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Sanremo 2019, seconda serata. Pippo Baudo sul palco dell’Ariston

Si va avanti convintamente rispetto alla scialba ed estenuante prima serata. Maggiore spazio agli ospiti e agli stessi conduttori. Se da un lato Baglioni continua ad autocelebrarsi, dall’altro Bisio e Virigina Raffaele rimangono frenati in un ruolo che non li valorizza.

Da Fiorella Mannoia a Cocciante, passando per Mengoni

Finora mancano gli ospiti stranieri che hanno valorizzato il Festival negli anni. Tuttavia, la scelta degli ospiti di casa nostra si è rivelata piuttosto oculata. Rispetto all’anno precedente, in cui dal tutti cantano Sanremo di Carlo Conti si era passati al Tutti cantano Baglioni, in questi giorni il direttore artistico si è offerto – come giusto che sia – quale valida spalla (e che spalla!). Nella prima serata con Bocelli e Giorgia, ieri sera con altri tre grandi artisti dell’amata madre patria.

Fiorella Mannoia ha messo in campo tutto il suo intramontabile carisma, in grado di sopperire ad una voce che obiettivamente non è più quella dei giorni migliori. Il suo nuovo brano “Il peso del coraggio” è nelle sue corde, e piace. Poi Baglioni le arpeggia il suo cavallo di battaglia, “Quello che le donne non dicono” che non stanca mai, con la gentile partecipazione del pubblico in sala.

Al termine dell’omaggio a Lelio Luttazzi con Virginia Raffaele che mostra le sue già note qualità canore in “Il mio tipo ideale”, ecco il conduttore dei conduttori. Torna sul palco dell’Ariston Pippo Baudo, la cui presenza riempie il cuore di gioia e la mente di tantissimi ricordi. Può sembrare strano per un uomo navigato come lui, ma negli ultimi anni appare sempre più emozionato dell’affetto che riceve, un senso di sincera quanto spontanea gratitudine da parte nostra.

Se nel corso della prima serata era tornato Pierfrancesco Favino – negli inimitabili panni del più grande di tutti, Freddie Mercury –, ieri sera è stata la volta di Michelle Hunziker. Dopo 16 anni, ricompone con Bisio la coppia dei tempi d’oro di Zelig. Poco risate, però, nella patetica scenetta che vuole lei malata al telefono, per poi esibirsi insieme in un medley (un altro!) di canzoni con testi variati.

Al momento, il punto più alto di questa edizione lo raggiunge Marco Mengoni. Prima si esibisce in coppia con il cantautore scozzese Tom Walker in “Hola”. Poi insieme a Baglioni canta “L’essenziale” con cui vinse la vittoria nel 2013, regalando brividi al pubblico. Infine, i due mettono in scena in maniera magistrale “Emozioni” di Battisti e Mogol: atmosfera da brividi, difficilmente ripetibile. Puro incanto!

Conclusa la gara, torna sul palco Pippo Baudo, ricordando la sera in cui “Piccolo grande amore” venne proclamata la canzone del secolo. L’interpretazione risulta originale all’ascolto per le tante dissonanze. Peccato per la coda, affidata a un coretto che rompe la magia creata. Insomma, un altro momento di autocelebrazione baglioniana.

Segue senza sosta uno spazio comico, affidato però non ai conduttori (il cui ruolo continua a destare perplessità), ma al duo foggiano Pio e Amedeo, che risveglia gli spettatori nonostante l’orario.

Gran finale riservato a Riccardo Cocciante, che porta in scena “Bella”, dal suo meraviglioso musical Notre-Dame de Paris. Insieme a lui, i tre artisti che hanno reso grande lo spettacolo: Giò Di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galantone. Infine, incrocio di pianoforti tra Cocciante e Baglioni, che regalano la stupenda “Margherita”, altra meraviglia di cui non essere mai stanchi. Sarebbe interessante comprendere quale genio abbia collocato oltre la mezzanotte un momento del genere.

In gara, tutti in piedi per Loredana Bertè

Solo sabato sapremo il verdetto, ma intanto la scena è tutta per lei. Loredana Bertè continua a stupire con il suo brano, al punto da meritare persino una standing ovation inattesa. Non qualcosa di memorabile, ma piace parecchio, tanto da soprassedere sulla veste da carta alluminio con cui si è presentata.

Conferme per Il Volo e Nek, seppure i pareri non sono uniformi. Colpisce il risultato di Achille Lauro, sul quale rimangono ai più molte perplessità su cosa ci faccia lì.

Una nota a parte per Ghemon. Perché ha scelto questo nome, se poi si veste come l’Ispettore Zenigata? Lo ricorderemo così, con questo dubbio.

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