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Scandalo Bellini: spuntano i nomi di una famiglia “eccellente”

In tanti lo hanno sempre considerato un “carrozzone politico” ma oggi la Procura di Catania lo ha definito un “bancomat senza limiti di prelievo”. Così, l’Istituto Superiore di studi musicali Vincenzo Bellini finisce al centro di un terremoto giudiziario che solo marginalmente sfiora la politica. E lo fa nel suo aspetto più intimo: i rapporti familiari.

Infatti, a capo di questa “attività predatoria” che avrebbe silenziosamente svuotato le casse dell’Ente per quasi 10 anni, provocando un buco di oltre 14 milioni di euro, ci sarebbe stato Fabio Antonio Marco. Mentre a sottrarre la cifra maggiore, ben 5 milioni di euro, sarebbe stata sua moglie Giuseppa Agata Carrubba: non soltanto la responsabile dell’ufficio di Ragioneria fino al maggio 2016, ma anche la madre del consigliere comunale Erika Marco. L’esponente di Art.4 non è coinvolta nelle indagini delle Fiamme Gialle, ma a finire tra le 23 persone arrestate ci sono anche Roberta Marco e Francesco Marco (rispettivamente la sorella e lo zio del consigliere).

Viaggi, gioielli, abbigliamento d’alta moda e immobili. Così, i “dipendenti infedeli” avrebbero speso le ingenti somme di denaro destinate al sostentamento dell’Ente pubblico e dirottate nelle loro tasche. Il tutto, a danno del Comune di Catania e della Città Metropolitana etnea e in minima parte anche del Miur e degli allievi.

Sono 38 le persone indagate a vario titolo per i reati di peculato continuato, ricettazione, riciclaggio e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Un’indagine che fa luce sulla mala gestio protratta da ottobre 2007 a febbraio 2016. Com’è possibile che per 10 anni nessuno si sia accorto di questi sperperi?

«Le indagini cominciano dopo la denuncia presentata nel marzo 2016 da alcuni componenti del CdA e dell’attuale direttore amministrativo del Bellini – spiega il Procuratore Generale Carmelo Zuccaro – ma il controllo interno dell’Istituto per anni non è stato efficace. La magistratura non può essere chiamata a supplire queste gravi inefficienze».

procura L’hanno ribattezzata “Operazione The Band” perché il sistema pensato per svuotare l’Ente musicale era talmente articolato quanto complesso da ricostruire. «Una prima modalità di sviamento – dichiara il Procuratore Aggiunto Capo Michelangelo Patanè – riguardava la sovrastima delle spese obbligatorie in sede di bilancio. Un ricavo di oltre 10 milioni di euro in 9 anni grazie alle dichiarazioni gonfiate su contributi, indennità e stipendi. Un secondo stratagemma, invece, ha fruttato agli indagati un profitto complessivo di circa 4 milioni di euro. Godevano della complicità di una ventina di imprese, con sedi anche in altre regioni italiane, che ricevevano diversi pagamenti ma che in realtà nulla avevano a che fare con il Bellini».

Tra le imprese al centro dello scandalo, anche la Icomit Srl. La società riconducibile alla famiglia Marco, nel settembre 2014, consegnò i lavori di rifacimento di piazza Galatea. Secondo gli inquirenti, alcuni dei finanziamenti dirottati sarebbero serviti al pagamento dei debiti dell’azienda.

L’attuale direttore dell’Istituto ha denunciato come non quadrassero tutti i conti, cos’ha fatto invece il direttore precedente? A spiegarlo è il Sostituto Procuratore Monia De Marco. «Sicuramente si tratta di una grave negligenza ma attualmente non sono emersi sufficienti elementi penali che facciano pensare a un suo coinvolgimento diretto. Le indagini, però, non sono concluse e anche il Collegio dei revisori verrà sottoposto a minuziosi controlli».

A finire in carcere sono in 6: la responsabile dell’ufficio di Ragioneria fino al maggio 2016 Giuseppa Agata Carrubba; il coniuge Fabio Antonio Marco, considerato dagli inquirenti il promotore e organizzatore dell’associazione a delinquere; Vita Marina Motta, responsabile della Segreteria Didattica, e Lea Marino, responsabile dell’Ufficio del Personale, anche loro licenziate a maggio 2016; il consulente del lavoro Sergio Strano, ritenuto anche lui promotore dell’associazione; Giancarlo Maria Benvenuto Berretta, legale rappresentante di più società che hanno fornito servizi all’Istituto Bellini.

Agli arresti domiciliari, invece: i dipendenti dell’Ente Paolo Di Costa e Roberto Vito Claudio Russo; gli imprenditori Vito Enrico Barbuto, Roberta Marco, Valentina Piera Mazzarino, Davide Palmisciano, Francesca Sanfilippo, Francesco Marco, Alfio Platania, Luigi Platania, Antonino Munagò, Raffaele Carucci, Massimo Lo Rosso; e infine gli intestatari di carte prepagate Massimo Vecchio, Francesco Antonio Nicoloso, Salvatore Rizzo e Marco Garufi.

Una vicenda che potrebbe non essere finita qui. Il GIP ha infatti disposto il sequestro preventivo di 14 milioni di euro nei confronti degli indagati e sono ancora in atto accertamenti patrimoniali per rintracciare ogni bene di quella che la Procura ha definito una “consorteria criminale”.

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Serena Di Stefano

Versatile, volubile e più frizzante della Citrosodina, se fossi un sapore sarei di certo il sale: piacevole solo se a piccole dosi. Orientamento religioso-ideologico-politico-culturale: Pier Paolo Pasolini. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Editoria e Scrittura, ho fatto due scelte che mi ero detta “non avrei mai compiuto”: tornare a Catania e fare giornalismo. A occhio e croce, il mio vocabolario fatica a legittimare le parole “mai” e “sempre”, per tutto il resto però c’è il “Sinonimi e contrari” sul comodino. Promemoria per la scrittura: scrivere soltanto notizie vere, utili e imparziali. Promemoria per la vita: sorridere e ringraziare.

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