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Rota: “Da Lombardo a Crocetta totale mancanza di strategia”

«Catania vive una delle fasi peggiori della sua storia economica e sociale – esordisce amaramente Giacomo Rota, segretario generale a Catania della CGIL – Ci sono regioni meridionali che sono in ripresa mentra la Sicilia versa sempre più in uno stato di povertà.»
Esattamente cosa succede?
«Quando ci investe la crisi le prime a saltare sono le aziende più esposte, quelle che, per esempio, avevano rapporti con la pubblica amministrazione che comincia a pagare con ritardo. Barcollano le realtà che facevano servizi alle imprese, perché molte aziende cominciano ad internalizzare.»

Una delle tante vertenze in atto?
«La Myrmex, che è un’eccellenza, un laboratorio di ricerca di altissimo livello ed è uno Spin-off della Pfizer. 68 posti di lavoro a rischio, con una grande multinazionale, la Pfizer appunto, che non crede più in quello che sta facendo. Poi l’entrata in campo di un personaggio strano l’avvocato Gian Luca Calvi che compra ad un euro. Qui sbaglia il governo Lombardo, perché non gestisce le trattative, regalando l’azienda ad un personaggio che non crede in quel destino imprenditoriale, tanto è vero che non ha mai investito ma solo tratto»

Quindi la politica non ha gestito?
«Rispetto alle crisi, le amministrazioni comunali catanesi hanno sempre preso importanti posizioni. Quando saltò Windjet, Stancanelli, che certo non è un mio compagno di partito, si prese l’aereo il 14 agosto e venne con noi al Ministero dello sviluppo economico che costrinse a riceverci.
Poi andò come andò, ma questo perché l’impreditore non era perfettamente a posto. Dal canto suo, Bianco sulla Micron ha tenuto aperto il tavolo delle trattative. La regione siciliana non si è vista: l’assessore Vancheri, che è persona gradevole, sbagliava i tavoli di trattativa nazionale, anziché andare a quello della micro elettronica andava a quello dell’elettronica, un problema di dimensioni. Se non ci fosse stato Bianco, noi non avremmo avuto la soluzione del problema. Mentre le lavoratrici ed i lavoratori hanno fatto una lotta durissima in maniera civile e rispettosa della città.»

Quindi comune presente e regione?
«Quando è venuto il Presidente della Repubblica grande assente era la regione. Da Lombardo a Crocetta una totale mancanza di strategia»

Però lei ha sostenuto Crocetta
«L’ho votato, Rosario, da deputato europeo, quando lo chiamavamo era sempre presente.”

È tutt’altra cosa che gestire una regione
«Uno che ha lottato la mafia, un candidato alla presidenza con questo pedigree dà garanzia di volerle fare le cose, No? I primi sei mesi mi hanno entusiasmato.»

Ma a cosa hanno portato?
«Un lavoro enorme, rompendo incrostazioni drammatiche negli assessorati

La formazione?
«Lì, ha proprio commesso gli errori. Non ha capito che il problema non era spostare 100 funzionari della formazione professionale, era spostare quelli giusti e soprattutto farlo nei termini di legge. La cosa sconvolgente è la mancanza di una mission siciliana. Come si può pensare alla Sicilia, senza piano dei trasporti? Senza piano dei porti, senza capire cosa produce e per chi. Come si può immaginare di affrontare tutto per emergenze e non con sistematicità?»

Al tempo delle elezioni Crocetta presentò un gran programma. L’unica scossa che ne è venuta fuori è la riforma delle province
«Mi lascia indifferente, risparmieremo qualche milione di euro»

Lo risparmieremo veramente?
«Lo dobbiamo misurare, alla lunga forse, ma è insignificante. Le politiche delle aree vaste chi le fa? Una impresa che produce in Sicilia paga di più in energia elettrica, subisce interruzioni di energia, paga di più l’accesso al credito e poi c’è “l’azienda siciliana” che si chiama mafia

Il governo di Roma?
«Il governo Renzi in questa schifezza del jobs act, decide il più grande sgravio fiscale della storia d’Italia, ma lo fa generalizzato, non tenendo conto di chi ha delocalizzato, di chi ha licenziato, di chi investe in Sicilia e chi in Lombardia. Tutti uguali, ma perchè un’azienda dovrebbe investire nell’isola che è la terra più difficile d’Italia? Questo governo non è amico del mezzogiorno. Occorre una politica industriale coerente. Non possiamo subire i diktat di altri paesi come fare il formaggio senza latte. Chiunque abbia governato non ha avuto un progetto di coerenza politica tant’è che i grandi assetti di patrimoni industriali italiani sono finiti all’estero»

Garanzia giovani?
«Queste operazioni hanno un senso se collegate alle imprese. La solita “furbata” 6 mesi di lavoro a qualcuno che poi va licenziato. Non avremo costruito le prospettive avremo ancora un volta messo sulla strada i ragazzi

L’ultima importante vittoria per la Cgil?
«La mancata chiusura di Micron, una battaglia bellissima insieme anche all’amministrazione Bianco. Poi gli asili nido, l’amministrazione Stancanelli voleva vaucerizzare il servizio, io ho fatto l’inferno con Stancanelli e Bianco.  Con l’assessore Traiano prima ed il mio predecessore Villari dopo siamo stati in grado di non chiudere gli asili. Una vittoria che però rivendico da parte di tutte le sigle sindacali.»

Giudizio sommariamente positivo per l’amministrazione catanese
«Sì ma a ciò aggiungo che si può fare di meglio, Bianco dovrebbe essere più concludente, aprirsi di più alla gente ed imporre questo stile a tutta la sua giunta»

Parliamo della crisi dei teatri
«In riferimento allo Stabile posso dire che ci sono due tipi di finanziamenti: il fus che rispetta dei parametri oggettivi e quello regionale che non lo fa. Quest’ultimo è stato falcidiato mentre è stato mantenuto il fus. Il presidente del teatro Stabile (Nino Milazzo NdR) è un fior di galantuomo, è stato “maltrattato” da qualche consigliere comunale da operetta»

Tra l’altro eredita una situazione pregressa già difficile
«Ideologicamente non posso essere fan di Buttafuoco però la crisi vera ha inizio a partire dal 2012 ovvero quando a cartellone già fatto e a contratti sottoscritti la cifra attesa è stata tagliata. È chiaro che in questo caso il teatro non ha più mantenuto gli impegni presi. La colpa ancora è della Regione, non c’è politica culturale. I finanziamenti devono essere annunciati ed una volta fatto devono essere certi. Ma come nel teatro manca la programmazione per tutti gli altri segmenti della cultura. Esempi: l’istituto musicale abbandonato a se stesso così come le biblioteche e gli archivi».

[foto in evidenza di Siciliapress]
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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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