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Sindaci ribelli contro il Decreto Sicurezza. Ma Salvini non molla

Il Decreto Sicurezza, diventato legge dopo l’approvazione da parte della Camera e del Senato, verte su tematiche decisamente importanti rivolte, per l’appunto, alla sicurezza del cittadino. Tra le aree di competenza troviamo: lotta alla mafia e al terrorismo, sicurezza urbana e immigrazione.

Ma sembrerebbe che tale decreto non incontri il consenso pieno da parte dei sindaci.

La ribellione

Il primo a “ribellarsi” è stato Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, il quale ha definito il decreto  “disumano”. Pertanto, è stato deciso che non verrà assolutamente applicato l’articolo 4. Tale punto stabilisce il divieto di iscrizione all’anagrafe cittadina per i titolari di permesso di soggiorno per richiesta d’asilo.

Applicato questo articolo, nessun straniero regolare potrebbe inoltrare richiesta per la carta d’identità. In tali condizioni si potrebbe comunque accedere ai servizi pubblici e privati. Ma sicuramente, ogni iter diventerebbe più lento e difficoltoso.

I sindaci che appoggiano la causa.

Molti sono i sindaci che appoggiano la scelta di Leoluca Orlando: tra questi Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Dario Nardella, sindaco di Firenze, Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, e Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.

Sull’argomento si è espresso anche Salvo Pogliese, sindaco di Catania, attraverso una nota.

«Il Decreto Sicurezza che tanti sindaci hanno auspicato, non sia utilizzato come strumento di lotta politica o peggio ancora di propaganda. Siamo fermamente convinti, infatti, che il nostro Paese necessiti di istituzioni che applichino le norme che hanno superato la doppia lettura parlamentare. Il sindaco Orlando e quello di Napoli De Magistris, sanno benissimo, infatti, che l’ordinamento giuridico prevede sedi competenti a verificare e giudicare la costituzionalità o meno delle leggi.Tale azione che non può essere affidata a letture estemporanee fatte apposta per sollecitare la propria parte politica».

Cosa accadrà ai sindaci che sospenderanno le misure del Decreto Sicurezza?

I sindaci “ribelli” potrebbero rischiare una denuncia per abuso d’ufficio. Successivamente il giudice del procedimento potrebbe ricorrere alla Corte Costituzionale. In questo caso, quest’ultimo dovrebbe giudicare la costituzionalità del decreto sicurezza.

«Non arretro, non c’è motivo di arretrare. Io ho assunto una posizione che non è né di protesta, né di disubbidienza, né di obiezione di coscienza. Il provvedimento potrà essere sottoposto all’esame di una autorità giudiziaria e, attraverso questa, della Corte Costituzionale. Cosa che io farò», annuncia così Orlando.

Non tenera, invece, la risposta del firmatario del Decreto Sicurezza Matteo Salvini.

«Se c’è qualche sindaco che non è d’accordo si dimetta: dimettiti Orlando! Vai a fare il sindaco in uno dei Paesi da cui arrivano i finti profughi e anche tu De Magistris con tutti i problemi e i casini che ci sono a Napoli vuoi attaccare il decreto sicurezza? Dimettetevi!», dichiara il Ministro dell’Interno.

E.G.

 

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Redazione

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