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Scinardo querela Giarrusso. Il senatore: “Si chieda chi gli paga gli studi”

“Ho subìto per tre anni una campagna diffamatoria e denigratoria, ma dopo il silenzio e la riflessione è giunto il momento dell’azione“.
Marco Scinardo contro Mario Giarrusso. Nell’ennesima puntata di uno scontro che prosegue ormai da quasi tre anni. Da quando, nel maggio 2015, il senatore 5Stelle catanese aveva puntato il dito contro la manifestazione del Comune di Militello Val di Catania in onore di Giovanni Falcone.

Organizzatore del giorno della memoria militellese proprio Marco Scinardo, presidente della Consulta Giovanile del paese, ma soprattutto figlio di Mario Giuseppe Scinardo, imprenditore a cui la Procura etnea nel 2014 sequestrò beni per 200 milioni di euro.

Una famiglia – aveva dichiarato Giarrusso – che sin dagli anni ‘90 sarebbe stata in stretti rapporti con la famiglia dei Rampulla di Mistretta, quella cui appartiene, Pietro, condannato definitivamente in Cassazione per essere ritenuto l’artificiere che confezionò ordigno e telecomando della strage di Capaci”.
Dichiarazione non isolata. Attacchi che Scinardo definisce “di basso valore e privi di fondamento” e ai quali nel tempo decide di non rispondere se non con brevi post sui social network.

Fino ad oggi. “Ho deciso, insieme ai miei legali di mettere la parola fine, di metter un punto a questa dialettica”. Lo afferma su Facebook, in un video postato sul proprio profilo che in poche ore ha raggiunto oltre 4.600 visualizzazioni. Parla di rispetto, di educazione e soprattutto di cambiamento.
Abbiamo provato a chiedergli come mai questo cambio di rotta e questa decisione presa ora, a distanza di tre anni, dopo un periodo che lo stesso Marco Scinardo definisce di riflessione e di allontanamento dalla scena politica.

Scinardo però declina le nostre domande e rinvia ad un altro momento le risposte: “Una cosa per volta. Con i miei legali abbiamo deciso che è meglio prima proseguire con quanto annunciato”.

“Mi viene da sorridere” esordisce invece Mario Giarrusso ai nostri microfoni. “Vorrei sapere chi gli paga gli studi e da dove arriva quello che mangia”, prosegue caustico. “Dovrebbe chiederselo ogni giorno, prima di riempirsi la bocca di parole come etica e rivoluzione: da dove vengono le cose che usi e quello che hai?“.

“I veri rivoluzionari – conclude Giarrusso – sono quelli come Peppino Impastato e qui non ne vedo neanche l’ombra”.

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Lucia Murabito

Frenetica, curiosa, testarda. Odio il silenzio e lo stare con le mani in mano. Se fossi una borsa sarei sicuramente uno zainetto da trekking: leggero, per viaggiare solo col necessario. Instabile come un composto chimico: vivo la mia vita a 100km/h con la profonda convinzione che chi si ferma è perduto. Lingua pungente e penna ficcante. Laureata in Scienze della Comunicazione, giornalista e comunicatrice. Potenziale leader ma solo se dietro le quinte. Amo le nuove sfide e sporcarmi le mani.

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