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Simone Schinocca mette in scena le sue DONNE

Sempre più negli ultimi anni ci si chiede come trovare delle formule per avvicinare i giovani al teatro, nel frattempo questi giovani sono diventati adulti ma la domanda resta sempre la stessa.

Donne, novità proposta nella stagione di Palco Off in scena dal 9 al 12 febbraio al Teatro del Canovaccio, potrebbe essere una risposta sensata.

Bisogna riconoscere alla rassegna di Palco Off molti meriti, primi tra tutti quello di essere fucina di giovani talenti e di portare a Catania espressioni teatrali nazionali e provenienti da diverse formazioni teatrali e artistiche. Non trascurabile la volontà di dare al pubblico catanese più sensibile al teatro contemporaneo sempre nuovi stimoli. Restano indelebili nella memoria recente le proposte come Virginedda Addurata splendidamente interpretato da Egle Doria e Francesca Vitale o Il Misantropo con un sempre attento Silvio Laviano. Donne si inserisce in un contesto molto attento alle tematiche sociali.

Il testo è un lungo monologo a due voci, la storia dell’emancipazione femminile italiana dal 1901 quasi fino ai giorni nostri. Raccontando la condizione della donna in generale passando per alcuni eventi che, spesso attraverso lo scandalo, hanno cambiato consapevolmente e non la storia legislativa e sociale del Paese. Diritti acquisiti e diritti conquistati alla ricerca di quella parità sessuale che forse, di fatto, ancora non si è raggiunta.

Scritto da Simone Schinocca, che ne cura anche la regia, nel 2008 come spettacolo conclusivo di un evento internazionale dedicato alla democrazia, ha in se tutte le caratteristiche per essere inserito in quel contesto come una sorta di riassunto dell’emancipazione sociale nell’ultimo secolo. È inevitabile, quindi, che negli ultimi nove anni ha subito variazioni ed evoluzioni per essere reso sempre più attinente alla realtà in un Paese che è di per se stesso in evoluzione. C’è da chiedersi se un testo, perfetto in un contesto specifico, abbia senso tra due lustri e sarebbe curioso scoprirlo.

Ottima la regia, la quale sapientemente studiata o frutto di felici intuizioni, ha comunque saputo gestire perfettamente musica, luci e una scenografia essenziale derivata da una forma laboratoriale in cui un baule al centro di una scena scarna fornisce alle attrici Valentina Aicardi e Francesca Cassottana il necessario per portare avanti la drammaturgia.

Di fatto però il testo lascia lo spettatore con la sensazione di aver messo troppa carne al fuoco, troppi antipasti dai più semplici ai più complessi ma senza mai arrivare alla portata principale. Una serie di appunti dai quali potrebbe risultare più produttivo estrapolarne alcuni per svilupparli in future drammaturgie compiute.

Donne, è uno spettacolo che offre forse più elementi di discussione che di riflessione. Il paragone con Virginedda Addurta salta subito alla memoria e chi si aspettava la stessa carica emotiva e professionale è rimasto sicuramente deluso, ma anche questo è teatro.

Forse non è stato messo bene a fuoco il pubblico a cui rivolgersi poiché, analizzando i vari elementi come la gestualità accentuata delle interpreti nell’interagire tra loro e a modo loro col pubblico, nell’uso degli oggetti di scena e il testo stesso, forse spettatori più adulti non riescono a goderne pienamente come invece potrebbe succedere ad un uditorio più giovane che ascolta per la prima volta e in maniera alternativa fatti del nostro recente passato.

Uno spettacolo godibile indicato principalmente ad un pubblico molto giovane.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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