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Rischio Big One, Usb Vigili del Fuoco: “Serve investire sul soccorso tecnico urgente”

Qualche giorno, il vulcanologo dell’INGV, Mario Mattia ha sganciato una bomba: il temutissimo Big One arriverà. Un terremoto catastrofico che avrebbe ripercussioni gravissime su Catania, ma che potrebbe non risparmiare anche Siracusa e Ragusa.

«L’eventualità che un giorno arrivi il Big One? La risposta è: potrebbe arrivare. Non si può escludere. Non c’è dubbio che ci sarà un terremoto catastrofico simile a quello del 1693 ma è ovvio che non possiamo dire quando si verificherà. Catania è stata distrutta nel 1189, è stata rasa al suolo nel 1693 e siccome non è cambiata la geologia della zona, che è sempre quella, così come gli sforzi a cui sono soggette le faglie, è realistico ed ovvio pensare che altri eventi sismici importanti si verificheranno», ha dichiarato il vulcanologo.

Secondo quanto stimato, il terremoto nelle migliori delle ipotesi toccherebbe 6.8 di magnitudo. In una scala crescente da uno a cinque, sarebbero 972 gli edifici che andrebbero incontro al completo sgretolamento. Parlando in termine di vite umane, secondo le statistiche i morti sarebbero 590 e i feriti quasi 1800 circa. Il numero più spaventoso è quello di degli sfollati che si aggirerebbe intorno ai 27mila. Nel dettaglio, l’ipotesi di distribuzione dei danni sui territori comunali, indicata nel Piano di emergenza comunale, è sconcertante. Infatti, nel caso di un forte sisma le zone di Catania più colpite sarebbero la parte di centro storico inclusa da via Plebiscito ad ovest, da via Umberto a nord e da via Dusmet a sud. Gravi danni anche per un vasta area del quartiere Picanello, le zone di edilizia popolare nel quartiere San Leone. Al collasso anche buona parte dell’edificato intorno alle vie Acquicella, Acquicella Porto e Zia Lisa.

L’allarme dei Vigili del Fuoco

I Vigili del Fuoco lanciano il proprio allarme: tante sono le carenze che lamentano da anni e che, in una situazione del genere, potrebbero risultare quasi fatali.

«Uno scenario simile, che non è redatto per portare sfiga. Ma più che altro per avere una base di partenza quando si deve reagire concretamente a una catastrofe di proporzioni devastanti. Ma noi rimaniamo scettici! il cosiddetto Big one – in altre parole il terremoto «serio» – ci troverebbe all’altezza della situazione?! Catania e tutto il dispositivo di soccorso siciliano, sarebbe davvero in grado di reagire? Molte città in cui Comune, questura, prefettura e addirittura molte caserme dei vigili del fuoco sono collocate all’interno di edifici costruiti molto prima che sorgessero i cosiddetti criteri anti sismici. Sarebbe dunque possibile avere la forza per rialzarsi da un tracollo di simile portata? Questo è impossibile da predire, ma neppure da sottovalutare», si legge in una nota di Usb Vigili del Fuoco.

«L’attività sismica della Sicilia orientale è costantemente monitorata dal personale e dalla strumentazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania, Riteniamo da tutta una serie di dati che possano essere eventi sismici collegati all’attività eruttiva dell’Etna. È in atto una fase di ricarica di magma che risale e provoca questi assestamenti. Lo si sa dalla deformazione in atto, dai parametri biochimici, dai rilevamenti satellitari. Non dimentichiamoci che il nostro è il secondo vulcano più attivo al mondo. La sismicità legata all’attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata, come nel caso del 1818 quando si ebbe un evento di magnitudo pari a 6.3».

Alla domanda, in caso del Big One a Catania, quale sarebbe il risultato?

Ai piedi dell’Etna, Catania è costituita dall’80% di palazzi e case non antisismiche frutto di una normativa adottata con grande ritardo. Le case costruite prima del 1984, sono sismicamente insicure e ciò significa che i prossimi terremoti potrebbero essere una tragedia.

In Italia, infatti, fino al 1980 la classificazione sismica si faceva soltanto aggiungendo all’elenco delle zone sismiche via via quelle colpite da nuovi terremoti. La prima mappatura risale al terremoto di Messina, dunque solo i luoghi colpiti nell’arco del Novecento era considerati sismici.

L’USB Vvf, da anni lamenta la pesante carenza di personale. Qual è invece la situazione Siciliana in caso di Big One?

«Ormai nota la cronica carenza di personale operativo vigile del fuoco, che affligge tutte le province della Sicilia ed in particolare quella etnea. La carenza si calcola sulle 128 unità, 28 a breve saranno assegnate per l’apertura di Palagonia. Tanti grossi problemi gestionali del soccorso tecnico urgente coinvolgono il capoluogo etneo. Tale disagio, evidenziato già ampliamente dall’USB, sia a livello nazionale, che in ambito, regionale e locale. La realtà operativa Siciliana è tra le più complesse d’Italia anche per la presenza di insediamenti industriali di terziario avanzato», prosegue la nota.

«Non basta. C’è anche la realtà del pericolo sisma legato alla specificità del territorio, la Sicilia ha un rischio elevato, la storia ci insegna. Qual è lo stato di salute del soccorso? Se ci dovesse un Big One come quello che ha colpito il Centro Italia e visti gli eventi che si sono susseguiti nel territorio? che soccorso scatterebbe in Sicilia…….?! Possiamo dire che, allo stato attuale, qualora ci fossero più zone interessate, dovremmo solamente” pregare ” Palermo è l’unico comando completo di equipaggiamento e uomini, il resto della Sicilia, deve aspettare, magari pregando che non si interrompa qualche strada, viadotto….. perché sennò, solo gli aerei, possono venire in supporto! Noi non vorremmo trovarci nella condizione di dire, soccorrete i soccorritori!», conclude il comunicato.

E.G

 

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Redazione

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