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Rubber Eggs: il rock ha fatto l’uovo!

Passato e presente che si intrecciano. Ascoltare i Rubber Eggs regala l’emozione di un viaggio musicale che, riportando alla mente grandi nomi della storia del rock come Kinks, Sonics, Seeds, The 13th Floor Elevators e Fuzztones, può essere letto in chiave garage e psichedelica.

Copertina dell’EP omonimo dei Rubber Eggs

Il progetto dei palermitani Davide Orsi (vox, farfisa organ and synth), Marco Smeraldi (electric bass) e Alessandro Sortino (drums) ha dunque radici ben piantate nel passato, ma allo stesso tempo vive un presente all’insegna di composizioni dotate di freschezza ed originalità, composizioni che non temono nemmeno la prova del palco (come abbiamo avuto modo di constatare sabato scorso alla Cartiera di Catania nel corso della seconda serata di INDIE CONCEPT 2017) grazie alle performance incendiarie della band.

I Rubber Eggs hanno da poco pubblicato un EP omonimo che, con i suoi quattro brani da suonare rigorosamente a tutto volume (Cheeze for My Rat, Summer 8, Illusions, Revenge of Mother Earth), conferma lo spessore di questi ragazzi, ma anche la loro voglia di continuare a sperimentare giocando con i generi, le influenze e il potenziale espressivo dei loro strumenti.

 

Cominciamo dal vostro nome. Ci raccontate da dove viene fuori?

«Il nome “Rubber Eggs” è venuto fuori grazie ad una foto scattata diversi anni fa che rappresentava un uovo di gomma su un muretto. Poi, in un pomeriggio estivo durante un soundcheck, forse per colpa del caldo, a qualcuno di noi venne in mente quell’immagine; il resto è storia».

Come nascono i vostri brani? La composizione della parte strumentale precede quella dei testi o avviene l’esatto contrario?

«Dipende. I brani possono nascere durante momenti di jam/delirio in garage, oppure capita che Davide porti un’idea, una bozza di brano composta da lui sulla quale lavoriamo insieme. Le parti strumentali vengono comunque prima dei testi e può succedere che uno di noi tre venga improvvisamente folgorato da un riff o da un pattern di batteria, e da lì si parte. In ogni caso partecipiamo sempre tutti al processo creativo».

Rubber Eggs

Ascoltandovi dal vivo ho pensato che, pur trovandomi di fronte ad un sound perfettamente compiuto, avrei aggiunto una chitarra solista a duettare/duellare con l’organo. È una soluzione alla quale avete pensato?

«In realtà ci abbiamo provato! Abbiamo avuto un compagno di avventure alla chitarra, che ci ha affiancato durante il periodo iniziale. Si occupava sia di ritmica che di parti soliste. Già, i Rubber Eggs non sono sempre stati un trio! Purtroppo, dopo un po’, il nostro compagno fece altre scelte e decise di abbandonare la nave. A quel punto pensammo di cercare un altro chitarrista, ma dopo diverse prove avevamo capito che non c’era nessuno che facesse al caso nostro. Così continuammo in trio, sviluppando un nostro personalissimo suono».

Quanto conta l’ironia nel vostro modo di vivere la musica?

«Tantissimo! È fondamentale nel nostro gruppo: durante le prove si scherza, si ride sempre e questo è uno dei nostri punti di forza. Piuttosto che avere musi lunghi, preferiamo suonare qualche volta male… ma tanto non succede mai!».

Guardandola da lontano l’attuale scena musicale palermitana appare frizzante, ricca di idee e di occasioni per chi vuole sperimentare. Che cosa potete dirmi a proposito?

«Negli ultimi cinque anni la scena musicale inedita è cresciuta in modo esponenziale, con una eterogeneità che definiremmo emozionante. Si possono incontrare musicisti che fanno progressive, psichedelia, math rock, hard rock, elettronica, punk, indie alternativo e noise sperimentale, tutti con grande libertà di espressione artistica. La cosa interessante è anche il motivo per cui si è formata questa scena: per quasi dieci anni la musica live è stata in mano solo a cover band e tributi e le nuove generazioni di musicisti, stanchi di ascoltare sempre le vecchie cose trite e ritrite, hanno cominciato per tutta risposta a comporre brani sempre più interessanti. Questa evoluzione è legata anche all’apertura di numerosi studi di registrazione, che permettono di mettere in campo le proprie idee. Dal punto di vista dei live però la situazione è ancora incerta. Sempre più locali stanno dando spazio alla musica inedita ma ancora manca un vero supporto del pubblico, ancorato a vecchie abitudini: preferiscono sempre andare a vedere o sentire una cover band. Crediamo che comunque sia solo una questione di tempo, vista l’esplosione artistica in cui ci stiamo trovando».

 

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