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Ripartire dopo il Covid-19?Ecco il “Progetto per Catania”

Un documento stilato per ripartire in sicurezza e legalità, attenzionando le grandi difficoltà sociali vissute dai catanesi, aggravate dall’emergenza sanitaria in corso.

«Il Progetto per Catania nasce dal contributo di idee, competenze, proposte di tutte le nostre organizzazioni territoriali. Lo offriamo all’attenzione di ogni interlocutore di buona volontà, non importa se pubblico o privato. Abbiamo l’obiettivo di affrontare vecchie e nuove criticità per mettere a fuoco soluzioni possibili. Esiste una questione sociale catanese ingigantita dall’emergenza Coronavirus. Noi non resteremo a guardare», si legge in una nota di Enza Meli, segretaria generale della Uil etnea che presenta il “Progetto per Catania” firmato dai componenti dell’Esecutivo del “Sindacato dei Cittadini”.

Sicurezza e legalità: due pilastri per ripartire

«Diamoci un taglio … ai tagli sulla Sanità, senza aspettare la prossima pandemia. Si può, si deve, risparmiare sugli sprechi. Non sulla vita di medici, infermieri, cittadini! Il rallentamento delle prestazioni nei reparti non di emergenza ha, inoltre, provocato un sovraccarico di richieste. Abbiamo, quindi, sollecitato l’assessore regionale alla Salute e i direttori generali delle Aziende ad affrontare questa maggiore e non più rinviabile mole di lavoro con nuovi contratti», prosegue la nota.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la legalità.

«In questa emergenza, come in tutte le altre che si sono susseguite nella storia di Catania, della Sicilia e del Paese, le mafie (e non solo) sono pronte a banchettare e brindare sulle sofferenze dei cittadini. Adesso più che mai, quindi, la lotta al caporalato diventa per noi una battaglia-simbolo. Da questa provincia, particolarmente da quel “triangolo dello sfruttamento” dolorosamente rappresentato dalle aree agricole Paternò-Biancavilla-Adrano, la Uil sostiene le rivendicazioni sindacali per una normativa regionale di supporto alla legge nazionale 199. Sollecitiamo inoltre attenzione massima sulle regolarizzazioni dei braccianti stranieri. Un’occasione storica di progresso non sia  sporcata dai soliti “(im)prenditori” che gettano discredito sull’intera filiera del settore primario. E contro i quali serve, lo ribadiamo, il pieno coinvolgimento dei consumatori per una spesa consapevole all’insegna di Buono È Legale».

Poche infrastrutture e troppe incompiute

Tante sono le opere rimaste incompiute in questi anni, che si traducono in opportunità negate ai cittadini catanesi.

«Porti e ponti -si legge nel documento- edifici in sicurezza e zona sismica 1, strade asfaltate e autostrade informatiche che non ci sono. Restano avvolti nelle nebbie della burocrazia i progetti di ammodernamento della Bronte-Adrano e Paternò-Adrano». Senza dimenticare i ritardi e le omissioni circa la gestione delle risorse destinate alle infrastrutture del Patto per Catania, Patto per il Sud e Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020.

All’appello non manca neanche lo stato di degrado nel quale versa la Zona industriale.

«L’avevamo definita la madre di tutte le vertenze. Ma, considerato che se ne parla da troppo tempo, forse è meglio ribattezzarla come la nonna di tutte le vertenze. Non c’è ripartenza senza riqualificazione delle aree industriali. Ne va dell’incolumità dei lavoratori, ne va della attrattività del territorio compromessa pure dai ricorrenti disservizi nelle forniture di energia elettrica, acqua e gas provocati da reti di distribuzione obsolete».

Altro capitolo del “Progetto per Catania” riguarda le scuole catanesi che dovrebbero formare le giovani menti in un ambiente adeguato.

«Tra classi-pollaio, sedi fatiscenti e plessi a rischio sismico. La pandemia abbia fatto affiorare i disastri creati dal disimpegno in settori strategici come l’Alta formazione e la Ricerca».

Il turismo e le istituzioni culturali

Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per il capoluogo etneo.

«Noi non possiamo -si legge nella nota Uil-  non vogliamo, rinunciare a una prospettiva di crescita economica e sociale fondata su una vocazione naturale del nostro territorio. Per favorire il rilancio, può servire un call-center (non delocalizzato!) che offra informazioni e promuova opportunità. Ma che favorisca sinergie fra addetti ai lavori e gestisca i servizi legati a una tessera del visitatore».

«Turismo a Catania significa anche fruizione del nostro patrimonio immateriale. Per questo, non sarà certo il Covid-19 a farci dimenticare le nostre battaglie in difesa di istituzioni culturali come il Bellini e lo Stabile che costituiscono identità e ricchezza di un popolo. Attualmente, peraltro, molti lavoratori dei Teatri sono in Fondo integrazione salariale. Vogliamo capire come il management abbia speso, intenda spendere, il denaro risparmiato grazie agli ammortizzatori sociali. Queste somme devono essere impiegate per assicurare futuro ai lavoratori».

Contratti atipici per i lavoratori

Il documento, inoltre, sottolinea le condizioni dei lavoratori

«Da Catania lanciamo con forza per loro la richiesta di parità di trattamento e continuità occupazionale  e di quelli dei Centri commerciali. Dopo un 2019 disastroso, la situazione è ora esplosiva e si rischia che il conto venga fatto pagare al personale. Non si praticano sconti su tutele, prerogative, diritti per rispondere alle pretese di conti aziendali che non quadrano mai. Lo abbiamo dimostrato ancora in queste settimane contestando l’arbitraria, unilaterale, decisione del Governo regionale sulle riaperture domenicali di centri commerciali e supermercati», conclude Uil.

E.G.

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Redazione

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