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Serendipità. La chiave della genialità sta nel fare

Ed eccomi per diletto in una graziosa cittadina della Calabria, patria di Rino Gaetano, Sergio Cammariere e della serendipità.
Mi dicono che non posso proseguire il mio viaggio senza prima assaggiare i “crustuli”, un dolce tipico del luogo preparato con miele e vino. Così mi accingo verso la pasticceria consigliatami già con l’acquolina in bocca.

Che senso avrebbe un viaggio senza il relativo dolce?

Armata di buona volontà e navigatore cerco di raggiungere la mia meta e ovviamente mi perdo. Mi fermo per capirci qualcosa e vedo in lontananza, con incredula sorpresa, un parco. Persa per persa, penso che un giretto nel parco bisogna farlo prima di proseguire. I crustuli possono attendere.

Mi immergo così in un inaspettato polmone verde. Piano piano appaiono ai miei occhi delle curiose figure geometriche. Di cosa si tratterà mai? Mi avvicino a cercare qualche informazione e trovo un’insegna leggermente logorata, ma ancora leggibile: “Giardini e museo di Pitagora”.

Inondata da un inspiegabile piacere catartico mi rendo conto di essere stata “vittima” di un caso di serendipità. 

E non sono stata l’unica…

Cristoforo Colombo cercava le Indie, ma trovò l’America.
Alexander Fleming, causa un’errata disinfezione di un provino, scoprì la penicillina.
L’inventore della colla dei post-it in realtà stava cercando di realizzare un collante estremamente forte, ottenendo, invece, un collante debole che non macchiava e che si poteva attaccare e staccare con facilità. Il Viagra (citrato di sildenafil), fu scoperto per caso dalla compagnia farmaceutica Pfizer mentre cercava un farmaco per curare l’angina pectoris.

I seguenti sono esempi di serendipità.

“Serendip” era l’antico nome persiano dello Sri Lanka. Il termine fu coniato dallo scrittore Horace Walpole che fu ispirato dalla lettura della fiaba persiana “Tre prìncipi di Serendippo” di Cristoforo Ameno. I tre protagonisti trovano sul loro cammino una serie di indizi che li salvano in più di un’occasione.
La storia descrive le scoperte dei tre prìncipi come intuizioni dovute sì al caso, ma anche alla loro capacità di osservazione e azione.

Il termine serendipità è un neologismo che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Si tratta insomma di quel misto di fortunata coincidenza e guizzo dell’ingegno che talvolta è alla base di rivelazioni felici nella vita quotidiana e magari anche di invenzioni o scoperte scientifiche.

La chiave della genialità sta nel fare.

Quello che dovrebbe farci riflettere maggiormente è che la serendipità non passa solo attraverso il caso e la fortuna ma, soprattutto, passa attraverso l’azione.

Le persone che ne sono state colpite lo sono state perché stavano facendo qualcosa. Non stavano né criticando, né discutendo. Non immaginavano, e neppure si lamentavano. Semplicemente “agivano”.
Forse non è mai solo fortuna. Si tratta sempre di persone preparate, che hanno intuito, che sanno cogliere i segni e che sanno usare il pensiero laterale. Persone che non stanno mai ferme col cervello e dalle cui menti viene sempre fuori qualcosa.

Il trovare soluzioni semplici a problemi complessi, il trovare cose che non si immaginava nemmeno esistessero sono tutte cose legate alla serendipità che a sua volta è fortemente connessa al fare, all’intuizione, al sapere. Non solo alla fortuna. La chiave della genialità sta proprio nel fare. Chi fa scopre.

Pare che la serendipità sia favorita dall’assenza di regole. Quando non abbiamo particolari aspettative, diventiamo più bravi a vedere anche quello che di solito non riusciamo a vedere.

La serendipità quindi può essere applicata solo da menti preparate e intuitive. Scoprire qualcosa grazie al caso è sempre un motivo di vanto.

“Una vita senza ricerca non è degna d’essere vissuta” diceva Socrate. E la bellezza sta nel fatto che ciò che si cerca è perlopiù ignoto. È il sentimento comune di chi vive la propria vita con presenza, che coglie le possibilità infinite e meravigliose che ci sono offerte senza appiattirsi su se stesse o su un obiettivo opaco.

Fare delle cose insomma! Più che si può, non essere pigri e soprattutto non fare nessuna economia di pensiero. L’economia di pensiero e la pigrizia mentale ammazzano più dell’arsenico.

La fortuna aiuta sempre le menti preparate!

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