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Sequestrato il patrimonio a Luciano Salanitro, esponente del clan ‘Ercolano – Santapaola’

Beni immobili e mobili registrati, secondo l’accusa, appartenenti ad un’impresa individuale, denaro contante per un valore complessivo di oltre un milione di euro: questo sarebbe secondo gli investigatori della Questura di Catania, in particolare della Divisione Polizia Anticrimine, il “tesoro” di Luciano Salanitro, 48 anni, pluripregiudicato, ritenuto orbitante nell’area di influenza della cosca “Santapaola-Ercolano”. Oggi, nel corso di un incontro con i cronisti, il vicequestore Ferdinando Buceti, e il vicequestore aggiunto Stefania Marino hanno illustrato i dettagli del sequestro eseguito, in esecuzione del relativo decreto emesso dal Tribunale di Catania-sezione misure di prevenzione.

Il provvedimento scaturisce dalla proposta avanzata dal Questore di Catania Marcello Cardona per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale.

Le indagini, poste a fondamento della proposta ed estese anche al nucleo familiare, avrebbe acclarato una evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni acquisiti nel tempo sia da Salanitro che dai componenti del di lui nucleo familiare. Per questo motivo, è stato richiesto il sequestro di due appartamenti siti in centro città, di due autovetture e due motocicli, di un’impresa individuale e di numerosi conti correnti.

Luciano Salanitro è stato tratto in arresto, il 18 ottobre 2012, quando gli agenti della squadra mobile eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip che lo ritenne gravemente indiziato, in concorso con altri quattro soggetti, dei reati di associazione finalizzata alla produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Le risultanze investigative avrebbero acclarato che nel periodo dal 7 novembre 2011 al 1 dicembre 2012, Luciano Salanitro, secondo l’accusa, insieme ai suoi familiari, aveva allestito una vera e propria “piazza di spaccio” in un cortile del centro storico, nei pressi dell’abitazione di alcuni dei consociati.

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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