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Roma: funerale al boss dei Casamonica. Le polemiche non si placano, ma tutti nascondono il vero problema

Le polemiche politiche scaturite dalle esequie di un noto capo del clan Casamonica, officiate a Roma in pompa magna dagli innumerevoli affiliati che hanno apprezzato e osannato la figura del deceduto pluripregiudicato con manifestazioni e raffigurazioni (dalla chiara simbologia mafiosa) inneggianti al suo potere e dominio incontrastato sull’intera città di Roma, non stentano a placarsi.

Ogni Autorità preposta alla Sicurezza e Ordine Pubblico, che poteva in un certo qual modo limitare una simile ostentazione del potere criminale mafioso, si dichiara estraneo nella responsabilità di quanto accaduto.

Anche questa è l’Italia !!

Il Sindaco, il Questore e il Prefetto di Roma, altrochè il Ministero dell’Interno (attraverso i propri Organi di Polizia e Pubblica Sicurezza), potevano emettere provvedimenti limitativi di una simile manifestazione che ha avuto soprattutto il potere di compattare il gruppo criminale e ostentare agli altri il proprio potere incontrastato sulla città di Roma.

Dalle dichiarazioni ufficiali è emerso chiaramente una deficienza organizzativa nella circolazione delle informative relative alle attività che il gruppo criminale andava effettuando.

Non è circolata l’informazione che il boss fosse deceduto e che si sarebbe, di lì a poco, organizzato un funerale sfarzesco secondo la tradizione cinti; non è circolata l’informazione che più pregiudicati agli arresti domiciliari avessero ricevuto regolare autorizzazione (a cui il Procuratore della Repubblica presso la Corte d’Appello poteva emettere parere sfavorevole) alla partecipazione alle esequie, e nemmeno che tutto il clan si predisponeva con grande fermento a riunirsi mobilitandosi da tutta l’Italia, se n’è già parlato in un articolo precedente.

Eppure si sarebbero potuti emettere provvedimenti limitativi della modalità di svolgimento delle esequie. Lo poteva, anche se arbitrariamente, ordinare qualsiasi funzionario benpensante ed esperto assumendosi su di sé ogni responsabilità, senza la necessaria decretazione o ordinanza esplicita dell’Autorità superiore gerarchica.

Nessuno lo ha fatto. Nessuno si è preso la responsabilità e la briga di togliere la patata bollente per le Autorità gerarchicamente superiori.

E’ questo il vero problema istituzionale odierno che la vicenda mette in particolare evidenza.

Il Sindaco, il Questore, il Prefetto di Roma, il Ministero dell’Interni, il Procuratore Nazionale Antimafia, il Capo della Polizia e quanti altri alti funzionari preposti a capo degli Organi di Polizia e Pubblica Sicurezza, non hanno più la credibilità e la autorevolezza necessaria agli occhi dei propri funzionari sottoposti, a tal punto che questi non si espongono più ad iniziative autonome (ed arbitrarie volendo) pur di mettere una toppa alle eventuali falle organizzative che eventi stringenti possono evidenziare.

Nessun funzionario, dipendente dello Stato, rischia più per un proprio superiore, semplicemente perché non si sente più tutelato ed apprezzato nell’ambito delle proprie funzioni. E allora, meglio fare lo stretto necessario rispetto a quelle competenze e funzioni attribuite chiaramente, e svolgere il proprio lavoro secondo una procedura burocratica che salva le spalle.

Ecco perché nessuno si sente responsabile. Il potere di intervento è così diversificato (molti Organi, e a più titolo, sarebbero potuti intervenire preventivamente) che nessuno è responsabile.

Anche questa è l’Italia !!

In questa diversificazione di responsabilità così ramificata a tal punto in cui nessuno è responsabile di qualsiasi disfunzione della Pubblica Amministrazione, non esiste nemmeno (a fare da contrappunto) un senso generale di responsabilità politica, che in altri Paesi europei è incarnato in ogni politico.

Purtroppo, ciò avviene semplicemente perché i partiti italiani sono a carattere personale (il partito di Berlusconi, quello di Alfano, quello di Renzi), per cui il Ministro Alfano, politicamente squalificato per l’inefficienza dei propri sottoposti, non sente la necessità di salvaguardare l’immagine della propria compagine partitica attraverso le proprie dimissioni, semplicemente perché il partito è legato esclusivamente alla propria immagine. Per cui a cosa servirebbe dimettersi ? Meglio conservare inesorabilmente il proprio posto, a dispetto delle critiche e della figuraccia fatta.

Anche questa è l’Italia !!

Oggi, stamattina, a distanza di diversi giorni, il Ministero dell’Interno Alfano presiederà al Viminale il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza con il compito già dichiarato di ordinare e costringere tutte le Forze di Polizia ad una circolarità delle informazioni e ad una stretta collaborazione al fine di fare in modo che ogni Autorità preposta alla Sicurezza Pubblica sia in grado di emettere tempestivamente provvedimenti preventivi e limitativi delle iniziative assunte dai vari gruppi criminali.

Peccato che la unificazione delle Forze di Polizia (che sanerebbe radicalmente il problema della condivisione delle informative di polizia), prescritta da una direttiva europea dal 2011 e disattesa dall’Italia (per cui ogni anno l’Italia paga centomilaeuro di sanzione) è affossata, ogni volta che si cerca di riorganizzare la Pubblica Amministrazione, proprio da quei partiti (padre-padrone) che non vogliono perdere il consenso elettorale dei vari appartenenti alle singole Forze dell’Ordine (che di fatto politicamente sono ciascuna una potente lobby), a dispetto non solo del costo delle sanzioni ma anche del mancato risparmio di circa 5 miliardi di euro all’anno che tale unificazione comporterebbe.

Con questi miliardi risparmiati, è evidente che il problema dell’obbligo del pareggio di bilancio imperante, ogni manovra finanziaria governativa ne sarebbe molto agevolata.

Ma nell’Esecutivo al Governo della nazione non domina il buon senso delle semplici casalinghe che cercano di far quadrare i bilanci familiari dissestati.

Sarebbe troppo bello e semplice !!

Anche questa è l’Italia !!

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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