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Voto di scambio politico mafioso per Nicotra “50mila euro tutto incluso”

Avrebbe pagato oltre 50 mila euro per il “sostegno” del clan Santapaola Ercolano alle elezioni regionali l’ex deputato Raffaele Pippo Nicotra, arrestato oggi durante l’operazione Aquilia.

Oltre Nicotra, 17 sono gli altri arrestati. Tutti  sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni con l’aggravante del “metodo mafioso”, scambio elettorale politico mafioso, tentato omicidio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Diversi i reati contestati all’ex onorevole Nicotra: concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione aggrava e scambio elettorale politico mafioso.

L’ex sindaco di Aci Catena, infatti, avrebbe pagato profumatamente determinati esponenti dell’entità mafiosa  del “Gruppo di Aci Catena” per procurarsi voti in occasione delle elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana.

Sotto la lente d’ingrandimento le elezioni del 2008 e del 2012.

Per la prima tornata elettorale, Nicotra avrebbe pagato ben 50mila euro per il “pacchetto completo”, che lo avrebbe poi portato all’Ars.

Diverso il caso del 2012, dove, secondo gli inquirenti, l’ex deputato avrebbe pagato 50 euro a voto.

Nicotra avrebbe confessato tutto questa mattina stessa, e proprio per questo motivo il giudice ha ritenuto più opportuna la reclusione presso il carcere di Catania- Bicocca, anziché disporre gli arresti domiciliari.

L’indagine

Il provvedimento, condotto dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania e diretto dalla D.D.A, nasce dopo il riscontro delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia appartenenti ai gruppi di Acireale e Aci Catena della famiglia Santapaola-Ercolano e riconducibili a Sebastiano Sciuto, detto “Nuccio Coscia”.

La richiesta di pizzo

Tra le attività che i due gruppi portavano avanti, oltre l’appoggio politico pagato profumatamente, rientrava il classico pizzo.

Otto le realtà che le indagini hanno portato allo scoperto. In particolare, le indagini dei carabinieri si sono sviluppate a seguito della decisione di collaborare con la giustizia di Mario Vinciguerra, reggente pro tempore del gruppo di Aci Catena.

Vinciguerra, non solo forniva un quadro aggiornato degli organigrammi dei citati gruppi indidancoli  “capi” e soldati” ma consegnava anche un elenco dettagliato di imprese commerciali costrette da anni a pagare il pizzo.

Per oltre 20 anni, alcuni imprenditori locali hanno subito la richiesta di denaro in cambio di “protezione”. A denunciare, sono stati soprattutto commercianti di “seconda generazione”, ormai saturi di dover pagare ingenti somme che arrivavano fino ai 15mila euro circa tre volte l’anno.

Il tentato omicidio

L’indagine, inoltre, ha consentito di portare alla luce il tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, avvenuto a Fiumefreddo di Sicilia il 28 agosto 2007.

Secondo i racconti dei due collaboratori di giustizia, Tornabene, responsabile del gruppo di Giarre per conto di Sebastiano Sciuto, non avrebbe onorato i suoi accordi economici.

Probabilmente per fargliela pagare, Stefano Sciuto, figlio di Sebastiano, insieme ad altri, quella sera avrebbe cercato di colpirlo con 3 colpi di pistola all’addome.  La vittima, riuscita a fuggire attraverso un’uscita secondaria di una sua struttura ricettiva, è quindi scampata miracolosamente all’agguato.

I cavalli di ritorno

All’attività investigativa svolta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale si affianca, poi, una indagine parallela, svolta dalla Compagnia di Acireale.

Alcui degli arrestati sono chiamati a rispondere di furto, estorsione aggravata e di reati concernenti gli stupefacenti e le armi. Questi mettevano in atto il “cavallo di ritorno” dopo aver rubato le auto nel comprensorio acese.

Il “prezzo” da pagare si aggirava intorno alle 500€, anche se tutto dipendeva dal tipo di auto e dalla disponibilità economica della vittima.

I nomi degli arrestati

Fabio Arcidiacono, classe 1984 (tradotto carcere Catania Piazza Lanza)
Fabrizio Bella, classe 1964 (tradotto carcere Caltanissetta)
Rodolfo Bonfiglio, classe 1980, in atto detenuto nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).
Cirino Cannavò, classe 1972 (tradotto arresti domiciliari)
Fabio Vincenzo Cosentino, classe 1978 (tradotto carcere Agrigento)
Gianmaria Tiziano Cosentino, classe 1981 (tradotto carcere Palermo)
Danilo Tommaso Failla, classe 1979 (tradotto carcere Caltanissetta)
Salvatore Nunzio Fonti, classe 1970 (tradotto carcere Caltanissetta)
Camillo Grasso, classe 1968 (tradotto carcere Caltanissetta)
Antonino Francesco Manca, classe 1978, in atto detenuto nel carcere di Noto (SR)
Mariano Massimino, classe 1986, (tradotto carcere Catania Piazza Lanza)
Mario Nicolosi, classe 1966 (tradotto carcere Caltanissetta)
Raffaele Giuseppe Nicotra, classe 1956 (tradotto carcere Catania Bicocca)
Camillo Pappalardo, classe 1970 (tradotto carcere Palermo)
Concetto Puglisi, classe 1981 (tradotto carcere Agrigento)
Giuseppe Rogazione, classe 1974 (tradotto carcere Agrigento)
Santo Paolo Scalia, classe 1974 (tradotto carcere Palermo)
Stefano Sciuto, classe 1982, in atto detenuto nel carcere di Asti.

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