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“Sangeli, calia e simenza”: l’anima commerciale di Sant’Agata

Con la festa di Sant’Agata l’intera città rimane in movimento.

Di giorno, di notte, nel pomeriggio la “gente furia”, la città mostra con energia devozione e sacrificio, il devoto Doc non rinuncia a seguire l’intera processione della Santa, piuttosto si rimane svegli 24 ore su 24.

Complici i ritmi estenuanti della festa, la città mostra anche la sua anima commerciale. Tra le strade si trova di tutto: “calia, simenza, luppini , carne di cavallo, dolciumi, mele caramellate, torrone, crispelle, sfingioni,  crepes alla nutella, gelato, c’è pure “il panino del camion“.

In questo periodo dell’anno i commercianti si riversano sulle strade, sulle piazze, lasciano le attività per appostarsi nelle zone strategiche, dove si concentrano i momenti salienti della festa.

Si arrotondano i prezzi , si cerca di guadagnare un pò di più, con un occhio alla tasca e uno alla Santa.

Ma c’è anche chi per l’occasione si improvvisa venditore ambulante, mostrando creatività e voglia di fare.

Qualche lapa viene adibita a mensola prelibata con composizioni di frutti multi gusti, alcuni invitano a comprare il proprio prodotto, un pò come si fa alla fiera del centro, chiedono alla folla, indicando un enorme secchio pieno di bibite se: “Vuoi bere?”.

Non mancano, soprattutto  in pasticceria, i dolci che più da vicino sono legati alla storia della Santa e al suo martirio con le “olivette” e i “minni  sant’aita”  che sotto le vetrate del bancone, in occasione del Carnevale, condividono la scena con chiacchiere e maschere di cioccolato.

Così devoti, curiosi o amanti della festa, vengono coinvolti con piacere a una processione parallela a quella della Santa, degustando il cibo tipico della città che “sapi bellu” sia se si segue la festa con gli amici o se si va fra le strade per seguire la santa insieme al resto dell’intera città.

Accanto al cibo, anche spille con il viso di sant’Agata, immagini luccicanti della Santa e di Padre Pio, cerifiori bianchi e palloncini colorati.

Un fenomeno quello del commercio, che poco ha a che fare con la devozione della Santa, ma che a tutti gli effetti, rimane tra i segni più caratteristici della festività.

 

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