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Sant’Agata senza festa: cererie in crisi, ambulanti sul piede di guerra e un silenzio assordante

Nessun introito alla Città. Il Comune che, come ogni anno, investe grosse cifre per il mantenimento dell’apparato dei festeggiamenti ne ricava altrettante grazie alla visibilità e alla notevole affluenza di turisti e devoti per vedere la Santa. Una realtà tanto bella quanto vantaggiosa per le casse in dissesto del Comune che però, stando all’assessore Balsamo, non hanno ricevuto un gran tracollo dato che: “Quest’anno il Comune non ha stanziato nessun budget”, afferma Ludovico Balsamo.

Cererie in crisi

Le storiche cererie, simbolo della Festa sono vuote. Pari a zero le richieste di torcioni e pochissime anche le richieste di candele da accendere per la giovane martire. La cereria Cosentino ci informa che la perdita economica è stata del 90%. “Alcuni fedeli comprano piccole candele per pregare a casa, ma le candele non costano più di 40/45 centesimi, bassissima anche la richiesta di ceri di medie dimensioni per non parlare dei torcioni grandi che sono rimasti totalmente invenduti”. Lo Stop ai festeggiamenti da parte delle autorità, infatti, lascia un vuoto tanto sociale quanto economico di grande impatto. La consueta processione con le tappe nei quartieri storici di Catania non ci sarà; così come non ci sono stati i “fuochi del 3” e non ci saranno nemmeno i “fuochi del Borgo”. Provvedimenti tanto importanti per la lotta al Covid quanto pesanti per l’industria della festa che ne uscirà gravemente colpita: “Noi stimiamo un calo totale del 95%, perché oltre alla mancata vendita delle torce più grandi stiamo vendendo pochissime candele, perché per il devoto il significato della candela è quello di tenerla accesa seguendo il percorso di Sant’Agata, altrimenti il gesto non è sentito allo stesso modo”, ci informano dalla cereria Cosentino.

Niente torrone per strada

Quest’anno niente torrone per strada. I divieti colpiscono anche i venditori ambulanti e la gastronomia Street Food simbolo delle festività agatine. Il Comune di Catania impone il divieto di montare le bancarelle; un colpo di grazia mortale per queste attività. “La sospensione della festa è il colpo di grazia per la nostra categoria”, dice Arturo Coglitore, presidente provinciale degli ambulanti di Fiva Confcommercio a FocuSicilia. “Non si potrà comprare nemmeno un pezzo di torrone”. Gli ambulanti, inoltre, dall’inizio della pandemia hanno ricevuto solo qualche mensilità di 600 euro e nessun aiuto con il Durc per la licenza del suolo pubblico. Il comparto è allo strenuo e Coglitore non esita ad affermare: “Andremo sotto la Prefettura e non ci sposteremo più”.

Catania c’è: i drappi rossi con la “A”

Nonostante tutto, però, Catania c’è. Girando per le vie cittadine è impossibile non notare le centinaia di drappi rossi con la “A” scendere morbidamente dai balconi dei palazzi storici o nei luoghi del culto agatino (tutti rigorosamente chiusi). Nessun devoto accende i ceri, nessun turista scatta foto tra la folla, nessun bambino chiede i soldi per le olivelle ma Catania omaggia la sua Patrona. Oltre ai drappi commemorativi, infatti, ci sono anche le vetrine agatine, ossia le installazioni artistiche che richiamano la vita e i simboli del martirio di Agata, visibili in tantissimi esercizi commerciali. Molti i negozi catanesi che, quest’anno, si sono impegnati a sfoggiare i loro look migliori come simbolo di speranza. Nel frattempo, però, per le strade regna un silenzio carico di tensione e di nostalgia che potrebbe non passare in breve tempo.

G.G.

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Redazione

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