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Sfregiato il murales dedicato a Candido Cannavò

Era stato scoperto, in occasione dell’intitolazione dell’ex piazzale Oceania, il 3 marzo scorso, davanti a familiari, giornalisti, esponenti dell’amministrazione comunale (il sindaco intervenne da Bruxelles!): ieri, è stato imbrattato con una secchiata di vernice nera. Un gestaccio di una città alle prese con un periodo molto difficile. E non solo nel pallone, che sarà retrocesso dopo Ferragosto.

Il murales in omaggio al direttore della “Gazzetta dello Sport” Candido Cannavò, figlio di Catania “emigrato” con successo al nord negli anni Ottanta, ha subito un “affronto”. Ma è un “affronto” atteso. Questa scelta dell’amministrazione Bianco, infatti, non era stata accettata di buon grado da parte della tifoseria del Calcio Catania: in particolare, la “città di Massimino” (l’indimenticabile patron degli anni Settanta e Ottanta) ricordò, in occasione dell’inaugurazione, che Candido Cannavò, nel 1993, quando la squadra stava affondando, si era schierato contro Massimino e il Catania. Anche allora, era tempo di “nuovismi” e chi comandava a Palazzo, quello di oggi con venti anni di più, sostenne altri. Si chiamava Atletico Catania, il patron era Franco Proto. Non il Catania di Massimino.

L’amministrazione comunale ha già fatto sapere che lo sfregio sarà sanato: il murales, realizzato dallo studente dell’Accademia di Belle Arti Andrea Marusic, sarà ripulito.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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