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Santapaola-Ercolano: sequestrati beni per quasi 13milioni di euro-VIDEO

Santapaola-Ercolano, 9 esponenti in manette. Riciclaggio, estorsione, minacce: sono questi alcuni dei reati contestati ai nove esponenti del clan Santapaola-Ercolano, arrestati stamattina dai Carabinieri del ROS. Sequestrati, inoltre, beni e immobili dal valore complessivo di 12.660.000,00 euro. 

Il provvedimento, emesso dal GIP Distrettuale, è scaturito dunque da articolata attività d’indagine avente a oggetto gli investimenti immobiliari eseguiti, negli anni ’90, direttamente da Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano, Francesco Mangion e Giuseppe Cesarotti.

Sui nove soggetti arrestati pendono diverse accuse. Dall’associazione e concorso esterno in associazione di tipo mafioso, all’estorsione. Fino al riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed illecita concorrenza con minaccia.

Le indagini

L’impegno investigativo è nato sul finire del 2016 con la finalità di monitorare le documentate relazioni tra Giuseppe Mangion, conosciuto come Enzo, e l’uomo d’onore Giuseppe Cesarotti. Il primo è il figlio del defunto uomo d’onore Francesco, inteso Ciuzzu u firraru, già consigliere di Benedetto Santapaola, capo e rappresentante della famiglia ed il secondo favoreggiatore dello stesso Santapaola.

In tale ambito, captate conversazioni dalle quali emergeva che Cesarotti consegnava al primo cospicue somme di denaro contante ed aveva rapporti con i figli del più noto Benedetto Santapaola. L’uomo era anche a conoscenza di risalenti investimenti fatti dal boss Santapaola unitamente a Aldo Ercolano e Francesco Mangion.

I contenuti di quelle intercettazioni, peraltro, sono apparsi sin da subito geometricamente sovrapponibili rispetto agli addebiti formulati a carico di Cesarotti nella sentenza Orsa Maggiore. In tale quadro, perciò, si decideva di avviare indagini mirate all’individuazione degli investimenti/interessi degli storici vertici della famiglia. E, conseguentemente, le investigazioni avrebbero coinvolto soggetti imprenditoriali che si erano prestati a ricevere i capitali di provenienza illecita, reinvestendoli in attività imprenditoriali lecite.

Giuseppe Cesarotti: il garante

A tali investimenti partecipò anche Giuseppe Cesarotti, l’unico libero e vivente degli originari investitori. Cesarotti è inoltre assurto a garante degli interessi di chi è morto e di chi si trova all’ergastolo.

Proprio approfondendo le relazionalità tra Cesarotti e Enzo Mangion è emerso che l’imprenditore farmaceutico Mario Palermo risultava legato da risalenti rapporti fiduciari a Santapaola, Ercolano e Francesco Mangion.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quale titolare fittizio della società Tropical Agricola S.r.l. e per il tramite di essa, acquistò beni immobili con fondi provenienti dai Santapaola, Ercolano e Francesco Mangion.

Inoltre, negli anni ’90 curò personalmente la latitanza di Ercolano e Mangion. Nel corso dell’indagine, Palermo è risultato impegnato, in concorso con Giuseppe Cesarotti e Enzo Mangion nell’alienazione, a favore di terzi in buona fede, del patrimonio immobiliare della società. L’ammontare dell’originario investimento si aggira intorno alle 2.000.000.000 lire. Disposto dunque il sequestro della Tropical Agricola S.r.l.

Gli immobili

Santapaola, Ercolano,Francesco Mangion e Giuseppe Cesarotti, negli anni ’90, con fondi propri, attraverso la società Mascali S.r.l., acquistarono un rilevante appezzamento di terreno sul quale realizzare immobili. Negli anni 2000, la società fu venduta a imprenditori che, ignari della riferibilità dell’assetto societario a Cosa Nostra, divennero oggetto di richieste estorsive. Il “pizzo” richiesto da Cesarotti aveva l’intento di recuperare così le somme investite.

Sempre Cesarotti, nell’avanzare le richieste, pretese l’intestazione di un appartamento. Sempre al fine di sollecitare ulteriormente gli imprenditori, ordinò l’incendio, avvenuto nell’agosto del 2017, dello stabilimento balneare mascalese denominato Jaanta Bi. L’ammontare degli investimenti si quantifica sulle 1.800.000.000 lire.

Inoltre, Santapaola, Ercolano, Francesco Mangion e Giuseppe Cesarotti negli anni ’90, con fondi propri, attraverso la società Co.Invest. S.r.l., acquistarono beni immobili.

Gli esiti delle attività tecniche consentono di dire che Cesarotti investì personalmente 1.000.000.000 lire e che avviò preliminari attività volte alla stima del valore dei beni (€ 15.900.000) onde poi alienarli. Disposto così il sequestro dei beni riconducibili a Cesarotti attraverso la Co.Invest. S.r.l., consistenti in terreni siti in Belpasso e villette site in Marina di Gioiosa (RC).

Inoltre, Giuseppe e Salvatore Cesarotti, benché formalmente estranei agli assetti della LT Logistica e Trasporti S.r.l. e della G.R. Transport Logistics S.r.l., hanno personalmente “curato” le vicissitudini aziendali. I due intervenivano tanto sui committenti quanto sugli altri operatori del settore dei trasporti, al fine di coartare l’iniziativa imprenditoriale di questi ultimi ed acquisire una posizione di sostanziale monopolio sul mercato. In più, si è accertato che la G.R. Transport Logistics S.r.l., ha sede legale all’interno di immobile fittiziamente intestato ad altri ma nei fatti riconducibile a Cesarotti.

Gli arrestati

Il provvedimento riguarda 9 persone.
La custodia cautelare in carcere è disposta a Cesarotti Giuseppe e Salvatore, Orazio Di Grazia, Francesco Geremia, Giuseppe Mangion, Armando Pulvirenti e Cateno Russo

Agli arresti domiciliari, Mario Palermo e Vincenzo Pulvirenti

 

E.G.

Articolo vistato dal Direttore Responsabile*

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Redazione

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