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Cronache

Sant’Agata in impermeabile, devoti sotto la pioggia

Una lunga fermata a Piazza Stesicoro, con un arcobaleno che rasserena. Dopo pioggia e freddo.

Qualcuno decide di abbandonare la processione, ma il nucleo forte del cordone rimane intatto.

Si cerca di difendersi dal gelo improvviso, ci si sfrega le mani, si usano cappucci, sciarpe che ricoprono il viso, ma la Santuzza non si abbandona.

“E’ strano, sono state delle belle giornate” dice una signora – “ma no, il 4 piove sempre, si sà” aggiunge un’altra.

Prima della Patrona, sfilano lungo via Plebiscito le dodici candelore, una fila lunghissima e colorata. Palloncini e una ventata di profumo di canditi e “carni arrustuta” riempie i morsi di fame, e ci si scalda anche un pò.

Nel frattempo si procede a passo d’uomo, si tenta qualche manovra a Piazza San Domenico, in modo da evitare ogni pericolo. Si rallenta e ci si ferma, come un organismo automantico, un unico corpo bianco legato al cordone. Non si può andare troppo veloce, altrimenti “si sciddica”.

Qualcuno vende impermeabili, molti devoti ne  comprano uno, perfino la santuzza mostra il viso plastificato.

“E’ una bambina bellissima” dice a mamma e papà, un’altra bimba, una in carne ed ossa, mentre guarda ammirata la Santa.

Nonostante la pioggia, il vento, la fatica del fercolo che inizia a pesare dopo la salita, nessuno pensa di lasciare il cordone.

Si canta, si acclama alla Santa e ci si riconferma orgogliosi devoti: “Siamo tutti devoti tutti”.

Un’impronta forte che per una volta sembra marchiare di sacro il profano, e non viceversa.

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