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Shakespeare apre la stagione di Palco off

Sugnu o non Sugnu 2.0

Questo fine settimana a Catania si ricomincia ad andare a teatro e tra gli spettacoli in primo piano è lo Shakespeare di Francesca Vitale.

Con Francesco Foti e la regia di Nicola Alberto Orofino al teatro del Canovaccio per la nuova stagione di Palco Off.

Francesco Foti – Shakespeare

Uno spettacolo che da tutta l’impressione di non essere ciò che sembra anche se vuole sembrare altro da quello che è. Concetto complicato ma che riprende perfettamente quella critica non troppo velata e caustica tipica del grande drammaturgo inglese.

Partendo da alcuni studi che danno il celebre William nativo di Messina, sulla scena una brillante Francesca Vitale diventa l’amata moglie Anne e l’ironico Francesco Foti nei panni del protagonista maschile. Nel corso di una notte insonne i due coniugi si confrontano creando un parallelismo tra la loro vita e le commedie scritte. Il settimo anno della rassegna si apre così giocando col pubblico.

Uno Shakespeare trasportato nel nuovo millennio pur lasciandolo sospeso in una nebbiosa notte londinese popolata da lupi e venti furiosi. Si dipana sotto gli occhi dello spettatore una rappresentazione grottesca delle tendenze teatrali contemporanee, ma anche delle pretese del pubblico, delle scelte registiche eccentriche e delle rivisitazioni attoriali più estreme.

William Shakespeare

In Shakespeare era evidente la presa in giro del potere, ma talmente ben costruita da far ridere e riflettere. Nel Sugnu o non Sugnu della Vitale i personaggi si lasciano andare in movenze da tarantolati del tutto fuori luogo perchè “ha studiato teatro danza“.

Allo stesso modo vengono buttati quasi a caso battute in inglese perchè “ha studiato molti anni all’estero“. Il teatro contemporaneo nella sua totalità viene portato inscena in tutte le sue forme più assurde.

In questo, a mio parere, sta la grandezza di questo spettacolo. Cioè che con ironia rende evidente la ridicolaggine di un certo tipo di teatro che, pur dandosi arie di innovazione, in fondo non è altro che pura farsa.

Pare assurdo, infatti, che nonostante ogni stagione in quasi ogni teatro della città appaia un titolo shakespiriano si tratti quasi sempre, per non dire esclusivamente, di rivisitazioni o riscritture.

Geniale il fatto, in questo senso, Sugnu o non Sugnu non è uno spettacolo su Shakespeare o una riscrittura ma una commedia del tutto nuova. Differente quasi nata, si potrebbe dire, per essere se stessa una finzione. Come tutti gli spettacoli ben costruiti è solo la sedimentazione di ciò che il pubblico ha visto e che gli resta dentro a svelarne un significato che va oltre alla semplice risata.

Non solo il teatro contemporaneo viene messo in scena ma anche l’ostentazione fastidiosa degli accademici. Professori che vantando la loro conoscenza impediscono al pubblico di godere della bellezza diventando così di fatto vanitosi disturbatori. Così come la vanità dell’attore “impegnato” contrasta con la serietà di ciò che pretende di rappresentare.

Si dice che quando prendi una cosa difficile e l’hai fatta sembrare semplicissima allora hai fatto bene il tuo lavoro. Questo è un testo ricco di sfaccettature e significati. Meritati i complimenti a Francesca Vitale a Francesco Foti e alla regia di Orofino per aver rivelato uno lavoro intenso. Vestito di semplicità per rivelare chiavi sempre nuove e profonde. Di sicuro non è uno spettacolo che passa inosservato.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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