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“Scarpe rotte”, inchiesta nel lavoro del cambia

Scarpe rotte“. L’inchiesta sindacale di Claudio Longo e Massimo Malerba sugli invisibili del lavoro è l’apostrofo rosso all’incontro pubblico “La contrattazione inclusiva nel lavoro che cambia“. L’anteprima del mini documentario anticipa la proiezione integrale futura. Presente al dibattito, tra gli altri, Emilio Miceli, segretario nazionale CGIL.

Intervista a Claudio Longo

Il dibattito: la contrattazione che cambia a fronte del lavoro che sta cambiando.

«Noi per primi, come CGIL, come sindacato, ci poniamo l’obiettivo di rappresentare anche quei lavoratori che ad oggi sono abbandonati a sé stessi».

In particolare di quali tipologie di lavoro parliamo?

«Noi partiamo dalla contrattazione che cambia anche negli stabilimenti alla luce dell’avvento di Industria 4.0 e anche della digitalizzazione».

Facciamo un esempio.

«A Catania, per esempio, abbiamo uno dei siti più importanti a livello nazionale, dove già Industria 4.0 è una realtà da dieci anni. Parliamo di ST Microelectronics che rappresenta appunto a livello nazionale la punta avanzata di Industria 4.0. Basti pensare che la produzione di ST interessa i grandi marchi produttori di auto, partendo da BMW, passando poi alla Porsche e all’investimento sulla macchina elettrica. Perciò, nella nostra “scalcinata” zona industriale insiste questo importante stabilimento che è la punta avanzata a livello nazionale di Industria 4.0. E lì i processi produttivi ormai sono cambiati dagli anni Sessanta a oggi, dove tutto è automatizzato e nelle mani dei robot. In virtù di questo, cambia anche il metodo di contrattazione».

Quali effetti ne derivano?

«Questo scenario produce degli effetti positivi per chi ha la fortuna di lavorare in una fabbrica così importante, ma ci sono anche degli effetti negativi. Ed ecco che tutto quello che riguarda il futuro nel mondo del lavoro da oggi in poi diventa qualcosa di improbabile, indefinito. Tanto è vero che diventa campo di scontro di tutti gli studiosi del mondo che hanno scuole di pensiero diverse. Non si possono ancora prevedere quali saranno gli impatti quando tutto, a livello globale, sarà digitalizzato».

In questo particolare momento storico abbiamo anche altre forme di lavoro, come i riders

«Il paradosso dove sta? Che gli stessi lavoratori di ST producono semiconduttori e sistemi di applicazione che poi molte aziende – e mi riferisco alle piattaforme digitali tipo Amazon – utilizzano per dare vita a nuove forme di lavoro come i riders e altre figure della logistica in aziende che, durante i processi produttivi, controllano i ritmi di lavoro e il rendimento di ciascun lavoratore. La notizia terribile è che appunto abbiamo la polarizzazione del mondo del lavoro, perciò la scomparsa della classe media dei lavoratori. Perciò partiamo dalla figura altamente qualificata e specializzata che è il lavoratore di ST per fare un esempio pratico, saltiamo la figura intermedia per arrivare direttamente alla figura di basso livello come il rider, il lavoratore di Amazon, e compagnia cantando».

Titolo dei giorni scorsi è che Amazon pare stia licenziando sulla base di un algoritmo…

«Quando parliamo di questi licenziamenti parliamo per fortuna non dell’Italia ma di Baltimora! A Baltimora, Amazon, a fronte di questo algoritmo, riesce a intercettare e a monitorare anche i lavoratori in stabilimento e sulla scorta di questo monitoraggio sa quanto produce Debora Borgese e quanto produce Claudio Longo. Tutti quelli che sono al di sotto di un’aspettativa aziendale vieni licenziato».

Però, dal punto di vista della produttività, Debora Borgese e Claudio Longo non verrebbero mai licenziati!

«Tu di sicuro no, per me… questo non lo so!».

Ma voi come CGIL come intendete affrontare questa situazione?

«Quello che vogliamo fare noi è cercare di non essere travolti da tutto quello che sta cambiando nel mondo del lavoro. Capire che cosa succede e a questo punto anche di competitività e dello stress psicologico che ne deriva e che viene fatto pesare tutto sulle spalle dei lavoratori come se la competitività dipendesse dal singolo lavoratore ma invece non è così.Quando si parla di essere competitivi si deve fare riferimento in investimenti e ricerca, di sviluppo ecosostenibile e infrastrutturazione».

Andiamo al documentario. Perché “scarpe rotte”?

Nel documentario parliamo di lavoratori precari per eccellenza che abbiamo cercato di intercettare con questo lavoro di inchiesta: i volantinatori che collaborano con alcune agenzie di Catania. Non lo scopriamo solo noi, ovviamente. Ma questi lavoratori prestano servizio per pochi euro l’ora. Stanno fuori dalla mattina alla sera. Camminano ininterrottamente… e infatti il titolo prende spunto dal loro camminare, dalla loro fatica con in spalla questi zaini pesanti. E quindi prendiamo lo spaccato della loro storia che è in contrasto con il lavoratore specializzato e gli ultimi. E nel mezzo anche noi che dobbiamo cercare di rappresentare sia gli uni ma anche e soprattutto gli altri

Landini ha già visto il videodocumentario “Scarpe rotte”?

Ancora no, non lo ha visto ma per adesso si tratta solo di un estratto che proietteremo successivamente nella versione integrale.

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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