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Scarface, emulazione provincialotta malriuscita

Scarface, alias Leonardo Zappalà, è stato messo alle strette dal sindaco di Paternò Nino Naso e dalla comunità. Il cantante neomelodico non è nuovo alle pagine di cronaca. Infatti, dopo le offese a Falcone e Borsellino nel corso della trasmissione televisiva Realiti, successivamente ritrattate, torna sotto i riflettori per il suo ultimo video musicale “Guaglione e Quartiere”.

Nei meandri di quale ambito è generata la sequenza di immagini di cui è protagonista? Quale seguito avrebbe potuto avere il video contestato?

L’anteprima del video di Scarface

Dopo l’esposto presentato dal sindaco di Paternò, Scarface è corso ai ripari impostando restrizioni e limitando quindi le visualizzazioni. Sul canale youtube, tuttavia, resta traccia dell’anteprima.

“A noi ‘truzzi’ piace vestirci firmati”, recita una voce femminile su un tappeto musicale che fa: “TUNZ TUNZ TUNZ PARA PARA TUNZ TUNZ TUNZ”.

Intanto Scarface, giovane che non vuole andare a scuola, percorre i locali abbandonati e incustoditi del COM (Centro operativo misto) e dell’auditorium Don Milani, perciò luoghi simbolo del degrado paternese.

Scarface non è solo. Con lui si presentano gli scagnozzi della sua gang, due spacciatori e una gang rivale. Sfoderano le armi per la sfida ma trovano la mediazione con un patto di sangue e un santino in pieno stile mafioso.

Perciò mafia, delinquenza, droga, violenza, sangue e abiti firmati (quindi denaro) per l’importanza data all’apparenza: ecco, dunque, la rappresentazione plastica del degrado inserita nel contesto in cui si sviluppa il video di Scarface. Riferimenti, questi, che gli sono valsi la pubblica condanna – e staremo a vedere poi cosa succederà al Comando dei Carabinieri di Paternò.

Per gli addetti ai lavori, il video di Scarface è solo un’emulazione provincialotta malriuscita se consideriamo la presenza di armi palesemente giocattolo, pallottole di carta accartocciata come a simulare la vendita di stupefacenti, assenza di donne con la loro prorompente fisicità (almeno nell’anteprima dove si rimanda unicamente alla voce femminile parlata), nessuna reale connotazione dei pischelli protagonisti del video con i mafiosi veri, neanche lontanamente paragonabili.

A cosa si potrebbe ispirare il video di Scarface?

Possiamo ben dire che l’ultimo video di Scarface, sebbene si presti a volere rappresentare gli stessi elementi, è lontano anni luce, per esempio, dal video d’esordio del rapper tedesco GZUZ.
Armi vere. Proiettili veri. Alcol e droghe (cocaina e super skunk) vere. Metanfetamine e psicofarmaci veri. Soldi veri. Culi in primo piano ed espliciti riferimenti sessuali sadomaso altrettanto veritieri. Auto di lusso, maschere da rapina, gioielli e denti d’oro. Fuoco e sangue. Il titolo provocatorio è presto fatto: “Was hast du gedacht?” (Cosa stai pensando, trad.).

 

Il video di GZUZ, acronimo di “Ghetto Zeug unzensiert” (Roba del Ghetto senza censura, trad.), impressiona per le scene estremamente violente. E non si rimane indifferenti difronte a lui, pregiudicato condannato a 3 anni e 6 mesi per furto, e i suoi compagni di gang.

Scarface di Paternò a chi dovrebbe fare mai paura?

Le sembianze del giovane paternese lo rendono molto poco credibile per il genere proposto. Lo stesso discorso vale anche per le sue produzioni. Rimpiangiamo i tempi in cui i neomelodici potevano risultare anche simpatici quando si limitavano a esprimere in modo pressoché delirante e struggente fino all’esaspero la loro concezione di amore, sentimenti e pentimenti carcerari. Abbastanza opinabile come genere, ma ognuno ha le sue.

Si converrà che questi prodotti dove si azzardano sperimentazioni decontestualizzate con contaminazioni d’oltreoceano alla fine risultano ridicole. Non indegne come le hanno definite in molti. Solo ridicole.

Con questo non vogliamo incitare i giovani che bramano successo e notorietà con la musica a commettere reati e a fare uso di stupefacenti per essere credibili. Molto più semplicemente, il comune di Paternò – con tutte le sue criticità – non è il bronx.

Perché è nel bronx che ha origine quello che vedremo diventare con le sue varianti ed evoluzioni, un vero e proprio fenomeno culturale. Esattamente a Sedgwick Avenue dove negli anni Settanta si respirava solo aria di delinquenza e degrado ai massimi livelli. La notte dell’11 agosto 1973 la giovane Cindy Campbell, con l’aiuto della famiglia giamaicana, aveva organizzato un block party per festeggiare il suo 16° compleanno e raccogliere denaro per comprare indumenti che altrimenti non si sarebbe potuta permettere per il nuovo anno scolastico.

Il fratello di Cindy era nientepopodimeno che Dj Kool Herc. Quella sera si presentò con un mixer, due piatti e dei vinili (uguali) da miscelare in coppia per isolare a suo piacimento i bassi con la sezione ritmica. Hip hop, una vera rivoluzione per quegli anni. Il resto è storia fatta di eventi e di contenuti riportati in rime arroganti e irriverenti sulla vita del ghetto.

Quanto può essere credibile (musicalmente) Scarface di Paternò?

Il lettore più raffinato ha probabilmente si sarà dato da solo la risposta.

Ma i veri quesiti che ci dovremmo porre sono altri. A questi giovani di oggi, che siano di Paternò, di Librino, o dello Zen di Palermo, quale tipo di valori siamo riusciti a trasferire? Quale esempio abbiamo loro dato? Come abbiamo fatto a ridurli così? Senza una cultura, privi di saldi valori, ignoranti e convinti di avere un talento da sfruttare per emergere nello show business tipico del loro ambiente.

Il video “Guaglioni e Quartieri” è anche colpa nostra e di Scarface di Paternò siamo un po’ tutti responsabili.

E vengono i brividi.

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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