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Sanremo. Ai duetti vince Motta accompagnato da Nada

Nella quarta serata del Festival di Sanremo, ovazione per le esecuzioni de Il Volo con il violinista Alessandro Quarta e Loredana Bertè con Irene Grandi. Delizia Cristina D’Avena, incantano Renga e Bungaro, stupisce Nek. A sorpresa vince Motta con Nada.

Dal fascino di Cristina al graffio di Noemi, passando per il nostro Caccamo. Nel mezzo Ligabue

Sempre spettacolare la serata dei duetti al Festival, offrendo delle variazioni anche consistenti ai brani in gara. In molti hanno privilegiato un tocco artistico, invitando danzatori e attori, per poter guadagnare consensi.

Gara aperta da Federica Carta e Shade, che hanno portato con loro l’idolo di intere generazioni, l’intramontabile Cristina D’Avena. La sua voce inevitabilmente trascina tutti nel suo mondo di anime, dove tutto è vissuto con estrema leggerezza. Elegante come sempre, simpatica nel prestarsi a le movenze rap. Incredibile la performance di Noemi, che avvalora ancor di più il magnifico brano di Irama che esalta la sua voce graffiante. Buona prestazione del siciliano Giovanni Caccamo, che accompagna al piano Briga – che migliora di sera in sera – e la rediviva Patty Pravo.

Di tutt’altro stampo la scelta di Arisa, che alla sua voce mescola il raffinato accento inglese di Tom Hadley, con la coreografia dei Kataklò; nell’insieme la performance risulta più eterogenea. Sarebbe bello vederne di più a Sanremo. Perplessità per gli applausi a Mahmood con Guè Paquero in abito da torero, per un pezzo troppo ripetitivo; migliora fino alla sufficienza (non oltre!) Ghemon grazie al supporto di Diodato e Calibro 35.

Nella prima parte, spazio al super ospite della serata. Luciano Ligabue presenta il suo nuovo brano Le luci d’America, nello stile consueto. Dopo essersi prestato a un simpatico gioco con Bisio, fa impazzire la platea con Urlando sotto il cielo. Delude la collaborazione con Baglioni in Dio è morto, sarà che Guccini non arriva a tutti, a chi scrive per primo. Aspettiamo il buon vecchio Liga mettersi in gioco a Sanremo.

Dai virtuosismi di Alessandro Quarta all’incanto di Bungaro

Nella seconda parte scendono in campo le canzoni più quotate. Alessandro Quarta con il suo violino spettacolarizza il brano de Il Volo; persino i tre ragazzi restano a bocca aperta. L’insieme è semplicemente straordinario: standing ovation più che meritata, con la buona pace degli invidiosi e degli «esperti».

Suggestione ad altissimi livelli offerta da Francesco Renga insieme a Bungaro, tra gli autori di un brano che a tratti rapisce. La grazia della danza di Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel fa il resto. Non strappa tutti gli applausi che merita, come se non si dovesse interrompere l’incanto creato.

Non è da meno Nek, che stravolge l’arrangiamento del suo brano, rendendolo più delicato e romantico – l’unico ad offrire un’interpretazione del tutto differente. Recita tra le sue note Neri Marcorè. Ancora applausi per Ultimo – più che favorito -, sebbene l’accoppiata con Fabrizio Moro non offra niente di più, dato che i due stili di canto (tendenti all’incazzatura facile nei ritornelli) si assomigliano non poco.

In mezzo, si ridesta dal torpore Claudio Bisio, indossando abiti che più gli si confanno. Il suo monologo sulla relazione padre-figlio è un vero e proprio dono, una lezione educativa non tanto per i sempre bistrattati giovani. L’attore richiama gli adulti alle proprie responsabilità, ad offrire proposte valide, una chiara meta per la quale sacrificarsi. Per la serie: il quarto giorno è risorto! Alle sue parole si aggiunge il rap di Anastasio, fresco vincitore di X-Factor, con un testo più che significativo, che in gara avrebbe fatto la sua figura. Sanremo 2020 lo aspetta!

Silvestri se la giocherà, Bertè si carica con l’energia di Irene Grandi

Apprezzati i duetti di Paola Turci (in ripresa) con Beppe Fiorello, che patisce la tonalità del ritornello, e della poco considerata Anna Tatangelo con Syria, sempre sul pezzo quando si esibisce. Certo, qualche vibrato in meno da Anna e Syria sarebbe stato gradito.

Bene Einar, grazie al supporto di Sergio Sylvestre e di Biondo. Achille Lauro continua a guadagnare punti anche dopo la performance con l’eccentrico Morgan – e in tanti riviviamo l’incubo dello scorso anno con Lo stato sociale… Mi sfuggirà qualcosa!

Continua a sfondare Loredana Bertè, la preferita dal pubblico dell’Ariston. Azzeccata l’accoppiata con Irene Grandi, le due se la intendono pienamente. Seconda ovazione per una delle favorite alla vittoria finale. Non è da meno Simone Cristicchi, che porta con sé un altro giovane poeta della nostra musica, Ermal Meta, amatissimo dai più. Un binomio perfetto!

Una nota sul frontman dei The Zen Circus: sembrava il cattivo della nuova trilogia di Star Wars.

Vittoria a sorpresa di Motta, insieme a Nada. Stasera la Finale

La bellezza dell’arte è la sua varietà, per quanto esiste ancora un minimo di oggettività. Stupore più che stupefacente per gli stupiti spettatori alla notizia del vincitore della gara. Il premio va a Motta, la cui canzone assume un briciolo di musicalità grazie all’interpretazione di Nada, seppur a tratti affaticata. Quando si dice: «Clamoroso al Cibali!». Sanremo è anche questo! Mi arrendo, non so che dirvi. Andrò a confessare le mie imprecazioni a don Antonio (al secolo, Vivaldi).

Favoriti per la finale, stando ai rumors: Ultimo e Berté, con possibili sgambetti di Cristicchi e Silvestri. Irama per le prime posizioni; Il Volo pagherà l’antipatia della fantomatica giuria di esperti e della sala stampa. Speriamo che i cosiddetti indipendenti se ne rimangano buoni buoni, la loro occasione l’hanno avuta.

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