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Secondo noi Sebastiano Arcidiacono vota no

Sapeva che avremmo parlato di “dignità” degli enti locali. “Mi inviti a pasta asciutta”, ha risposto entusiasta, il giorno prima, Sebastiano Arcidiacono, vice presidente vicario del Consiglio Comunale di Catania.

Prendiamo un caffè l’indomani.

«La deriva etica che viviamo riguarda tutta la società e si riflette, appunto, nelle Istituzioni che i cittadini sono chiamati a rappresentare», è l’incipit.

E’innegabile, del resto, che il problema del bel Paese sia innanzitutto il problema della classe dirigente… che fare?   

«La proposta politica, oggi, è diventata sempre più marginale, per candidarsi anche solo al consiglio di quartiere nella lista della Democrazia Cristiana occorrevano dei requisiti; la militanza a garanzia del contributo valoriale di cui ognuno era portatore era uno di questi».

La I Repubblica è lontana e la II non è contemporanea, ormai; la politica vive un’altra stagione. Arcidiacono lo sa bene essendo stato dirigente delle ACLI, consigliere di quartiere (Cibali) dall’89 all’94 e assessore nella giunta Stancanelli.

«Sono stato sempre accanto a Lino Leanza». E traspare l’emozione nel ricordo sincero dell’amico scomparso.

Torniamo alla nostra “chiacchierata”, come l’abbiamo definita.

“Non ci sono i partiti ma le liste e, dopo le elezioni, rimane il rompete le righe, il “liberi tutti” dove ciascuno è un’ isola”.

C’erano i partiti che selezionavano la classe dirigente, ma agli elettori, con il voto, spettava, in ultimo, la scelta. Oggi invece?  

«La cartina di tornasole è quel che sta accadendo nella città metropolitana dove siamo, di fatto, in regime commissariale. L’elezioni di secondo livello sono state rinviate per ben tre volte l’unico rappresentante per così dire legale della ex provincia è il sindaco di Catania che fu votato da 60mila cittadini  e che per legge è nominato anche sindaco metropolitano e ne rappresenta un milione».

Se le province fossero state eliminate, per così dire, in toto non staremo qui a parlarne. La vecchia impalcatura, nella sostanza, è rimasta in piedi, tanto è vero che, appunto, s’attendono ancora le elezioni di secondo livello – tra i consiglieri dei Comuni della ex provincia – per eleggere i componenti del consiglio metropolitano.

«Immaginiamo per un attimo se avessimo rinviato per quattro anni di fila le elezioni al Consiglio Comunale, del Parlamento o altro: sarebbe un colpo di Stato. Dato che la scelta è in mano ai partiti si rinvia e si rimane con i Commissari.»

Dunque?

«Sottrarre la scelta al popolo è pericoloso».

Nello specifico, a Palazzo degli Elefanti, qual è il rapporto tra il Consiglio Comunale e il Sindaco?

«Non c’è un rapporto equilibrato tra amministrazione e l’assemblea cittadina. Il sindaco non si presenta per due anni e mezzo in aula chi ci rimette non sono i singoli consiglieri, ma la città che dal Consiglio Comunale è rappresentata. chi ci rimette non è il Consiglio Comunale»

Dove si riflette un atteggiamento del genere?

«E esattamente ciò che accade tra l’amministrazione e il resto della città  c’è una cesoia: un taglio netto che spinge verso l’antipolitica».

La sensazione – quasi certezza – è che Bianco non tenga in considerazione nemmeno le forze politiche o i movimenti civici che sono all’opposizione.

«Non è possibile , infatti, che l’opposizione non venga calcolata dal sindaco. Matteo Iannitti come Maurizio Caserta rappresentano un pezzo di città. Non è decoroso che chi ha la responsabilità del Governo dare risposte talvolta anche volgari nei confronti di chi ha un pensiero diverso».

Mentre viene raccontata una Catania diversa da quella che realmente è.

«C’è un controllo quasi esasperato di chi è a capo dell’amministrazione alla comunicazione esterna, un sistema che cerca di mettere a tacere e quando non si raggiunge questo scopo ci si rivolge alla magistratura come nel caso della querela a Matteo Iannitti e Marco Benanti. La città è in sofferenza, numeri  alla mano. Questo tipo d’ attenzione verso la comunicazione somiglia al metodo propagandistico».

Il rinnovato sodalizio fra Bianco e gli ex art.4 (e non solo)  creano anche a Catania quel che in campo nazionale viene definito il “Partito della Nazione”…

«Il sindaco ha una maggioranza più estesa. Se tutto questo servisse a mettere le regola ad una città ormai senza regole, approvando per esempio il Piano Regolatore, che ben venga.  Ma serve solo a soddisfare una forma di narcisismo esasperato… il mio timore è che questi movimenti servano solo a difendersi. In assenza dei partiti ognuno fa della città che rappresenta un qualcosa a propria immagine e somiglianza. La città è gestita con l’impronta di Enzo Bianco».

La città, però, fa fatica ad indignarsi

«Io sono dell’avviso che in una città sotto l’effetto dell’anestesia farei di tutto affinché politici e giornalisti possano esprimere la loro opinione. Credo che la politica abbia bisogno di imparare ad ascoltare e riflettere; siamo nella fase che chi vince deve stravincere».

Cosa dovrebbe fare un Consigliere Comunale per fare in modo che la sua attività consiliare sia riconoscibile?

«Studiare gli atti, approfondirli, confrontarsi e coinvolgere soprattutto quel pezzo di città che su quel determinato atto possa essere interessata».

Nella prassi, dovute eccezioni a parte, non sembra che ciò avvenga.

«Alcune volte il questo Consiglio Comunale ha inciso sull’amministrazione: sulla Tari è stato spostato un milione di euro per la differenziata; non abbiamo visto risultati ma è stata, comunque, una scelta del Consiglio Comunale. Per fare un altro esempio, s’è deciso d’investire circa un milione di euro per gli assistenti all’autonomia e comunicazione dei bambini disabili delle scuole».

Sui 42milioni di euro distratti dall’AMT all’indomani dell’approvazione del bilancio consuntivo, qual è il pensiero del vice presidente?

«Aver strumentalizzato i sindacati dicendo che se no si approvava l’atto non potevano essere pagati gli stipendi, non chiedere nemmeno scusa per il ritardo e scoprire che tutto questo era un escamotage è un pessimo modo di servire le Istituzioni. S’è data l’idea della città dei furbi».

Un’ultima domanda… cosa voterà Sebastiano Arcidiacono il 4 dicembre?

«Sono assolutamente convinto del superamento del bicameralismo perfetto, convinto che il titolo V vada modificato.  Sono altresì  preoccupato per il combinato disposto con l’Italicum. Con questa legge si sottrae al popolo un’ ulteriore possibilità di scegliere: com’è stato per le province, lo sarà per il Senato. Ho serie perplessità a votare sì.»

M’è parso un buon “No”.

 

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