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Rivoluzione rossazzurra: chi è che mente?

E’ evidente a tutti che i rapporti tra la tifoseria catanese e la società siano andati con il tempo deteriorandosi a causa di una gestione societaria che negli ultimi due anni ha portato la squadra dalle soglie dell’Europa (8a posto) alle soglie della Lega Pro ma non solo, l’assenza totale di comunicazione e il trincerarsi dietro il “bunker” Torre del Grifo hanno acuito lo strappo tra i supporters rossazzurri e i vertici societari. Nell’ultimo match casalingo contro la Pro Vercelli la tifoseria tutta, senza distinzione di settore, ha deciso di entrare nuovamente allo stadio, per non far mancare il sostegno alla squadra, rivoltata come un calzino dalla dirigenza, interrompendo cosi la dura presa di posizione dei tifosi che avevano per protesta disertato lo stadio. C’è da dire tuttavia, che nonostante il tifo incessante per novanta minuti da parte dei supporters rossazzurri la protesta non si è arrestata ma è ripartita più forte di prima spostandosi da fuori a dentro il Massimino e continuerà fin quando non ci sarà l’allontanamento di figure che fanno molto discutere in città come Cosentino, Ventrone e Alessandro Moggi. La scelta dolorosa di rimanere fuori dal Massimino è stata un chiaro segnale alla Società, un grido di dolore lanciato dalla tifoseria tutta stanca di assistere impotente al crollo inarrestabile del Calcio Catania. Chissà che alla base del repulisti di gennaio, con la dipartita della colonia argentina e l’arrivo di calciatori italiani di categoria, ci sia proprio questa dura presa di posizione del tifoseria. E’ di pochi minuti fa il comunicato  del gruppo “A sostegno di una fede ” tramite la pagina facebook ” Quando saremo tutti nella nord” in cui viene ribadito il ruolo fondamentale e centrale della protesta sulla cosidetta Rivoluzione Rossazzurra. Di seguito il comunicato riportato per intero:

SULLA RIVOLUZIONE ROSSOAZZURRA.

Stamattina su La Sicilia Andrea Lodato ricostruisce un retroscena relativo all’operazione di “restauro” del Catania operata dalla dirigenza, con otto acquisti già definiti, l’epurazione degli argentini, l’arrivo di altri due attaccanti annunciato tra oggi e domani. Un retroscena filtrato da ambienti vicini alla società, secondo il quale già a novembre la coppia Pulvirenti-Cosentino aveva capito che il progetto pensato ad inizio stagione era fallimentare, e si era messa in moto con lo staff dirigenziale per operare quella rivoluzione che è stata compiuta, programmandola per tempo. Pulvirenti-Cosentino, mai in disaccordo, sempre in sintonia, che hanno operato fianco a fianco per rivoltare il Catania come un calzino.

Bene. Peccato che questa ricostruzione non corrisponde alla realtà. Si badi bene, qui non si mette in discussione lo scritto di Lodato, ma il contenuto della ricostruzione fatto filtrare dalla società, evidentemente, interessata a far emergere una ricostruzione dell’accaduto che sottolinei la tempistica della programmazione, ascrivendosene per intero il merito.
Il 13 dicembre, infatti, intervistato da itasportpress, Cosentino dichiarava che “solo dopo le tre partite di dicembre sarebbe stato fatto un quadro della situazione e si sarebbe deciso di intervenire” , mentre, il 28 novembre, sempre itasportpress raccoglieva dichiarazioni di Cosentino secondo le quali “i rinnovi di Peruzzi, Monzon e Frison erano vicini”.
Per concludere con la dichiarazione rilasciata sempre a itasportpress (si tratta di dichiarazioni non smentite) il 15 novembre, proprio quando cioè la dirigenza rossoazzurra avrebbe già meditato di compiere la rivoluzione:” Mercato a gennaio? Sono fiducioso di questa squadra e se saremo con l’organico al completo non ci saranno arrivi a gennaio, però restiamo vigili sul mercato e se ci sarà necessità faremo acquisti”. ().

Questo per dire che, lasciando stare il discorso di carattere generale riguardo alla contestazione, dire che la rivoluzione è stata programmata nei dettagli non crediamo corrisponda integralmente al vero. La società ha deciso di intervenire in maniera decisa e qualitativamente importante (fatto innegabile) non diciamo per merito esclusivo, ma sicuramente anche a seguito della decisa presa di posizione della tifoseria con lo stadio lasciato vuoto per due partite. Questi sono fatti. A meno che non si voglia negare il ruolo della contestazione.

Sulla quale è necessario dire due parole. E’ ovvio che il Catania, come qualunque società per azioni, ha un proprietario che ne decide modalità di gestione ed ha la libertà di amministrarla come meglio crede, affidandosi agli uomini di cui si fida. Ma le squadre di calcio sono quanto di più vicino possa esserci al concetto di imprese sociali, forse atipiche, nella quali il capitale è formato non solo dal parco giocatori, dalle strutture, dalle sponsorizzazioni, ma soprattutto dalla passione dei tifosi. Senza non esisterebbero. E i tifosi hanno il diritto di poter dire che gli uomini che gestiscono la squadra non gli piacciono, che i giocatori sono scarsi e che i tecnici non ne capiscono. Sennò, che tifosi sarebbero?

Pulvirenti liberissimo di affidarsi alla Gea e a Cosentino, noi di dire che questi personaggi non ci piacciono, senza dover fare ricorso a dietrologie o a dover ricercare cosa ci sia dietro. Perché dietro non c’è niente, se non la volontà di difendere una storia nata prima dei personaggi che oggi la interpretano e che gli sopravviverà.
Forza Catania.

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