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La generazione “Millennial” che può fare oggi la differenza in Sicilia

Un dato demoscopico interessante è emerso negli ultimi appuntamenti elettorali americani ed europei. (…)
Bernie Sanders negli USA, Jean-Luc Mélenchon in Francia e per ultimo Jeremy Corbyn in Inghilterra hanno rimontato nei consensi inaspettatamente grazie al sostegno di una fetta di elettorato che va dai 18 ai 35 anni. La maggior parte dei giovani nati fra gli anni ottanta e il duemila hanno votato i candidati che rappresentano l’estrema sinistra in Occidente. Una generazione paradossale, nata e vissuta con il crollo socialdemocratico e comunista, figlia della globalizzazione, della democrazia liberale e del multiculturalismo, dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008 si è spostata a sinistra nel mondo occidentale.

Questa generazione, chiamata “Millennial” o “Y”, forma una rete sociale per mezzo delle tecnologie di comunicazione istantanea (social networking) ed è aperta allo scambio e al commercio, però comincia ad odiare il rischio sociale. Come ha pubblicato una ricerca americana, le donne di questa generazione “fanno figli ad un ritmo più lento di qualsiasi altra generazione”. I “Millennial” sono avversi al rischio economico: cambiare casa, lavoro, contrarre mutui. Insomma questi figli della globalizzazione da un lato godono di tutte le conquiste civili delle società liberali, dall’altro lato sono alla ricerca affannosa della garanzia di diritti sociali. Per questo, spesso vengono indicati come generazione “Peter Pan”, a causa della propensione a ritardare più a lungo rispetto alle generazioni precedenti alcuni dei riti di passaggio all’età adulta.

In Italia, questi giovani della rete reclamano il reddito di cittadinanza come diritto di inclusione sociale, piuttosto che quale sussidio di mantenimento. I “Millenial” sono una generazione universitaria che hanno creduto nel merito culturale e sono cresciuti sentendosi dire che fossero “speciali e potessero avere tutto dalla vita, solo perché lo volessero”.

A questo punto la risposta politica di garanzia sociale può essere cercata o nel modello primo novecentesco veterosocialista, oppure in un modello di rottura sociale liberalsocialista, attualmente ben definito e rappresentato da Macron in Francia.

In Sicilia, i “Millennial”, ormai disillusi, sono votati all’antipolitica come metodo di rottura sociale. Chi oggi potrebbe avere la capacità di comprendere in fondo questa crisi sociale, per l’esperienza diretta nel mondo universitario è Roberto Lagalla, ex Rettore dell’Università di Palermo, candidato alla Presidenza della Regione. Ma solo se saprà offrire un modello siciliano di rottura sociale che faccia sprigionare energie e opportunità di modernità, l’ex Rettore potrà ben rappresentare la voglia di cambiamento di questi giovani. Per il resto, il panorama politico siciliano culturalmente è ancora fermo al “baby boomer”. Insomma agli anni sessanta.
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Redazione

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