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Sanitá

Scoperta molecola che predice il livello di mortalità da Covid

Scoperto un “biomarcatore” che predirebbe pericolosità e la mortalità del Covid-19, su ogni individuo. Nel team di ricerca spicca il nome del siciliano Giovanni Marfia, originario di Altofonte, provincia di Palermo, guida del gruppo multidisciplinare di esperti, nata dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano, il Policlinico di Milano e l’Aeronautica Militare con l’Istituto di Medicina Aerospaziale di Milano.

“Individuata molecola che gioca un ruolo chiave nell’infezione”

Il team capitanato dal palermitano avrebbe scoperto una molecola che gioca un ruolo determinante nel propagarsi dell’infezione da Sars-CoV-2. Su 111 pazienti, presi in esame, si è rivelata, infatti, la presenza di un “biomarcatore” associato all’aggressività del virus, come uno dei potenziali meccanismi responsabili del peggioramento delle condizioni del paziente. “Bassi livelli circolanti di sfingosina-1-fosfato sono indicativi di una aumentata probabilità che s’instauri un grave quadro clinico, che richieda il ricovero in terapia intensiva del paziente, oltre a indicare un’aumentata probabilità di esito sfavorevole e quindi di decesso” spiega Marfia.

“I dati analizzati- continua il ricercatore siciliano-ci hanno consentito di determinare un valore soglia di sfingosina-1-fosfato, misurabile dopo un prelievo ematico già al momento della manifestazione dei primi sintomi, sotto al quale aumenta l’incidenza di complicanze e danno severo a diversi organi tra cui polmoni, fegato e rene”.

Spiega le ragioni dell’accanimento di questa molecola, sul sistema immunitario, la professoressa Laura Riboni: “La sfingosina-1-fosfato – spiega l’esperta all’AGI – è un biomodulatore chiave in molti processi cellulari vitali, tra cui lo sviluppo e l’integrità vascolare, il traffico linfocitario ed i processi infiammatori. Quando i livelli circolanti di sfingosina-1-fosfato diminuiscono, s’instaura un danno vascolare e un’alterata risposta del sistema immunitario che determina un eccessivo e persistente stato infiammatorio”.

Il dosaggio al momento della positività può consentire interventi tempestivi 

Lo studio dimostra, infatti, come il dosaggio di questo marcatore al momento della positività all’infezione, attraverso un semplice prelievo ematico possa consentire di stratificare i pazienti in funzione del rischio individuale e introdurre interventi terapeutici tempestivi.

G.G.

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Redazione

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