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Sicilia zona arancione e Campania zona gialla. La grande beffa

Sicilia arancione, nona per contagi e al 25 % dei posti occupati in terapia intensiva contro il 34 % della più contagiosa Campania

Sulla base di 21 parametri la Sicilia finisce in zona arancione.

Tra i 21 parametri che stabiliscono l’inclusione in una fascia ci sono il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità.

Un’equazione che, puta il caso, fa rientrare anche la Sicilia in una zona arancione. Eppure, conti alla mano, se guardiamo l’ultimo bollettino di ieri (4 novembre 2020) emerge che le regioni con il più alto numero di contagi sono Lombardia (7.758), seguita da Campania (4.181) e Piemonte (3.577).

Se volessimo prendere in considerazione gli indici sulla sanità ovvero il rapporto fra posti letto liberi e quelli occupati. Il dato siciliano è ancora migliore che in Campania. Per il Ministero della Salute la soglia di allerta sulla tenuta dei servizi sanitari scatta superato il 30% di occupazione dei letti in terapia intensiva da parte dei pazienti Covid. La Sicilia ha il 25,2 % dei posti occupati, la Campania il 34,7 %.

La Sicilia si guadagna il colore arancione ma avrebbe anche potuto rientrare in quella rossa, tanto come si fa a contestare il risultato combinato di 21 indicatori?

Ogni giorno, da febbraio, si fa la conta dei contagi. Il popolo si è abituato a seguire questi numeri. E pur avendo imposto questo dato come quello assoluto e più importante. Pur la Sicilia attestandosi all’ottavo o nono posto (nono secondo l’ultimo bollettino) per numero di contagi. Eppure, finisce in zona arancione insieme alla Puglia.

Una condanna perpetua da cui non si scappa mai. Con il DPCM del 9 marzo 2020 si decise di serrare il Paese in un “lockdown” nazionale, nonostante il CTS avesse sconsigliato tale soluzione. Il 7 marzo, il comitato tecnico scientifico aveva piuttosto suggerito al Governo una limitazione delle restrizioni da “zona rossa” da attuare soltanto in Lombardia ed in altre poche province di Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.

Questo è il frutto delle decisioni di un Governo che pur avendo avuto il tempo per farlo non ha attuato un piano adeguato per il sistema sanitario. Anche la Regione ha le sue responsabilità. A febbraio non si era preparati ad affrontare l’emergenza sanitaria. Dopo 8 mesi è lo stesso che a marzo. Incapacità di spesa, pur avendo 80 miliardi di euro nelle casse statali.

Dal confronto tra colori deriva solo una guerra tra super poveri condannati ineluttabilmente da un piano che prevede lockdown senza un piano sui ristori economici.

Da domani, forse, la Sicilia diventerà rossa mentre la Lombardia passerà a zona gialla.

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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