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Cronache

San Berillo, oggi la sua parte migliore

San Berillo è uno dei quartieri di Catania più antichi. Nonostante faccia parte del Centro Storico della città, versa in condizioni di degrado. Oggi, un’iniziativa per mostrare la sua parte migliore.

San Berillo ieri

Popolatissimo già prima del 1693, anno del terremoto del Val di Noto, San Berillo aveva anche una posizione strategica. Vicino alla stazione ferroviaria, nonché agli scavi archeologici di piazza Stesicoro dal 1904.

Durante l’epidemia del colera nel 1911, si decise di abbatterne i vicoli infetti. Successivamente, ulteriori piani di sventramento. Per poi passare al “piano di risanamento” degli anni ’50, del quale il quartiere porta ancora i segni. Voragini di 100 metri in pieno Centro, di cui non si conosce ancora la destinazione.

In quel periodo 30mila sanberilloti furono “deportati” nel quartiere di San Leone. Da allora, sono rimaste poche vie, solitamente frequentate da sexworkers e immigrati, anche in Italia da diverse generazioni. Negli anni ’80-’90, invece, si pensò di “bonificare” la zona, inviando continui bliz antiprostituzione.

San Berillo oggi

Il quartiere rimane ancora in uno stato di totale degrado. Nonostante i diversi progetti presentati per la sua bonifica, come quello di Mario Cucinella, nulla sembra essere mai cambiato.

I frequenti crolli dalle facciate del palazzi, e non solo, hanno comportato lo sgombero di diverse abitazioni. Molte sono a tutt’oggi murate, altre ancora prossime allo sgombero.
Le precarie condizioni degli immobili sono evidenti, ma si preferisce procedere alla loro chiusura, piuttosto che al loro recupero.

In compenso, sono diverse le iniziative popolari che cercano di contribuire alla rivalutazione del luogo. Nel 2016, per esempio, il collettivo Res Publica Temporanea ha trasformato alcune porte murate e altre “bruttezze” in opere d’arte.

L’iniziativa di oggi

Anche il centro sociale Officina Rebelde promuove da anni l’attività all’interno di San Berillo. Assemblee, doposcuola per bambini, sostegno per sexworkers, sono alcune delle loro iniziative.

Oggi, assieme alle associazioni Trame di Quartiere e Palestra Popolare, nonché alla Palestra Lupo, ha deciso di “mostrare come il quartiere non sia solo degrado”. A dirlo è Federico Galletta, attivista del centro sociale che ha organizzato questa giornata di aggregazione.
Laboratorio di arredo urbano, lezione gratuita di boxe, pranzo e assemblea di quartiere. Queste le attività del giorno per discutere insieme su come affrontare le criticità.

San Berillo
Attività di manutenzione

La speciale accoglienza e la storia di Saikou

San Berillo
L’atmosfera di questa mattina

Ad accogliere i partecipanti, decine di immigrati e non. Mentre un gruppo si dedicava alla manutenzione della strada e al restauro di una panchina realizzata con materiali di recupero, altri facevano il caffè africano. Un bimbo che camminava appena giocava a pallone con gli altri, sotto la sorveglianza dei genitori.

 

 

 

Caffè africano
Il caffè africano a San Berillo

Un’atmosfera difficile da trovare in città, soprattutto in pieno Centro Storico. Un’atmosfera di gran lunga differente da quella “denunciata” a San Berillo lo scorso anno dall’assessore Fabio Cantarella e da Stefano Candiani, senatore e sottosegretario per l’Interno.

Sullo sfondo, case murate dal cemento, pallazzi abbandonati, appartamenti occupati. Occupati anche da italiani che, altrimenti, non avrebbero dove andare a dormire.
“Il Comune di Catania potrebbe espropriare le case abbandonate, ridotte ormai in ruderi. E, almeno, destinarli alla pubblica utilità”, ha dichiarato Galletta.

 

 

 

Un gruppo di musicisti di San Berillo

E poi passavano gruppi di ragazzi con strumenti musicali, mentre delle giovani bevevano il caffè nel bar dell’associazione Trame di Quartiere, a Palazzo De’ Gaetani. Tutti gli altri, invece, erano a festeggiare il Venerdì Santo, perchè molto religiosi. Sì, perché a San Berillo quasi tutti professano la religione cattolica.

 

 

 

Tra coloro che restauravano la panchina, Saikou. Giovane, bello, solare. “Faccio parte dell’associazione di volontariato Fieri, di via Palermo. Si occupa di falegnameria, ma realizza anche saponi e aggiusta biciclette. Per un anno ho seguito il corso di formazione, poi ho scelto di continuare le attività a scopo benefico”, ci ha raccontato.

Saikou San Berillo
Saikou

Ma, dalla sua storia emergono tutte le contraddizioni italiane sull’immigrazione. “Sono gambiano ma sono arrivato in Italia nel 2014. Sono stato al Cara di Mineo, poi ho girato diversi Paesi. Oggi lavoro regolarmente, svolgendo il Servizio Civile. Vivo in affitto, ma non ho ancora il permesso di soggiorno”.

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