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Saguto a processo, l’agghiacciante deposizione dell’ex magistrato

È seduta al banco degli imputati del Tribunale di Caltanissetta Silvana Saguto, visibilmente indispettita rispetto le pesanti accuse cui è chiamata a rispondere. Un’immagine a tratti tetra e per certi versi anche assurda, tanto da sconcertare l’aula testimone della deposizione dell’ex Presidente della sezione Misure di Prevenzione di Palermo.

Una vita per l’antimafia?

Questo è quello che si vorrebbe dare a intendere. «Ho una carriera in magistratura che nasce nel 1981. Mi sono subito orientata all’aspetto penalistico della giurisdizione, anche perché ho avuto grandi maestri come Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, il presidente Ingargiola (Francesco, n.d.r.)», afferma Silvana Saguto facendosi scudo dei giudici morti ammazzati per mano della mafia nell’intenzione probabile di apparire quale loro erede sulla via dell’antimafia.

Di Manfredi Borsellino, il giudice diceva: “È uno squilibrato, lo è stato sempre, lo era pure quando era piccolo”. Alla sorella Lucia, Silvana Saguto riservava altri insulti: “È cretina precisa “.

(Repubblica Palermo. Intercettazione telefonica di Silvana Saguto, luglio 2015)

Legge Rognoni – La Torre inadeguata. Il via all’accanimento dei sequestri

«In quel periodo, nel 1981, eravamo in piena guerra di mafia», racconta. «Per una sorta di destino, che si è rivelato poi non tanto favorevole, ho fatto Misure di Prevenzione (presso il Tribunale di Trapani, n.d.r.) dal primo minuto in cui sono entrata in magistratura», mentre la legge Rognoni – La Torre entrava in vigore dall’anno successivo. «Di fatto, era tutto nuovo. Era una legge da scoprire», afferma. «Nasceva perché con l’intuizione di Giovanni Falcone, di Pio La Torre e Virginio Rognoni, si capì che il modo per combattere veramente la mafia era quello di attaccare i patrimoni», continua citando Leonardo Sciascia.

«Io sono sempre stata molto convinta nell’efficacia di questa lotta perché quando si toccano i soldi, le cose cambiano. E io perciò ho avuto particolare interesse per le Misure di Prevenzione e soprattutto per la legge che nasceva per patrimoni di beni immobili. Pio La Torre aveva quelli presenti perché allora la mafia investiva prevalentemente in terreni e case». Per Silvana Saguto la legge cominciava a diventare inadeguata dal momento in cui si rendeva necessario, a suo dire, allontanare gli indiziati dalle loro proprietà. Ma per i terreni agricoli, per esempio, riscontrava la difficoltà di trovare amministratori giudiziari e braccianti che se ne occupassero perché la mafia non vedeva bene la gestione da parte dello Stato dei beni sottratti e inevitabili erano le ritorsioni che predisponevano le amministrazioni giudiziarie.

L’intervento della Legge Alfano colma le presunte lacune

«Da quando io sono rientrata a Palermo (quindi, da quando ha presieduto la sezione delle Misure di Prevenzione, n.d.r.), c’è stato l’aumento delle amministrazioni giudiziarie del 400 per cento. È un dato che mi ha fornito il Ministero», dichiara inorgoglita trattandosi del 45% delle amministrazioni giudiziarie sull’intero territorio nazionale. Solo a Palermo. Un dato che desta non poco stupore se si considerano altre città come Napoli o regioni come la Puglia ad alta densità criminale. Esempi citati anche dall’ex giudice.

«Diciamo che forse siamo stati molto bravi a scoprire altri canali», giustifica la Saguto. E a quali canali si riferisce è presto detto. Dalle aziende confiscate «doveva essere tolto il proposto, i parenti, tutte le persone di fiducia del proposto che si potevano rapportare con lui». Con il caso Cavallotti e altri, vedremo che tali misure venivano applicate anche alle aziende concorrenti costituite dagli eredi di chi veniva sottoposto in amministrazione giudiziaria.

Un provvedimento che i giudici della sezione Misure di Prevenzione applicavano con decreto, su ammissione della Saguto. Provvedimento che non era previsto con la Rognoni La Torre. A introdurre la norma sarà in un secondo momento la Legge Alfano.

Come venivano scelti gli amministratori giudiziari?

«Quando sono arrivata io, gli amministratori erano 35. Dopo un anno erano 115. Quando me ne sono andata erano 112, 113», dichiara la Saguto. E conferma che la scelta veniva fatta su base fiduciaria e su suggerimento di altri magistrati e avvocati. Un’agenda per cilindro le permetteva di estrarre i biglietti da visita con i nomi dei prescelti.

Gli amministratori erano commercialisti e avvocati come previsto dalla norma. Commercialisti e avvocati che si erano qualificati come amministratori giudiziari al Corso di alta formazione DEMS dell’Università di Palermo, un corso di due giorni full immersion. Come se in due giorni si riuscisse a formare davvero persone preposte ad amministrare aziende dal valore patrimoniale talvolta milionario.

Altra prerogativa prevista dalla norma, l’esclusione di pregiudicati: «Ma a Palermo è difficile trovare muratori o pescatori che non siano pregiudicati». Come se a Palermo tutti i muratori e i pescivendoli sono votati alla delinquenza, secondo la Saguto.

“Telejato finanziata dalla mafia. Pino Maniaci un pazzo farneticante”

«Io Maniaci non lo ho mai considerato come giornalista o come persona degna di attenzione. Perché per me è una persona che non sa nemmeno parlare in italiano alla ricerca di piccoli scandali di paese». Telejato e Pino Maniaci finiscono nel mirino di Silvana Saguto. «Non pensavamo potesse danneggiarci. Probabilmente abbiamo sottovalutato il potere mediatico che hanno questi scarsissimi soggetti da un punto di vista culturale e la scarsa capacità della gente di valutare le cose che vengono scritte».

«Telejato che faceva antimafia si prendeva i soldi della mafia», incalza la Saguto facendo riferimento al rappresentante legale di una cava. Impastato, altro imprenditore in amministrazione giudiziaria, aveva dato la macchina alla figlia di Maniaci, accusa l’ex giudice. In serata, Telejato risponde preannunciando di avere dato mandato a propri legali per procedere a querela.

«Abbiamo chiesto tutela al Csm che chiuse il procedimento perché l’emittente era squalificata. È intervenuta la commissione nazionale antimafia presieduta da Rosy Bindi che ha aperto un’inchiesta per verificare se le accuse che ci venivano mosse avevano un fondamento. E Rosy Bindi ci ha dato ampio riconoscimento dell’impegno e del lavoro sacrificato che svolgevamo». E si è visto con quali “encomiabili” risultati.

Le considerazioni di Pietro Cavallotti e Massimo Niceta

In Tribunale c’erano anche loro, Pietro Cavallotti e Massimo Niceta. Il calvario giudiziario che sono stati costretti a subire con le loro famiglie, con i loro dipendenti e fornitori è ormai noto ai più. Accusati ingiustamente sulla base di semplici sospetti, senza indizi o prove certe, di essere contigui alla mafia, Cavallotti e Niceta sono stati vittime delle Misure di Prevenzione disposte sui loro beni personali e patrimoniali.

I loro commenti sono stati immortalati nel video che in poche ore ha fatto il giro del web. Le loro osservazioni offrono validi spunti di riflessione e analisi soprattutto sull’esigenza di riportare la Legge Rognoni La Torre alla sua originaria essenza rafforzando lo stato di diritto di chi viene accusato senza lasciare margine al beneficio del dubbio.

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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