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Il 28% degli studenti siciliani abbandona prima del diploma

La crisi della scuola

3.500.812 è il numero di studenti “dispersi” dal 1995 ad oggi. I dati, resi pubblici dall’Espresso attraverso il dossier della rivista Tuttoscuola, non sono di certo una bella favola della buonanotte.

Tra pochi giorni le classi torneranno a riempirsi, ma dei 590mila ragazzi che varcheranno la soglia delle aule 130 mila non termineranno il loro percorso. Su una media di 27 studenti per classe almeno 6 non manterranno la loro presenza.

Il numero elevato di ragazzi che abbandonano il percorso scolastico è una vera e propria piaga sociale che pesa sull’aspetto economico e culturale dell’Italia.

Cifre da capogiro, i dati al centro dell’attenzione

L’istruzione ha un costo. E se pensiamo a quanto spenda ogni singola famiglia per mantenere un figlio durante gli studi tra tasse, copertura assicurativa e libri ci rendiamo conto di quanto effettivamente possa anche considerarsi “un lusso”.

Lo Stato spende ogni anno circa 7mila euro per studente. Moltiplicando la cifra per ogni studente “disperso” dal 1995 ad oggi, il paese ha totalizzato una spesa di 55.452.717.801 euro suddivisa nei 5 anni di scuola superiore. Un investimento totalmente buttato al vento. Una cifra così alta, ben adoperata, avrebbe potuto garantire servizi e strutture d’eccellenza.

Cosa si cela dietro l’abbandono agli studi?

Liceo classico, scientifico, linguistico, pedagogico, istituti tecnici di vario tipo, tantissimi indirizzi per tantissimi “potenziali” interessi rivolti al mondo del lavoro. Invece pare che uno dei motivi più popolari dietro l’abbandono agli studi sia proprio la “noia”.

Che l’istruzione proposta allora non fornisca gli stimoli giusti?

Inoltre, le prospettive sul futuro una volta preso il diploma sembrano nulle. In Italia viviamo in un mondo “a passo di adulto” dove lo spazio riservato ai giovani è davvero limitante.

Chi invece conclude gli studi cerca lavoro all’estero. L’ennesimo tassello di un puzzle disastrato. Solo nel 2016 sono 114.00 mila i cervelli italiani in fuga, per i quali la spesa pubblica si aggira intorno ai 159.000 milioni di euro, se si considera solo la laurea triennale.

La situazione in Sicilia

Sull’Isola la situazione è tra le più allarmanti d’Italia. Circa il 28,3% degli studenti abbandona i banchi prima del diploma.

16.954 mila ragazzi rinunciano al diritto allo studio, forti anche della crisi che attanaglia la Regione. Solo nell’ultimo anno scolastico sono 42.901 gli studenti prossimi al diploma che non hanno voluto fare il salto finale.

Il quadro che emerge da questa accurata analisi fa comprendere come tutto rientri in uno spinoso circolo vizioso di reazioni a catena dal quale sembra difficile uscire.

Un programma scolastico non adeguato spinge il ragazzo ad annoiarsi e a non ritenere ciò che impara sui banchi di scuola utile al fine di un possibile impiego. Impiego per cui, in ogni caso, dovrebbe trasferirsi fuori dal Paese. L’abbandono di un numero così alto di studenti porta una perdita incredibilmente grave sul bilancio economico pubblico che vieta qualsiasi miglioramento sul fronte. Miglioramento necessario per evitare lo stesso abbandono.

Se l’istruzione ci rende liberi e in grado di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, stiamo lasciando il Paese in mano agli ignoranti?

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