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Rugby. Dominio assoluto degli All Blacks che stracciano gli Azzurri

È andata secondo pronostico. Quando si sfidano gli All Blacks, non basta l’impresa della vita, serve un vero e proprio miracolo, di quelli biblici. Il rugby non è il calcio, dove una squadra modesta può, con una buona tattica e una discreta dose di fortuna, tenere alle corde una formazione ben più blasonata. No, il rugby è ben altra storia! Soprattutto contro i bicampioni del mondo.

Italia – Nuova Zelanda 3-66

C’è grande entusiasmo all’Olimpico di Roma per questa amichevole di lusso. La partenza è più che buona, complice qualche imprecisione di troppo degli ospiti. La prima meta degli All Blacks arriva al nono minuto, in seguito ad una touche battuta velocemente e a uno sviluppo di gioco altrettanto rapido, che infine libera Perenara.

Gli Azzurri, però, non si abbattono, rimangono concentrati e riescono persino a colpire, con una bellissima giocata di Luca Sperandio, che coglie impreparati gli avversari, costretti al fallo.
Tommaso Allan realizza da posizione molto defilata il calcio di punizione, che ci porta sul 3-5. Abbiamo ancora una nuova occasione, merito di un buono spunto di Tito Tebaldi, ma perdiamo palla.

Il monologo neozelandese

Da questo punto in poi, si assiste a un monologo neozelandese, con attacchi devastanti in ogni punto del campo, senza eccessivo giro-palla, né ingenti sforzi difensivi.

Prima ci puniscono, sfondando dal centro con Tuipolotu che, dopo aver sbaragliato la difesa, serve comodamente McKenzie. Lo stesso raddoppia, smarcato da un calcetto di classe di Beauden Barrett – di quelli ammirati da gente come Totti e Mancini, in questo stadio. Alla mezzora, guadagniamo una touche al limite, ma perdiamo malamente l’ovale.

In un attimo, si scatena il contropiede nero contro la nostra difesa aperta, inevitabile, fulminante. Non ci resta che applaudire.

Mai paghi, nel recupero gli All Blacks continuano il proprio forcing con un altro pezzo di rara maestria di Barrett che si esibisce in un altissimo pallonetto dal centro della nostra trequarti esattamente verso la zona d’angolo opposta.

Il fratello Jordie si alza in volo, surclassa il nostro Hayward, arresta l’ovale secondo manuale e segna ancora: 3-31.

2 mete in 5 minuti

La ripresa ricomincia seguendo lo stesso filone, con due mete in soli cinque minuti. Il loro gioco ha una rapidità e un vigore fuori dalla nostra portata, sebbene non accelerino più di tanto, con una mischia ordinata di primissimo ordine. Noi ci mettiamo del nostro, sbagliando di tutto nelle rimesse laterali.

Viviamo di lampi effimeri, spenti subito da una nuova pressione. Non ci va bene neanche l’ultima touche nei dieci metri. Anzi, come nel primo parziale, veniamo schiacciati nuovamente nel recupero con la decima meta (cinque per tempo). Non ci hanno lasciato neanche le briciole.

Il 3-66 finale la dice lunga sulla nazionale neozelandese che intende prepararsi al meglio alla Coppa del Mondo del prossimo anno, con la seria intenzione di portarsi a casa il trofeo per la terza volta consecutiva.

I campioni non mancano nell’altro emisfero, per cui qualunque test-match rappresenta un’importantissima occasione per scalare la gerarchia e guadagnare il pass per il Giappone. A noi non rimane che amministrare un buon ricambio generazionale, aspettando febbraio per il 6 Nazioni, sperando almeno in una vittoria, che manca da troppo tempo.

[Foto in evidenza di Orazio Arancio]
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