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Sant’Agata. Le furberie della Chiesa a danno del Comune

Viste le ben note contingenze catanesi, quest’anno il Comune di Catania investirà meno denaro nella festa di Sant’Agata. Ma i conti non tornano ed ecco perché.

Programma dei festeggiamenti invariato

Domenica si è tenuta una riunione in Arcivescovado tra l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, il Sindaco di Catania Salvo Pogliese e il Comitato per la Festa di Sant’Agata, composto dal Presidente Francesco Marano, il Vicepresidente Giuseppe Barletta, il Segretario Carlo Zimbone, il Tesoriere Roberto Giordano, Maria Teresa Di Blasi, Filippo Donzuso, Mimmo Percolla e il Presidente onorario Luigi Maina per discutere della preparazione dei prossimi festeggiamenti agatini.

Si è deciso che il programma dei festeggiamenti resterà comunque invariato e che le spese non coperte con il minor contributo comunale saranno invece finanziate ancora dai privati. Insomma si farà ricorso come per il natale alla ricerca di contributi esterni provenienti da enti e privati. Un “esperimento” che era già stato avviato negli anni precedenti con accordi di co-marketing, sponsorizzazioni e donazioni.

Il turismo è aumentato a Catania ma la tassa di soggiorno non basta per finanziare la festa

La tassa di soggiorno è stata investita per finanziare la festa. Essa infatti non può essere in alcun modo utilizzata per spese correnti, per pagare gli stipendi o per sistemare le strade, ma solo per investimenti sull’accoglienza turistica poiché trattasi di proventi che derivano dai turisti per i turisti stessi.

Negli ultimi anni il turismo a Catania ha subito un incremento esponenziale. Basti pensare che a marzo 2018 Catania era segnalata quale meta turistica più gettonata d’Europa. A questo dato sul turismo, si suppone, dovesse seguire un cospicuo aumento degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno ma, evidentemente, se i finanziamenti dell’imposta non bastano vuol dire che non tutte le strutture turistiche sono certificate ed in regola.

Non bisogna comunque imputare al dissesto la riduzione dei contributi comunali alla festa di Sant’Agata. Già da alcuni anni infatti ad ogni edizione dei festeggiamenti l’ente ha finanziato con un importo sempre inferiore le celebrazioni agatine e il grosso delle spese, fino ad oggi, è stato sostenuto proprio dal Comune.

Al Comune il grosso delle spese e la chiesa “furbetta” ha gestito le spese con ritorno economico

Nell’ambito dei costi dei festeggiamenti sostanzialmente il comune ha in carico le spese per: fuochi d’artificio, portatori delle candelore, manutenzione della parte inferiore e pulizia delle strade dopo le feste.

Alla chiesa invece tocca la spesa per il carico e lo scarico della cera. Ricorderanno tutti che i camion che ritirano i ceri già usati hanno la scritta nel retro “Diocesi di Catania”.

La Curia, ogni anno, gestisce l’appalto delle cera affidandolo – sotto il suo controllo – ad una ditta specializzata. La cera caricata sui camion viene riciclata e rivenduta ad un prezzo inferiore per essere riutilizzata. È noto che le candele di Sant’Alfio a maggio sono fatte con la cera di Sant’Agata.

Alla chiesa tocca anche un’altra spesa, ovvero la distribuzione di immaginette. Una contribuzione comunque strategica perché spesso segue una donazione quando si riceve una immagine di Sant’Agata. (v. link)

La chiesa impone ai responsabili della Vara di pagare per il restauro della varetta

La chiesa non ci rimette proprio mai nella festa della Patrona. La Curia è responsabile per la parte alta della vara, la zona argentea. Niente di ufficiale ma trattasi di una antica consuetudine.

Alla stessa maniera è compito della chiesa mantenere il preziosissimo busto reliquiario così come la varetta: il supporto che serve per portare il busto reliquiario in spalla.

Quest’anno in proposito si è registrata una novità. I 35 responsabili della vara, nominati dal capo del fercolo (vedi link) hanno pagato 50 euro ciascuno per contribuire al restauro. In pratica 1.750 euro sono serviti a cambiare il velluto che adorna la varetta insieme a una filigrana in oro (comunque comune) e alla sostituzione di una piccola parte dell’imbottitura. Una spesa forse eccessiva o anche superflua se si riflette sul fatto che nessun fornitore a Catania chiederebbe, forse, soldi per fornire materiali che servono alla Patrona Agata.

Non una vera imposizione per i 35 responsabili ma soprattutto atto dovuto. E chi potrebbe tirarsi indietro temendo di perdere la posizione di rilievo tra i responsabili della vara di Sant’Agata?

Negli anni passati erano ancora loro a contribuire per i restauri o altri interventi del genere. Ma a differenza dell’iter adottato per la varetta si tendeva piuttosto a richiedere una donazione. Ad esempio, quando furono sostituiti i cordoni di Sant’Agata i 35 responsabili fecero delle libere offerte.

 

I giochi di potere di Sant’Agata

 

 

 

 

 

 

 

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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