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Rifornimento Esso sotto sequestro ad Acireale

È sotto sequestro il rifornimento Esso di via Alcide De Gasperi ad Acireale.

Il caso

Il titolare del rifornimento pare aver lucrato sullo stipendio dei dipendenti facendo leva sul loro timore di perdere il lavoro.

Il caso è finito anche sotto i riflettori della stampa nazionale grazie ad un servizio de “Le Iene” ed al coraggio di Rosario, un ex dipendente che ha deciso di denunciare l’accaduto.

Acireale a Le Iene. Datore di lavoro fa la cresta sulla paga del dipendente

«Ogni mese, dopo che mi era arrivato lo stipendio, dovevo andare a prelevare e dare una somma direttamente al mio titolare», affermava il ventiseienne alla trasmissione Mediaset.

Grazie ad una serie di video registrati dal ragazzo all’interno del rifornimento si è potuto accertare il reato commesso dall’uomo.

«Se vuoi lavorare mi dai parte dello stipendio», con queste parole pare che il titolare ricattasse i giovani operai.

Dopo la denuncia Rosario è stato costretto naturalmente a licenziarsi.

Il signor Paolo, titolare del rifornimento, si faceva infatti restituire parte dello stipendio dai suoi impiegati che costringeva inoltre a lavorare per diverse ore in più rispetto a quanto stabilito.

In questo modo il titolare avrebbe fatto pagare all’Inps parte dello stipendio dei suoi dipendenti.

Come se non bastasse, i dipendenti erano costretti anche a restituire i loro buoni pasto e a lavorare in nero per diversi periodi dell’anno.

Il sequestro del rifornimento

rifornimento sequestrato

Dopo la denuncia sono subito scattate le indagini che hanno portato oggi  i carabinieri della compagnia di Acireale al sequestro dell’intera attività.

La stazione di servizio, molto frequentata, grazie alla sua ubicazione lungo la statale 114, funge oltre che da rifornimento anche da bar e autolavaggio.

Al titolare è stato sequestrato l’intero patrimonio dell’azienda, pari a circa 800 mila euro e gli è stato inoltre vietato per un anno di esercitare l’attività.

Il rifornimento si trova adesso sotto amministrazione controllata.

La vicenda rappresenta l’ennesimo grave segnale dell’ “emergenza lavoro” da tempo ormai in corso in Sicilia.

 

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