analyst Giuseppe Pernagallo. Tutto ciò conferma in modo inequivocabile la disomogeneità dei conteggi di C-14 usati per la datazione. La causa sarebbe un contaminante non rimosso dalle operazioni di pulizia preliminari, un problema difficile da risolvere nella radio-datazione dei tessuti. Se da un lato una storica come la Marinelli sottolinea i dubbi sulla campionatura, lo stesso Torrisi e Pernagallo confermano che le forti disomogeneità tra i tre laboratori. Sono campanelli d’allarme che attestano la non rappresentatività statistica dei tratti di tessuto utilizzato nella campionatura.

I test statistici condotti già nel 2012 nell’ambito di una ricerca del prof. Marco Riani, ordinario di Statistica metodologica presso l’Università di Parma e direttore del Centro interdipartimentale di Statistica robusta rivelavano che le datazioni fornite dai tre diversi laboratori erano con variabilità omogenea, ma significativamente diverse.

«Questa eterogeneità nelle datazioni che sono state pubblicate – ha detto Riani – implica che le dodici stime dell’età della Sindone non possono essere combinate insieme in un’unica misura tramite una media.  Anche per via della presenza di un ‘trend spaziale’, legato al punto esatto in cui i pezzetti di tessuto dei vari campioni analizzati dai diversi laboratori sono stati tagliati».

Numerose sono poi le teorie proposte e altrettanti i tentativi sperimentali di riprodurre un’immagine simile a quella sindonica. Ad affermato Bruno Barberis, associato di Fisica Matematica presso il dipartimento di Matematica dell’Università degli studi di Torino e già Direttore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino.

«Qualcuno – ha ricordato Barberis – ha supposto che la causa dell’impronta siano le reazioni chimiche tra vapori cadaverici ammoniacali e sostanze presenti sul lenzuolo. Altri hanno ipotizzato che un artista abbia realizzato l’impronta con tecniche pittoriche di vario genere. Altri ancora hanno pensato che le radiazioni di diverso tipo provenienti dal corpo o da sorgenti esterne ad esso abbiamo potuto generare l’impronta ».

Le conclusioni

«Le principali caratteristiche chimico-fisiche dell’immagine sindonica sono ormai sufficientemente note. In occasione delle ricerche del 1973 furono effettuati vari esami. Il fine era accertare l’assoluta mancanza sul lenzuolo di pigmenti e coloranti. Ma anche dimostrare che l’immagine corporea, assente peraltro sul retro della Sindone, è dovuta ad un’ossidazione-disidratazione della cellulosa delle fibre superficiali del tessuto. Ad oggi – ha concluso Barberis -, il processo che ha causato la formazione dell’immagine rimane ancora non noto. Quest’ultimo necessita di ulteriori studi sia teorici sia sperimentali. Quindi l’immagine sindonica è considerata un’immagine sostanzialmente irriproducibile».

«È evidente – ha concluso il prof. Torrisi –che permangono delle ombre sulla datazione radiocarbonica del 1988. Lo schema campionario non fornisce una rappresentatività statistica del telo, anche per via del ‘trend spaziale’ che determina eterogeneità tra le misure restituite ai vari laboratori. E ciò viene confermato da numerosi test parametrici e non parametrici riferiti sia ai dati grezzi che a quelli ufficiali».

Una speranza in una campagna studi diretta

“Per tutte queste ragioni sarebbe auspicabile una nuova campagna di studi diretti sul telo. Dovrebbe avere lo scopo di raccogliere il maggior numero di dati in modo da costituire una mappa completa delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dell’intera Sindone. In modo tale che gli studiosi possano lavorare e confrontarsi su dati certi ed attendibili, per giungere a una nuova datazione del Telo di Torino. Questo porterebbe a non sacrificare altri lembi di tessuto di quella che viene considerata la più preziosa tra le reliquie», concludono gli studiosi.

E.G.

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Redazione

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