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Scappati dal centro di accoglienza, i 12 migranti minorenni chiedono certezze

“L’espansione del cancro di Mafia Capitale anche in Sicilia dimostra che, quando si lottizzano in maniera bipartisan le risorse pubbliche per l’accoglienza di chi fugge dalle guerre e dalla miseria, i migranti vengono trasformati da soggetti di solidarietà, detentori di diritti e di dignità, in oggetti da parcheggiare a tempo indeterminato per ampliare la vergogna del mega-business sulla loro pelle.” A dichiararlo i rappresentanti di Rete Antirazzista Catanese, che insieme a Borderline Sicilia, stanno affrontando la delicata situazione dei 12 migranti minorenni, scappati dal centro di prima accoglienza “La Madonnina” di Mascalucia giovedì scorso, per iniziare la loro protesta.

A due mesi dall’arrivo nella città etnea, così come raccontato, non hanno avuto la possibilità di comunicare con i loro familiari, oltre a soffrire la carenza di vestiario, la pessima qualità del cibo e dell’igiene, la mancanza di corsi d’italiano.

“La criticità maggiore, – spiegano i rappresentanti delle organizzazioni –  che come associazioni solidali abbiamo fatto presente e sulla quale la rappresentante della Prefettura ha convenuto, è stata, per quanto appreso finora, l’assenza per la maggior parte di loro della nomina dei tutori e quindi l’avvio di tutte le procedure, compresa la richiesta d’asilo”.

I 12 ragazzi, dopo essere scappati dal centro, hanno raggiunto a piedi Catania e hanno trascorso la notte in strada di fronte al Tribunale dei minori. Ieri mattina, così come spiegato da Rete Antirazzista Catanese, sono stati ricevuti dalla dottoressa Latino della Prefettura.

“I ragazzi  – concludono – non vogliono più tornare a Mascalucia e chiedono di poter usufruire di un’accoglienza  in un progetto SPRAR per poter usufruire di un reale percorso d’inserimento sociale; in questi giorni hanno avuto modo di verificare che a Catania esiste la possibilità, in casi d’emergenza, di un’accoglienza più umana, ma a monte bisognerebbe che, soprattutto i media, accendano I riflettori sul proliferare di tante nuove realtà del terzo settore , che, in mancanza di professionalità adeguate, si gettano sul business della pseudo-accoglienza. “

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