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Shock esistenziale ne “L’Ora meridiana” di Paola Musa – L’intervista

Nel 2008 il suo "Condominio occidentale", sbarca su Rai 1 come tv movie. Cosa accadrà con "L'Ora Meridiana" pubblicato da Arkadia?

Intervista su un tema shock, quella concessaci da Paola Musa per il suo nuovo libro, il cui protagonista incarna il vizio dell’accidia sino allo sfinimento. L’autrice, di adozione romana, è tra le più seguite scrittrici e poetesse della scena contemporanea. Nel 2008 il suo “Condominio occidentale” è diventato uno spettacolo teatrale, interpretato da attori vedenti e ipovedenti, tanto da guadagnarsi la medaglia dal Presidente della Repubblica Italiana.

Lo stesso Condominio è diventato un tv movie su Rai 1 dal titolo “Una casa nel cuore” interpretato, nel 2015,  da una matura Cristiana Capotondi.

Ma non solo, Paola Musa è la paroliera di diversi brani per cantanti nazionali, ha pure composto liriche per il teatro. E ancora, diversi i premi, gli encomi e i riconoscimenti ad oggi ricevuti anche con altre opere.

Arkadia

Dal 2014 ha stretto un sodalizio con Arkadia Editore che l’ha consacrata definitivamente scrittrice di culto ma anche per tutti. È il 2014 quando pubblica “Quelli che restano”, segue due anni dopo la biografia del sassofonista Massimo Urbani dal titolo “Go Max GO” sino ad arrivare ad oggi 2019, con l’enigmatico, quanto potentissimo “L’ora meridiana” che senza mandarle a dire serve su un vassoio di realtà lo shock esistenziale dei tempi attuali, garantendosi già gli apprezzamenti di pubblico e critica.

(In foto la cover del libro “Go Max Go”, il secondo della Musa con Arkadia)

“L’ora meridiana”, sinossi

Lorenzo Martinez è un ricco quarantenne che abusa di cocaina costantemente. Un giorno di giugno mattina capitola nella minaccia esistenziale: la moglie lo ha lasciato, la sua impresa è in crisi, il suo socio è sparito e, paradosso, la sua amante lo tradisce. Cosa è accaduto a Lorenzo? Ce lo facciamo svelare, in minima parte dall’autrice che ha accolto il nostro invito ad una interessante chiacchierata non soltanto su questa ultima opera che si preannuncia come un testamento delle difficoltà del cambiamento che l’uomo stenta a praticare.

(In foto la cover del libro “L’ora meridiana”)

Sei una poetessa tra le più seguite della contemporaneità: quando avviene il tuo esordio nella narrativa?

«Il mio esordio come romanziera è avvenuto nel 2008, quando pubblicai il primo romanzo “Condominio occidentale”, parlava delle nuove povertà e colpì ogni genere di lettore. Fu anche selezionato al Festival du Premier Roman de Chambéry e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo».

Condominio occidentale è ciò che si può definire la classica ciambella venuta subito perfetta?

«Può darsi, dato che divenne uno spettacolo teatrale, scritto da me e dalla regista Tiziana Sensi e poi nel 2015 un tv movie per Rai 1, col titolo “Una casa nel cuore“, interpretato da Cristiana Capotondi».

 

 

 

(In foto la locandina del film “Una casa nel cuora”, tratto dal romanzo primo di Paola Musa “Condominio occidentale”, ispirato alle nuove povertà)

Dopo il successo di Condominio Occidentale, approdi alla corte della conterranea Arkadia Editore, come è avvenuto il contatto?

«Con la Salerno editrice ho pubblicato anche “Il terzo corpo dell’amore”, poi la narrativa contemporanea è stata chiusa, così cercando un nuovo editore ho conosciuto i tipi di Arkadia: una realtà editoriale allora giovane, che mi ha dato subito fiducia. Devo svelarti che l’ho scelta anche perché sarda, come le mie origini. L’Ora meridiana è il mio terzo romanzo pubblicato con loro, nonché il quinto in totale, lo hanno preceduto Quelli che restano Go Max Go».

 

Puoi svelare qualche punto cruciale del tuo nuovo romanzo?

«È la storia di Lorenzo Martinez, ricco e cocainomane, che a un certo punto della sua esistenza deve fare i conti con il suo carattere accidioso. Le sue non scelte, l’incapacità di assumersi responsabilità, l’apatia, l’anaffettività, produrranno una serie di eventi che lo costringeranno a prendere atto del suo vizio più grande: l’accidia, appunto».

Perché hai trattato questo argomento?

«L’idea era appunto quella di indagare le molte sfumature di un vizio capitale che in realtà non è sempre ben compreso dai contemporanei. L’accidia non è esattamente riconducibile alla mera pigrizia, o all’indolenza. È, come scrivo nel libro “un vorticare catatonici e depressi nella frenesia di un’esistenza votata infine all’effimero”. In realtà il tema dell’accidia è molto presente nell’arte occidentale, anche se non si usa espressamente questo termine. Per fare un esempio, Amleto con il suo essere non essere e la sua incapacità di agire, cos’altro è se non un accidioso? Così come sono accidiosi molti personaggi di Moravia e Svevo. Sono accidiosi i “vitelloni” di Fellini, o Gambardella de “la grande bellezza”» di Sorrentino. Io ho tentato di creare, diciamo così, un accidioso alla massima potenza, la condizione esistenziale di un uomo nella cornice di una storia dalla tinte noir, ma non deprimente, piuttosto molto autoironico».

(In foto, la non solo brava, ma anche bellissima Paola Musa)

La mia domanda classica: perché e per chi lo hai scritto?

«L’ho scritto per sperimentare una commistione di generi, ma anche con l’idea, ambiziosa, di un progetto più ampio: scrivere un romanzo intorno a ogni vizio capitale. Vedremo se varrà la pena! Quanto per chi l’ho scritto, credo che i libri si scrivano per se stessi, inizialmente, per indagare e approfondire qualcosa che ci colpisce e poi si chiarisce attraverso lo sviluppo di una storia. Non faccio mai calcoli su potenziali lettori che possano essere interessati ai miei temi. Per me la scrittura è una forma di perenne ricerca, e di sfida. Per esempio, riguardo questo romanzo, il complimento che più ho apprezzato è stato quello secondo cui sembra scritto da un uomo e non da una donna»

Ha ricevuto già delle candidature a premi?

«Il libro è stato candidato ad alcuni premi, ma è ancora presto per sapere il risultato».

Nessun premio ancora, ma encomi non credo siano già mancati, specie per te che hai una carriera di successi sin dal primo acchito…

«Sicuramente l’encomio più grande per me è il fatto che mi si riconosca la capacità di sfruttare e contaminare molti generi letterari e registri linguistici, questo perché ho esperienza della scrittura come poetessa, autrice teatrale, romanziera e anche paroliera».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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