fbpx
Primo PianoReportage

Rifugiati minori, Caltagirone al centro della scena internazionale

I protagonisti.

Caltagirone si veste di contaminazioni culturali e santità.

Si è appena conclusa la celebrazione patronale di San Giacomo tra luci scintillanti e suoni scalpitanti, non solo delle campane a festa.
Ci sono anche i tamburi dei giovani rifugiati che seguono “Terra io sono”, il laboratorio creativo coordinato da Lara Pedilarco in collaborazione con Paco Mbassi, Kristian Kouyate e Moussa Kone. Verrà portato in scena oggi, domenica 29 luglio alle ore 18:00 nella prestigiosa cornice di Villa Patti nel corso della manifestazione “Al di là del mare, la terra. Un rifugio”, organizzata dalle tre comunità dello SPRAR “San Giuseppe”, “La Pineta” e “La vita è adesso”.
Si tratta di un progetto del Ministero dell’Interno e patrocinato dal Comune di Caltagirone per favorire i processi di socializzazione e integrazione sia tra gli ospiti delle comunità che con gli abitanti del calatino. Ma è anche un percorso di ricerca interiore per non perdere il contatto con la propria terra e con le proprie origini.

Al di là del mare una speranza all’orizzonte.

Hanno aderito all’iniziativa una trentina di ragazzi. Provengono in prevalenza dalla Costa d’Avorio, Mali, Ghana, Gambia, ma ci sono anche due ragazzi del Bangladesh. Si tratta di minori non accompagnati che scappano dal proprio paese d’origine non solo per lasciarsi alle spalle guerre, fame e miseria. Molti di loro rischiano la propria vita durante il viaggio per tentare di realizzare i propri desideri ed essere liberi. È il caso di Alì Sangare, da poco maggiorenne, pronto a intraprendere la carriera del calciatore.

Il viaggio, i traumi e il dolore vivo nel ricordo.

Molti di questi giovanissimi ragazzi non vogliono essere ripresi e intervistati. Si legge paura nella profondità dei loro occhi. È difficile per loro raccontare il viaggio che hanno dovuto affrontare per raggiungere l’Italia perché rievocare significa riportare a galla ricordi traumatici ancora troppo dolorosi e difficili da dimenticare. Tuttavia, lo faranno attraverso il ritmo dei loro tamburi e con i loro corpi attraverso la libera espressione tribale della danza, grazie alla performance che si accingono a preparare con Lara Pedilarco.

La pineta del “San Giuseppe” si anima. Su una panchina tre ragazzi del Mali riscaldano la pelle dei loro djembe. Con loro Kristian Kouyate, l’africano bianco che da Catania ha raggiunto Paco Mbassi il percussionista camerunense di fama internazionale e l’ivoriano Moussa Kone.

Hissa Keita non parla ancora bene l’italiano, la sua lingua è il bambara. È sbarcato a Pozzallo due anni fa per poi essere trasferito a Caltagirone mentre i suoi compagni di viaggio sono stati smistati in Francia e in Germania dove studiano e lavorano.

“Mio padre è morto. Ho solo la mia mamma che mi manca tantissimo anche se la sento spesso telefonicamente”, accenna timidamente. “È stato troppo difficile arrivare qui in Italia” – racconta – “sono fortunato per essere riuscito a raggiungere l’Italia”. Il cammino è pressocché simile a quello di altri giovani dello SPRAR. È partito da Bamako andando a salire verso Segou, Mopti, Némal. Arrivati in Niger dal Mali devono raggiungere Agadez per prendere il pullman che li porterà in Libia dove si imbarcheranno. La tratta più difficile è dal Niger verso la Libia: “Viaggiavamo di notte in gruppo per non cadere nella morsa dei militari, con la speranza di essere scambiati per commercianti di beni di prima necessità”.

Nelle mani di Hamed la forza della condivisione.

Con loro c’è anche Hamed. Viene dall’Egitto e sogna di fare il sarto: nel suo Paese per 7 anni ha lavorato in una bottega sartoriale e la sua attività oggi continua sui vestiti degli ospiti del centro. Lo abbiamo incrociato mentre insegnava ad alcuni bambini di Caltagirone i primi rudimenti percussionistici nell’attesa dell’inizio del laboratorio.

Non passa inosservato il grande sorriso di Abdullah,il giovane subsahariano che si unisce sicuro e deciso al coro.
Ascolta i coordinatori del laboratorio con rispetto ed educazione. Osserva molto gli altri, nei loro piccoli gesti e nei loro atteggiamenti. Si concede qualche minuto di distacco dalla realtà solo quando riesce ad abbandonarsi completamente nella danza tribale scandita al ritmo dei tamburi dei fratelli, con gli occhi coperti dalla visiera del suo cappello militare. Immagina di essere lì nel suo Paese, con la sua famiglia.

“Terra io sono”, il laboratorio di Lara Pedilarco.

“Lo spettacolo è incentrato sul valore della vita umana”, dichiara la coordinatrice della performance Lara Pedilarco. “La vita è sacra, così come ogni essere umano, ed è intoccabile, inviolabile e inarrestabile”. Ad aprire la performance, una cerimonia dove i cittadini sono invitati a portare terra dal proprio luogo d’origine in segno di pace”.

La terra sarà protagonista anche con l’allestimento di una mostra sulle cristallizzazioni, un progetto curato dalla stessa coordinatrice. “Si tratta di un esame scientifico che viene utilizzato anche per rilevare lo stato vitale della terra”, spiega. Nello specifico è l’analisi effettuata su 100 campioni di terra e di acque provenienti da 40 paesi diversi del mondo.

L’area espositiva si raddoppia con la mostra del laboratorio grafico “Choose your sign” a cura di Davide Failla. I ragazzi dello SPRAR hanno fatto largo alla loro creatività iniziando così un nuovo percorso di ricerca interiore attraverso l’arte grafica.

Mostra di più

Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

Potrebbe interessarti anche

Back to top button