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Sequestrati beni per oltre 4 milioni di euro ad esponente clan Trigila

Quattro milioni di euro è il valore dei beni sequestrati al boss Domenico Albergo Waldker, 57 anni detto “Rino” appartenente al clan siracusano “Trigila”. Il provvedimento ha visto l’azione dei Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, con la collaborazione dei colleghi del Comando Provinciale di Siracusa. I beni sequestrati comprendono attività commerciali, immobili, autovetture, motoveicoli e disponibilità finanziarie.

Il cartello mafioso “Nado-Aparo-Trigila”

Albergo Waldker, reggente del clan nei periodi di detenzione di Antonino Trigila detto “Pinuccio”, aveva già una condanna per associazione mafiosa. Ma non solo: gli altri reati contestati erano associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, illecita concorrenza nonché plurime violazioni alla normativa di prevenzione antimafia.

Albergo Waldker forte della sua appartenenza al cartello mafioso “Nado-Aparo-Trigila” a partire dagli anni Duemila, acquisisce attività di ristorazione e bar al centro di Noto.  La prima condanna per associazione mafiosa, per fatti commessi da Albergo arriva dalla Corte d’Appello di Catania nel 1994. L’uomo aveva “diretto e organizzato l’associazione mafiosa dei Trigila”. Ulteriori due pronunce definitive vedono “Rino” condannato. Dal novembre del 2017, il reggente del clan mafioso è sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata, provvedimento recentemente rinnovato dal Tribunale di Sorveglianza.

Le imprese Trigila

Tra le imprese Trigila, oggetto di intestazione fittizia, figurava la “SUD PALLETS di VASILE Emanuele”. L’azienda è attiva nella fabbricazione di imballaggi in legno, con sede operativa a Pachino (SR).

Le intercettazioni ambientali rivelavano che Antonio Trigila, nel 2011, affidava l’amministrazione della SUD PALLETS proprio al sodale “Rino”. In quegli anni (2010 – 2012), “Rino” e il figlio Salvatore risultavano lavoratori dipendenti del prestanome di “Pinuccio”. La “testa di legno”, infatti, priva di qualsiasi competenza manageriale o esperienza imprenditoriale, costituiva l’azienda mafiosa. Assunti come dipendenti, prima il figlio Salvatore e poi il padre Domenico “Rino” Albergo.

In assenza di fonti reddituali, anche per il mero sostentamento familiare, tra il 2000 e il 2003, la consorte di “Rino”,  Giuseppina Ferla, acquisisce la società commerciale “MO.AC. s.a.s.”. Successivamente, a proprietà interamente rilevata, a stessa confluiva nella ditta individuale intestata sempre alla moglie di Albergo. Nel 2011, tale ditta è proprietà dei figli Corrado, Concetta e Salvatore che costituivano la società commerciale “QUELLI DEL CHIOSCO S.R.L.”. Quest’ultima è sottoposta a sequestro.

Le vessazioni all’ex venditore

Non proprio “pulite” le modalità di acquisizione da parte di Albergo per l’immobile in Piazza Municipio a Noto (sede del chiosco-bar) e del Bar Pinguino.

Nello specifico, come desunto da intercettazioni telefoniche e ambientali, il venditore dell’immobile di Piazza Municipio era vittima di ripetuti atti vessatori e intimidatori. Tale comportamenti erano finalizzati a coartare la sua volontà verso la cessione immobiliare imposta da “Rino”. In quel periodo (2010-2011), il proposto, preoccupato per l’imminente rientro in carcere, voleva, ad ogni costo, creare per i propri figli una realtà commerciale solida.

Nell’ottobre del 2011, si realizzava la vendita dell’immobile sede del chiosco a favore dei figli di Albergo al prezzo indicato di 150.000 euro pagabili in 10 rate. Le investigazioni e le dichiarazioni testimoniali in fase di dibattimento consentivano di rilevare invece che l’effettivo esborso per l’acquisto del chiosco era stato il doppio, ovvero 300.000 euro. Di questa somma, 150 mila euro versati in contanti all’atto dell’acquisto. Identiche le modalità di acquisizione del Bar Pinguino, nell’aprile del 2012, a favore della figlia di Albergo. La compravendita fissata ufficialmente a 60.000 euro ma  il reale prezzo di vendita veniva fissato a 120.000 euro mediante la corresponsione della metà in denaro contante.

Le interdittive “antimafia”

Inoltre si manifestavano all’atto dell’emissione da parte dell’Ufficio Territoriale del Governo di Siracusa, in data 30 aprile 2019, due  interdittive “antimafia” per le società della famiglia Albergo. Nello specifico la ditta  “LA CATTEDRALE S.R.L.S.” e “QUELLI DEL CHIOSCO S.R.L.”.  Attuate, infatti,  in rapida sequenza, locazioni aziendali finalizzate a rendere vani i provvedimenti amministrativi.

I complessi accertamenti patrimoniali eseguiti hanno permesso di tracciare analiticamente il profilo soggettivo di Albergo Waldker e di ricostruire il quadro di imprese a lui riconducibile. Possibile dunque individuare gli asset patrimoniali illecitamente accumulati nonché l’acquisizione di beni privati con risorse finanziarie di provenienza illecita. Si aggiunge, inoltre, una rilevante e costante “sproporzione” nel considerevole arco temporale preso in considerazione (1985-2017) delle attività economiche possedute, da Albergo Waldker e dalla sua cerchia familiare, rispetto ai redditi (quasi nulli) dagli stessi dichiarati al fisco.

Le indagini patrimoniali dei militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Catania, eseguite anche con l’ausilio del sofisticato software “Molecola” sviluppato dal Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza per l’acquisizione massiva e l’analisi di tutte le informazioni rilevabili dalle numerose banche dati in uso al Corpo, evidenziano che proprio la sistematica indisponibilità di risorse finanziarie costituisce la prima significativa traccia dell’avvenuta immissione di capitali di illecita provenienza.  Il patrimonio sequestrato oggi dalle Fiamme Gialle etnee – per un valore di oltre 4 milioni di euro – è costituito da 2 terreni e da 9 fabbricati (tra i quali una villa residenziale costituita da più unità immobiliari suddivise tra i figli del proposto, ammodernata e rifinita, situata a Noto contrada Fiumara), 40 rapporti bancari, 5 autovetture, 3 motoveicoli e quattro imprese.

E.G.

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Redazione

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