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Servizi sociali e assistenza disabili, CittàInsieme: “Cosa manca per ripartire?”

Arriva il grido disperato di assistenti sociali e delle famiglie dei disabili, tra le categorie rimaste “vittima” dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. 

Discriminazioni importanti per le persone con disabilità

Il Decreto Rilancio, approvato ed annunciato pubblicamente il 13 maggio 2020 dava speranza.

«Il testo – si legge in una nota dell’associazione CittàInsieme- redatto in vista dell’entrata del Paese nella Fase 2. contiene disposizioni importanti per le persone con disabilità. Infatti conferma o proroga, in alcuni casi, misure già previste dai decreti Cura Italia e Liquidità. Trattandosi, inoltre, di un decreto legge, dovrà avere immediata efficacia dopo il consueto iter di conversione in legge».

«Tra le misure previste, l’istituzione di un Fondo suppletivo di 90 milioni a favore della non autosufficienza (FNA), l’incremento di 20 milioni, per l’anno 2020 del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Ma anche la dotazione di 40 milioni di euro per l’istituzione di un nuovo Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità. Sicuramente le somme previste saranno insufficienti per coprire le necessità più urgenti, occorreranno ulteriori successive risorse. Ma quanto ancora mancherà per rendere intanto esecutivo questo Decreto?».

“Siamo alla fase 3 ed ancora non abbiamo nulla di concreto”

Attualmente il  testo del Decreto è ancora all’esame della Camera per la conversione in legge.

«Ciò che più ci colpisce e ci indigna è quanto appreso relativamente alla riattivazione, a partire dal 18 maggio ma di fatto tuttora problematica, dei centri socio-sanitari per disabili e anziani. Strutture chiuse da marzo come misura di contenimento del Coronavirus. Lo stato di emergenza e di abbandono in cui si trovano questi centri è fortemente in contrasto con la disponibilità di fondi utilizzabili dai distretti socio-sanitari ai quali i Comuni possono attingere», prosegue la missiva.

«A tre mesi di distanza dal citato DPCM, secondo cui dovevano già essere attuati gli interventi previsti, questi risultano ancora in fase di previsione.  Solo adesso, con una nota del 9 giugno 2020, l’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro comunica l’inizio in Sicilia del “piano regionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà”. Obiettivo prioritario il soddisfacimento dei livelli essenziali delle prestazioni. Già trasferiti ai distretti socio sanitari i 42 milioni del riparto delle risorse relativo all’annualità 2018. mentre per il 2019 e il 2020 si è in attesa che il Ministero delle Politiche Sociali effettui il riparto per le regioni», prosegue l’associazione.

«Accanto al piano per il contrasto alla povertà, elaborato con il prezioso contributo di Alleanza contro la povertà e l’ANCI – afferma l’Assessore Scavone – abbiamo emanato in questi giorni le linee guida per la compilazione dei PAL (piani di attuazione locale). Il documento servirà per la programmazione delle risorse da parte dei distretti socio sanitari che dovrà avvenire non oltre il prossimo 30 giugno».

Tante domande ma poche risposte

«Sarà rispettata questa nuova scadenza? Quanto tempo ancora ci vorrà perché si passi dalla programmazione all’attuazione dei Piani Individualizzati e all’erogazione delle somme già da anni disponibili? E quale parte di queste risorse sarà destinata a chi è più debole, non solo per le condizioni economiche ma anche perché portatore di handicap?», si domanda CittàInsieme.

«E quale sarà la destinazione della somma di € 1.869.504,00 prevista per la città di Catania secondo lo Schema di riparto, tra i Comuni siciliani, delle risorse disponibili in quota Fondo Sociale Europeo 2014/2020 pari a € 30 milioni messe a disposizione dal medesimo Assessorato Regionale nell’ambito delle “Misure di sostegno all’emergenza socio-assistenziale da COVID-19” con Decreto del 4 aprile 2020 (D.D.G. n. 304 04.04.2020)? Riuscirà il Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali, al quale è stato dato mandato, a porre in essere “nel più breve tempo possibile e in anticipazione nella misura massima possibile” i necessari adempimenti per l’erogazione di tali risorse ai Comuni “che potranno erogarle in via diretta o in altra forma, anche avvalendosi degli Enti del terzo settore”?».

Sono tante le domande alle quali vorremmo avere in tempi brevi delle risposte concrete dalle Istituzioni.

Una luce in fondo al tunnel

«Mentre da un lato, apprendiamo con sollievo e speranza la notizia della recentissima sentenza del Tribunale di Catania, che ordina l’immediato ripristino dell’assistenza domiciliare ad un disabile grave, affermando che “un Comune non può accampare esigenze economiche di nessun genere e neanche invocare il “dissesto finanziario” nei confronti di un soggetto disabile già beneficiario di tale servizio” (La Sicilia, 27 maggio 2020), dall’altro ci chiediamo per quanto tempo e a quante altre persone in stato di assoluta necessità sarà ancora negata un’assistenza indispensabile per la vita e se dovrà essere sempre e soltanto un Tribunale a far valere un diritto imprescindibile sancito dalla Costituzione», conclude il grido dell’associazione.

E.G.

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Redazione

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